Chicago Med 6×05 – Recensione: Una linea sottile

Le parole di Hank Voight tornano in mente dopo questo episodio di Chicago Med

Al termine di questo episodio di Chicago Med ho pensato alle parole del sergente Hank Voight. Alla somma delle parti di cui ha parlato nello scorso episodio di Chicago PD (la nostra recensione). Quando, alla fine dei conti, il bene supera il male. Noah ha fatto la sua scelta. Ha scelto di aiutare una persona a morire. A modo suo e nel momento in cui lo aveva deciso. Sapeva cosa sarebbe successo girando la faccia dall’altra parte. Conosceva le conseguenze e non ha provato a combattere. Ha difeso la sua scelta, e lo fa anche andando via.

In questo episodio di Chicago Med, credo sia il ritorno di Noah ad avermi regalato qualche emozione in più. Purtroppo, le mie prime impressioni restano invariate. Ethan continua a comprendere solo un mondo in bianco e nero. Ma per diventare un grande medico, ed essere un grande uomo, bisogna anche riuscire a guardare le sfumature. E in questa storia, nella storia del Dr. Coleman, ce ne sono parecchie.

E quelle sfumature le troviamo anche nella storia che questo episodio di Chicago Med ci ha raccontato attraverso Will ed April. La sperimentazione clinica del Dr. Halstead prosegue. Lui ed April lavorano insieme e, fino a questo momento, le cose sembrano andare verso la giusta direzione. Nessun dramma tra i due, e una dottoressa che sembra interessata a Will (nuove relazioni senza senso in arrivo?).

Un paziente porta a galla un problema che deve essere risolto, che per troppo tempo è stato negato e dimenticato. Il movimento Black Lives Matter entra nell’episodio di Chicago Med con l’arrivo di un uomo che April ha aiutato nel reparto Covid.

La sua condizione potrebbe esserne una conseguenza. O il virus potrebbe comunque aver peggiorato la situazione. Il Dr. Halstead potrebbe aiutarlo, ma c’è un problema. Un valore è più alto di quanto dovrebbe essere. Un valore che sarebbe stato diverso se, ad essere presi in considerazione, non fossero stati solo uomini e donne bianche. Ancora una volta, una persona di colore rischia di morire perché non viene presa in considerazione. Perché non rientra in certi criteri o canoni. Perché la loro vita sembra non contare abbastanza. E le parole di April diventano un grido in cerca di giustizia. Uguaglianza.

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Il Dr. Halstead decide di cambiare le cose. Ma una sola volta non basta. C’è qualcosa che deve essere fatto. Le cose devono cambiare. In America come nel resto del mondo. Black Lives Matter. Questa volta, sorpresa sorpresa, non ci sono conseguenze per Will che riceve i ringraziamenti di April e va via con un sorriso sul viso. I miracoli ancora accadono. Anche al Chicago Med.

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Un miracolo, invece, non basterebbe per farmi apprezzare Natalie e Crockett insieme. Questa coppia non funziona. Non c’è chimica. La mia opinione? Gli scrittori dovrebbero fermarsi un attimo a riflettere su chi è stato con chi. Su quante coppie sono state distrutte e ricostruite senza un reale motivo, per poi essere trascinate nel dimenticatoio. Forse bisognerebbe fare un po’ di ordine, e capire chi funziona e chi no, prima di crearne di nuove. Solo un suggerimento in vista delle coppie che stanno nascendo e che troveranno la loro fine, in perfetto stile Chicago Med, al termine della stagione.

Intanto, la storia di Sharon Goodwin viene messa lì tanto per allungare un po’ il brodo, ma di certo non ci tiene incollati allo schermo. Purtroppo, a questo personaggio che dovrebbe essere al pari di Wallace Boden e Hank Voight, manca qualcosa. E chissà se lo troveremo mai. Stesso pensiero per il passato di Crockett che torna a galla. Dr. Rhodes dove sei?

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Il Dr. Charles aiuta e ascolta Maggie nel momento in cui ne ha più bisogno. Anche i supereroi possono crollare e fermarsi (per i fan di Grey’s Anatomy, Andrew De Luca insegna!). Il suo bambino non ha una famiglia, qualcuno che possa aiutarlo a sopravvivere, a tornare a sorridere. Non ci resta che attendere e sperare che il mai una gioia non colpisca proprio ora, e proprio la nostra Maggie. Daniel Charles, intanto, dovrà presto fermarsi ad affrontare una situazione decisamente difficile. E sarà lui in quel momento ad aver bisogno di qualcuno con cui parlare.

Suicidio assistito. E’ questo di cui ci parla la storia di Noah e del Dr. Coleman. E’ da questo momento che inizia tutto. Noah sente il suo dolore, più grande di quanto Coleman possa sopportare. Una vita in prigione non servirebbe a nessuno. Qui non si tratta di giustizia. Ma di due persone che si sono amate fino all’ultimo giorno. Di qualcosa che è andato storto e del bisogno di smettere di respirare quando lo fa anche la persona amata.

Ethan deve seguire le regole. Il Dr. Choi è il capo adesso, e le regole sono state create per essere rispettate. Ma esistono anche le eccezioni. Quelle sfumature che Ethan Choi non è mai riuscito a vedere. Il Dr. Coleman voleva aiutare sua moglie, rispettare il suo desiderio. E adesso, vuole andare via con lei. A chi avrebbe dato giustizia chiuderlo dietro la sbarre di una prigione? Noah difende la sua scelta, Ethan lo licenzia salvando la sua carriera e chiudendo per lui le porte del Chicago Med mentre io attendo il momento in cui lo stesso Ethan Choi avrà bisogno di scavalcare quelle stesse regole a cui tiene più di ogni altra cosa.

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Gabriella Monaco

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