Chicago Fire 9×04 – Recensione: I promemoria

Il quarto episodio della nona stagione di Chicago Fire ci ricorda l’importanza dei promemoria attraverso le parole di Wallace Boden

Dovremmo tutti avere i nostri promemoria. Dovremmo ricordare gli errori del passato per evitare di commetterli ancora. Dovremmo ricordare i bei momenti, custodirli nel cuore. Proprio come Wallace Boden custodisce il ricordo di suo padre, o come quell’uomo prima sconosciuto, mantiene vivi nella sua mente quei momenti vissuti nella sua prima casa. Il quarto episodio di Chicago Fire mi ha fatto pensare proprio a questo, e credo che leghi in qualche modo ogni storia che viene raccontata.

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Ma partiamo dal principio, partiamo dal tenente Kelly Severide e dal capitano Matt Casey. Se avessi avuto la possibilità di prendere a schiaffi entrambi, credetemi lo avrei fatto. Così come vorrei sedermi in una stanza accanto a Derek Haas per tentare di capire per quale motivo il lieto fine viene così tanto sottovalutato. O semplicemente chiedere in quale luogo sconosciuto della memoria finiscono i precedenti episodi, e le parole di Severide e le sue promesse.

Kelly deve aver dimenticato il suo passato con Stella. Tutto quello che li ha allontanati la prima volta. Ogni decisione sbagliata che è stata presa. Kelly fa un altro passo indietro dopo averne fatto uno grande in avanti, dopo aver deciso di cambiare. Ma non è Chicago Fire se Kelly Severide non si chiude in se stesso credendo di fare la cosa giusta mentre con ogni fibra del nostro essere gli chiediamo di fermarsi, riflettere e per una volta non rendere difficile ciò che potrebbe essere semplice.

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Kelly resta in silenzio, ancora. Kelly sceglie di evitare la donna che ama per aiutarla. Ma senza parlarle, o spiegarle nulla, ancora. E a noi poveri mortali non resta altro che guardare una storia che ripete, ancora. E la ciliegina sulla torta ce la mettono Brett e Casey. Entrambi gelosi l’uno dell’altra, ma pronti a soffrire le pene dell’inferno piuttosto che provare ad essere felici. Ma questo è Chicago Fire, e il mai una gioia è sempre dietro l’angolo. E non si tratta più nemmeno solo del fantasma di Gabby. Ora ci si mette un tenente e una simpatica ragazza che potrebbe trovare qualcun altro con cui non fare nulla durante il weekend.

Ma ancora una volta: il lieto fine proprio non ci piace. No, noi preferiamo soffrire. Il dolore ci fortifica. E dopo questo 2020 appena trascorso perché non soffrire ancora un po’? Alla fine dei conti, la voglia di prendere a sberle Casey e Severide è direttamente proporzionale al desiderio di vedere quale sarà la prossima mossa di Mouch.

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Gli scherzi di Mouch al suo acerrimo nemico sono uno di quei momenti che attendo in un episodio di Chicago Fire che si rispetti. Aspetto di scoprire cosa faranno Hermann, o Mouch, o Cruz (quanto ci manchi Otis!) con trepidazione. E in nessun caso sono stata delusa. La pioggia di donuts dall’elicottero sarà qualcosa che difficilmente dimenticherò.

Manzione speciale, che arriva sin da quando hanno messo piede nella Caserma 51, a Ritter e Gallo. Due personaggi che, anche se con poco spazio, hanno conquistato il mio cuore. Proprio come la famiglia One Chicago. Un punto in più a Gallo in questo episodio per una serie di motivi: il salvataggio in stile 51, il tentativo di chiedere ancora a Cruz di potersi avvicinare a Gianna e ultimo, ma non meno importante, l’imbarazzante conversazione con la “sorellina” di Cruz per capire quanti figlia ha e la loro età. Peccato che non ci sia nessun figlio.

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Wallace Boden, ancora una volta, dimostra di essere uno di quegli uomini che vorresti incontrare nella vita. Come mentore, come una di quelle persone che ti guida con una voce saggia e dei consigli semplici, ma sempre veri, efficaci (peccato che in certe occasioni sia troppo tardi).

Boden ha incontrato un uomo che, in qualche modo, gli ha riportato alla mente suo padre. Il suo passato. Quei pick nick che odiava, o forse no. Quell’uomo diventa il suo promemoria. Come quel cappello, come quella vecchia casa. La sua casa. Insieme a Wallace Boden anche io ho pensato alle persone anziane. Al tempo. Al bisogno di avere accanto le persone che amiamo.

Il Capo aiuta un uomo che aveva bisogno proprio di lui (un po’ come Severide che speriamo abbia capito!), lo riporta a casa, da sua moglie. Resta accanto a Severide e, anche se con un leggero ritardo, arrivano quelle parole di cui Kelly aveva bisogno. Lui, Boden, mi ha emozionata. Mi ha riportata accanto a coloro che ho amato, a quei ricordi indimenticabili… Cosa sarebbe Chicago Fire senza di lui?

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Gabriella Monaco

Gabriella Monaco

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