Chicago PD 8×06 – Recensione: La giustizia di Halstead e l’eredità di Voight

Il nuovo episodio di Chicago PD riporta Jay al centro della scena. Con il suo senso del dovere, la sua lealtà e quegli insegnamenti che Voight ha lasciato lungo la strada

E’ Jay Halstead il protagonista di questo nuovo episodio di Chicago PD. Il detective dell’Intelligence, attraverso il bisogno di giustizia di un padre per la morte di suo figlio, torna indietro. Al suo passato, ci ricorda Justin, la vendetta di Voight. La sua scelta. Anche Jay deve fare una scelta in questi minuti, una scelta con la quale poter convivere per il resto della sua vita. A metà strada tra il suo senso del dovere e gli insegnamenti di Hank Voight.

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Il tentativo di sbattere uno spacciatore dietro le sbarre, porta i detective dell’Intelligence sulla strada di Latrell. Un padre che ha bisogno di chiudere i conti, di ottenere giustizia, o vendetta, per la morte di suo figlio. Ucciso da tre colpi di pistola perché legato alla ragazza sbagliata. Nel corso delle indagini, il detective Halstead diventa parte della sua storia. Di quel padre, del suo dolore. Di quel caso che non avrebbe portato con sé la conclusione che arriverà al termine dell’episodio di Chicago PD, se solo la Omicidi avesse fatto il suo dovere. Se solo avessero ascoltato quel padre, se solo avessero seguito una pista invece di chiudere un caso che non era forse mai stato realmente aperto.

Nel corso del nuovo episodio di Chicago PD vediamo la crescita di Jay. Come uomo, come detective. Era da un po’ che il detective Halstead non era così presente. E ogni volta che accade, capiamo perché la sua presenza sia così importante. E’ lui l’eredità di Hank Voight. A metà strada tra quel codice che si era sempre rifiutato di seguire, e il suo bisogno di applicare la legge, di fare il suo dovere senza uscire fuori strada.

Le indagini proseguono. Latrell ha bisogno di sapere chi ha ucciso suo figlio. Ma le prime mosse dell’Intelligence non portano ad alcuna verità. Fino a quando, un passo alla volta, gli uomini e le donne di Hank Voight non giungono a quel momento che trasforma l’assassino in una vittima.

Le parole che Jay aveva ascoltato da Latrell si trasformano in verità: Sean era un bravo ragazzo, voleva solo aiutare suo padre. Non c’era nessuna gang nella sua vita, solo una ragazza legata ad uno spacciatore. Per questo è morto Sean. “Solo” per questo. Jay vuole giustizia, vuole vedere quell’assassino dietro le sbarre. Vuole aiutare quel padre ad andare avanti. E agisce per ottenere quella verità in ogni minuto di questo episodio di Chicago PD. Ma, certe volte, le parole costano caro.

Il detective Halstead, nel tentativo di calmare Latrell, gli da troppe informazioni. Tutto quello che viene nei minuti seguenti è una conseguenza facile da intravedere. Sapevamo quello che sarebbe accaduto dopo le parole di Jay. Lo abbiamo letto negli occhi di Latrell. Abbiamo ritrovato nel suo sguardo, quello di Hank dopo la morte di Justin. E abbiamo capito sin dal primo minuto.

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L’assassino si trasforma in vittima. Tre colpi sparati a bruciapelo, proprio come aveva ucciso suo figlio. Il detective Halstead scopre la verità e il suo primo istinto lo porta dal sergente Voight. Quante cose sono accadute tra loro in questi anni. Li abbiamo visti lottare su lati opposti, scontrarsi per poi ritrovarsi quando si trattava di proteggere Erin, o proteggersi a vicenda. Questa volta Jay però non ha solo bisogno di un consiglio. Ha bisogno di sapere cosa farebbe il suo sergente al suo posto.

Voight è lì. Ancora una volta pronto ad ascoltare e sostenere i suoi uomini, la sua famiglia. La sola che gli sia rimasta. E in perfetto stile Hank Voight arrivano quelle parole che portano Jay a capire cosa fare: “Non è importante cose farei io, ma qual è quella scelta con cui potrai convivere per il resto della tua vita“. Anche quando appare sullo sfondo di un episodio abbiamo la nostra certezza: Chicago PD non avrebbe senso senza Hank Voight! Questa è la nostra verità da ben otto anni.

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Jay fa la sua scelta. Va da Latrell, ricorda suo padre, il loro rapporto complicato, quei ritagli di giornale che il detective Halstead aveva trovato dopo la sua morte. Perché, nonostante il loro rapporto fosse complicato, quell’uomo amava i suoi figli. Ed era fiero di loro. Era fiero di Jay.

Latrell viene arrestato, ma non prima di aver parlato con il solo poliziotto che ha mostrato compassione, rispetto, che lo ha ascoltato. Perché questo è il Jay Halstead che Jesse Lee Soffer ha costruito durante questi anni. Il detective avverte quell’uomo che ha cercato di aiutare. Non hanno una pista, dovrà restare in silenzio e chiamare un avvocato. Lui sarà al suo fianco. Questa è la scelta con cui Jay potrà convivere.

E negli ultimi secondi di questo episodio di Chicago PD, Hank Voight sullo sfondo. Osserva Jay, fiero di lui. Di quel ragazzino che Antonio portò all’Intelligence e che, come disse lo stesso Voight, sarà il futuro di quel Distretto. Colui che prenderà il suo posto (in un futuro molto lontano, è questa la nostra speranza). Un nuovo episodio finisce. Jay Halstead trova un punto di incontro tra quelle regole che ha sempre seguito e gli insegnamenti di Voight. Jay ci emoziona aiutando quell’uomo che meritava di essere ascoltato.

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Gabriella Monaco

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