Chicago Fire 9×05 – Recensione: Il giorno fortunato

Il quinto episodio della nona stagione di Chicago Fire, e le parole di Hermann, resteranno nella nostra mente per un lungo periodo di tempo

Ancora una volta Chicago Fire ci regala un episodio che non dimenticheremo mai. La paura nel vedere Hermann e Cruz chiusi in quel montacarichi. Le lacrime che non riuscivano a fermarsi mentre ascoltavamo la voce di Mouch, Severide, Casey. E Otis, lì con loro. Con noi. Sempre, in ogni momento. C’era anche un’altra persona lassù. La sua presenza, dopo quella morte e quell’addio che farà sempre parte della storia di questa serie, è costante in ogni secondo.

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Hermann stringe Mouch al termine di questo episodio di Chicago Fire. E nella mia mente, tra un ricordo e una lacrima, il desiderio di vedere Otis correre accanto al suo migliore amico. Un giorno dovranno spiegarmi l’assurdità di questo dolore che non svanirà mai.

Un incendio in un palazzo di dieci piani e il giorno fortunato di Hermann. Questo è il punto di partenza di questo emozionante episodio di Chicago Fire. Uno di quelli che mancava da un po’. Uno di quelli che non ti fa respirare, che ti fa restare con il fiato sospeso mentre aspetti di sentire Severide o Casey portare Mouch in salvo.

I primi secondi però, concedetemelo, sono per lui. Per la sua testardaggine, per Kelly Severide e il desiderio di prenderlo a schiaffi fino a quando non si riattiva il cervello. Niente. Non ci riesce. E’ Severide. E questo è quanto. Due passi avanti, dieci indietro. Proprio come i piani di quel palazzo. E abbiamo visto tutti com’è finita. Ma voglio essere piana di speranza, proprio come Hermann. Voglio credere che, anche se con il suo solito ritardo, Kelly capirà qual è la cosa giusta da fare. Perché anche negli show One Chicago, anche con il tenente Severide, la speranza è l’ultima a morire.

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Il bigliettino che ha letto Hermann parla di una giornata fortunata. E dal mio punto di vista, lo è stata davvero. Certo, poteva andare meglio. Ma poteva andare decisamente peggio. Infondo siamo nel mondo di Dick Wolf. Siamo in Chicago Fire. E una vita può spezzarsi in meno di un secondo.

E pochi secondi bastano perché tutto crolli mentre Hermann e Cruz cercano di tornare a casa, di salvare quelle vite sconosciute che riportano alla mente, tra una confessione e l’altra, il ricordo di Otis.

Otis era lì. E’ rimasto accanto a Hermann e Cruz mentre cercavano di capire come andare via da quel montacarichi. Di respirare mentre, attraverso la radio, arrivava la voce di Mouch. La paura nello sguardo di Hermann è stata la nostra. La paura di perdere il suo migliore amico. La sua persona. Quello che Otis era per Cruz. Quello che sarà sempre. E che, in qualche modo, è stato anche oggi. Si, è sempre lui a tornare in mente in ogni secondo di questo episodio di Chicago Fire.

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Non accadeva da un po’. Forse proprio dalla morte di Otis, ma questo episodio di Chicago Fire mi ha tenuta in silenzio, spaventata e incollata allo schermo. Come quelli del passato, quelli che non si dimenticano. Quelli in cui la sola cosa che riusciamo a provare è la paura che uno degli uomini o delle donne della 51 non faccia ritorno a casa. Nel sentire la voce di Mouch, è stato il volto di Trudy quello che è apparso davanti ai miei occhi. Ma non poteva essere quello il suo addio. Mouch merita molto di più se (e quando) Derek Haas deciderà di farci affrontare un dolore uguale a quello provato per l’addio a Otis.

Intanto, mentre continuo a desiderare che quella donna resti in silenzio per almeno un secondo, Cruz confessa a Hermann che presto sarà padre. Le lacrime non si fermano. Perché Otis dovrebbe essere lì, perché non possiamo perdere un altro volto. Perché non sarebbe giusto. Nemmeno per Chicago Fire. E così, mentre tutto sembra crollare, il tenente chiede al suo amico di pensare come Otis, come la sua persona. Cosa avrebbe fatto Otis? Credo che la prima risposta sia: non si sarebbe arreso. E questo è ciò che hanno fatto questi due vigili del fuoco.

In perfetto stile Chicago Fire, accanto ad ogni soluzione arriva un nuovo problema mentre continuiamo a sentire le voci di Severide, Boden e Casey. Mentre chiediamo che Cruz ed Hermann tornino a casa sani e salvi. Ed è ancora lui, ancora una volta, a trovare le parole giuste. Anche quando tutto sembra stia per crollare. Hermann compie la sua magia. La magia che Hermann ha fatto in queste nove stagioni, e che speriamo continuerà a fare per molto tempo ancora.

La verità sta nelle sue parole mentre lotta per continuare a vivere. Per salvare quelle vite sconosciute, per tornare da Mouch e poter continuare ad essere ciò che sono sempre stati: l’uno la parte mancante dell’altro. Ho ascoltato ogni suo discorso, ogni parola, ma credo che ciò che mi ha colpita di più è una verità che durante quest’anno tutti noi abbiamo dimenticato: bisogna continuare a lottare perché nella vita ci sarà sempre qualcosa che ci butterà a terra, ma ci saranno anche momenti per cui varrà la pena tornare a sorridere. “Le cose belle superano quelle brutte“.

Il nuovo episodio di Chicago Fire ci porta in quel montacarichi. Ad aiutare Hermann e Cruz, a piangere con loro, ad avere paura con loro. Ognuno di noi sapeva, dentro di se, che non poteva accadere. Dopo Otis, non avremmo sopportato una nuova perdita. Ma Derek Haas ci ha sempre colpiti all’improvviso. Questa volta, però, siamo stati fortunati. Ed Hermann lo sapeva prima di tutti noi.

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Gabriella Monaco

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