Chicago PD 8×08 – Recensione: Che succede se non lo vedi arrivare?

La riforma della polizia, il colore della pelle che cambia le carte in tavola e la rabbia di Kevin Atwater nel nuovo episodio di Chicago PD

Con l’ottavo episodio di questa stagione di Chicago PD, Eriq La Salle dice addio alla serie. E lo fa lasciando un segno importante. Un episodio che resta impresso nel cuore come nella mente. Un episodio in cui LaRoyce Hawkins ci riporta a George Floyd, a quel video visto e rivisto un numero infinito di volte. E ogni volta fa male come fosse la prima. Ci porta a Chicago, in America, per le strade di Los Angeles e per tutte quelle strade in cui una persona nera muore per il solo colore della sua pelle.

Il 2020 in 20 gif - Wired

La verità a cui abbiamo assistito in questo lungo anno che sembra non voler finire, arriva sin dall’inizio di questo episodio di Chicago PD. La riforma della polizia, il modo di agire degli uomini in divisa, l’uso della forza. La violenza con cui tutto può finire in un istante. Tutto viene messo in discussione con una serie di domande a cui l’Intelligence deve rispondere per evitare che accada ancora una volta.

Poi, dopo pochi secondi, un ragazzo di 19 anni perde la vita. Perché? La risposta è maledettamente scontata. Jeff muore per un gesto che non aveva commesso, per un reato che non c’era stato. Il video mostra ogni secondo. Ogni dettaglio. E’ inequivocabile. Jeff resta immobile nel tentativo di far valere i suoi diritti. Ma muore su quel marciapiede diventando un’altra vittima della brutalità della polizia. Perché questa è la realtà.

Quello che viene dopo è rabbia, dolore. Nel vedere di cosa è capace un uomo con una pistola. Un poliziotto, Wheelan, che ha giurato di proteggere una di quelle vite che a cui ha messo la parola fine. Nell’ascoltare le sue parole mentre cerca di difendere se stesso. Nel vedere il suo sguardo dopo aver capito che quel ragazzo non si era mosso. Nonostante lui ci credesse ancora. Fino alla fine, fine a quello sparo.

Kevin e Adam si ritrovano ancora insieme in un momento difficile. Darebbero la vita l’uno per l’altro. Sono fratelli. Hanno imparato ad esserlo nel corso degli anni. Ma il colore della loro pelle è diverso. E questo è qualcosa che non possono dimenticare. Kevin lo sa, Adam cerca di negarlo. Ironia della sorte, sono proprio loro a dover portare quel poliziotto in prigione. La rabbia di Kevin è palpabile in tutto l’episodio di Chicago PD. Così come la tensione di Adam che vede quella bomba pronta ad esplodere. Una bomba che non riguarda solo quell’uomo preso in custodia, ma anche il suo rapporto con Kevin messo alla prova più e più volte.

La situazione diventa impossibile da gestire sin dai primi minuti. Qualcuno li segue, vogliono la testa di Wheelan. Di quella parte del muro blu che non paga mai per i suoi errori, che se la cava sempre… in un modo o nell’altro. Ma non questa volta. Questa volta le cose dovranno andare per il verso giusto. Deve esistere una giustizia da qualche parte. Quel sistema, giusto, in cui Hailey crede (quasi sempre).

Mentre l’Intelligence cerca di coprire le spalle ai suoi poliziotti, il rapporto tra Hank Voight e la nuova sovrintendente si mostra sotto un lato diverso. Una donna di colore ai piani alti delle forze di polizia deve arrestare uno dei suoi uomini per aver ucciso un ragazzo nero. I suoi occhi, gli occhi di questa donna, sono stati ciò da cui non sono riuscita a staccarmi. Il suo dolore era quello di Kevin. Di tutto quel mondo che è stanco delle ingiustizie. Perché, come ha ricordato Kevin “non bisogna essere neri per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato“.

Thin Line - Cast *Updated - Wattpad

Ci sarebbe da chiedere, quindi, agli scrittori, di regalarci più momenti con questi due personaggi che sembrano quasi completarsi a vicenda. Che sono pronti a fidarsi l’uno dell’altro. E poi, diciamocela tutta, non sarebbe male regalare un sorriso al nostro sergente una volta ogni tanto. Direi che una piccola gioia la merita anche Hank Voight.

Intanto, tutto va a rotoli. La rabbia di Kevin continua a salire mentre il fratello di Jeff continua a seguirlo. A seguire quel poliziotto che ha sparato perché tutto ciò che ha visto è solo un altro ragazzino nero, armato e parte di una gang. Ed è ancora qui che arriva quella verità che colpisce come un cazzotto in pieno viso: se Jeff fosse stato bianco nulla sarebbe accaduto. Se George Floyd fosse stato bianco sarebbe tornato a casa dalla sua bambina.

E mentre la tensione sale, Kevin ha bisogno di urlare. Di parlare. Perché deve essere lui a restare in silenzio mentre quell’uomo crede ancora di potersi difendere? Adam cerca di calmarlo, ma non serve. Non basta. “Quando è troppo è troppo!“. Le grida di Kevin sono contro Adam. E’ lui la sua valvola di sfogo. E’ lui quello che, ancora una volta viene messo in discussione e una parte di me non riesce a capire il perché, questo fino a quando non arrivano le parole di Hank Voight.

Negli ultimi istanti, mentre Kevin fa di tutto per ottenere giustizia, quella stessa giustizia gli sfugge dalle mani in un istante. Wheelan è morto. “Hai fatto il tuo lavoro“, queste le parole di Voight mentre le mie sono quelle di Kevin: “Non così. E’ troppo facile“. Ancora un ragazzo nero ucciso da un poliziotto bianco. E ancora nessuna giustizia.

Negli ultimi secondi di questo episodio di Chicago PD ci sono loro. Kevin e Adam. E, come sempre, Hank Voight. Cosa spinge una persona a fare una qualsiasi cosa? Cosa porta un uomo bianco, un poliziotto bianco a premere quel grilletto? Non esiste una risposta esatta. Ci sono cose che non vediamo arrivare. Semplicemente, non ce ne rendiamo conto. Non ci sono segnali. Non ci sono segni premonitori. Accade e basta. Quello che deve accadere, accade.

Wheelan non sapeva di esserne capace. Era sicuro di aver fatto la cosa giusta fino a quando non ha guardato quel video. E così, alla fine, si ripete quella domanda a cui non avevo pensato. Quella domanda difficile da fare, ma impossibile da evitare: “Che succede se non lo vedi arrivare?“. Adam e Kevin continueranno ad essere fratelli, a guardarsi le spalle. Mentre la nostra speranza sarà quella di non arrivare mai a dover rispondere a questa domanda.

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Gabriella Monaco

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