A Real Pain: Esiste davvero un livello d'importanza del dolore? La recensioneJesse Eisenberg and Kieran Culkin in A REAL PAIN. Photo Courtesy of Searchlight Pictures, © 2024 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

Recensione del film di Jesse Eisenberg con Kieran Culkin A Real Pain, nelle sale cinematografiche italiane da giovedì 27 febbraio

Debutterà giovedì 27 febbraio nelle sale cinematografiche italiane A Real Pain, il nuovo film Searchlight Pictures premiato al Sundance Film Festival e candidato a due premi Oscar® per la migliore sceneggiatura originale a Jesse Eisenberg e per il miglior attore non protagonista a Kieran Culkin.

Noi di Bingy News abbiamo visto il film in anteprima e adesso siamo pronti a darvi la nostra recensione

A Real Pain segue David (Jesse Eisenberg), un uomo calmo attento e riflessivo, e suo cugino Benji (Kieran Culkin) che con la sua natura estroversa e impulsiva è un uomo problematico che sembra vivere alla giornata, sprecando il suo enorme potenziale. I due decidono di fare un tour in Polonia per esplorare le radici della loro eredità ebraica e visitare la casa natale della loro defunta nonna.

A Real Pain: La recensione

C’è qualcosa di magico nel modo in cui Jesse Eisenberg riesce a comunicare così tanto pur essendo minimal. Pochi attori, un budget di appena 3 milioni di dollari A Real Pain è un vero e proprio gioiellino nel panorama cinematografico contemporaneo.

Eisenberg esplora in maniera profonda e riflessiva il dolore e di come quest’ultimo sia assolutamente soggettivo. Infatti è proprio con un meraviglioso monologo che l’attore di The Social Network analizza esattamente questo fattore catturando tutta l’essenza della questione, di come per alcuni di noi, i propri dolori, paragonati a quelli del mondo, possano sembrare così insignificanti e piccoli, eppure allo stesso tempo, quello stesso piccolo e insignificante dolore, possa apparire devastante per qualcun altro.

La percezione del dolore che ognuno di noi ha dentro è una cosa estremamente personale tanto da chiedersi:

Esiste davvero un livello d’importanza del dolore?

Uno degli aspetti interessanti di A Real Pain, è di come Eisenberg scelga di non focalizzarsi esclusivamente su l’orrore dell’Olocausto, ma sul suo impatto intergenerazionale, muovendosi con una narrazione altalenante tra il dark humor, introspezione emotiva, il dramma e il rispetto per la storia.

E’ un’esplorazione di come le generazioni successive affrontano il trauma passato, e come cerchino di superarlo, spesso fallendo, nel tentativo di dare un senso a una storia che li trascende.

Come diceva la nonna di Adam e Benji:

“Mia nonna era solita dire gli immigrati di prima generazione svolgono lavori umili, guidano taxi consegnano cibo, quelli di seconda generazione frequentano buon scuole diventano medici, avvocati e così via e quelli di terza vivono nel seminterrato della madre fumando erba”.

A Real Pain: Esiste davvero un livello d'importanza del dolore? La recensione
Jennifer Gray in A REAL PAIN. Photo by Agata Grzybowska, © 2024 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

Tornando alla regia di Eisenberg, ogni inquadratura è pensata per integrarsi con la trama, mostrando la bellezza e la novità dei luoghi, come le riprese in esterni a Varsavia e Lublino, e quelle nel campo di concentramento di Majdanek.

Le sequenze ambientate a Majdanek sono senza dubbio tra le più potenti del film, dove il silenzio assordante diventa il protagonista indiscusso. In queste scene, il rumore si dissolve, lasciando spazio a un vuoto che amplifica l’impatto emotivo. Il silenzio non è solo assenza di suono, ma un mezzo che rende tangibile il peso della storia, della memoria e del dolore che il luogo rappresenta. Questo silenzio, obbliga non solo i personaggi all’interno della storia, ma anche lo spettatore a confrontarsi con l’orrore e la gravità di ciò che è accaduto.

A Real Pain: Esiste davvero un livello d'importanza del dolore? La recensione
A Real Pain: Esiste davvero un livello d’importanza del dolore? La recensione

E che dire di Kieran Culkin?

L’interpretazione di Kieran Culkin è ottima! Il suo personaggio Benji, vive le situazioni della vita con una forte intensità, passando appunto con estrema facilità da un’energia esplosiva e coinvolgente ad una arrogante e irriverente per poi arrivare a quella vulnerabilità e malinconia che fanno trasparire un ampio e profondo dolore, un senso di inadeguatezza nel mondo, con tutte le sue leggi e le due regole.

Come accadeva per Roman Roy personaggio che Culkin ha vestito i panni per quattro stagioni nella fortunata serie “Succession“, l’attore utilizza quella irriverenza volgare che lo contraddistingue. Questo approccio espansivo e provocatorio, in totale contrasto con l’interpretazione calma e riflessiva di Eisenberg, crea una sorta di dinamica da “strana coppia”.

Questa coppia che, seppur si è allontanata da tempo, dimostra di aver bisogno ancora l’uno dell’altro.

A Real Pain è un vero e proprio viaggio e non ci riferiamo solamente un movimento nello spazio, ma anche un cammino introspettivo attraverso i propri pensieri, dubbi e trasformazioni. In circa ’90 minuti il film scorre rapidamente, raccontando una storia che si percepisce sia personale che universale.

A Real Pain, nelle sale cinematografiche italiane da giovedì 27 febbraio

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Di Manuela Cristiano

Mi chiamo Manuela Cristiano e sono Laureata al Dams come sceneggiatrice Cinema e Televisione classe... Mi piace lasciare sempre un alone di mistero (dai finchè è mistero e non è altro va sempre bene). Amo il cinema e le serie Distopiche ma non amo quando la distopia diviene realtà. Ah "Sono impossibile da dimenticare ma difficile da Ricordare"

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