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La nostra recensione in anteprima di Witches, il nuovo documentario essay di Elizabeth Sankey, regista, attrice e musicista britannica, dal 22 novembre sulla piattaforma MUBI

Disponibile sulla piattaforma MUBI il nuovo documentario essay ‘Witches’ diretto da Elizabeth Sankey, regista, attrice e musicista britannica, già nota per ‘Boobs’ del 2022 in cui parla del rapporto delle donne con il proprio seno. Noi di Bingy News abbiamo avuto il piacere di assistere alla proiezione virtuale in anteprima e, dopo aver cercato una strada che potesse parlare di un prodotto molto importante e prezioso, siamo pronte a lasciarvi la nostra recensione.

Witches – Recensione: La depressione post-partum

In questo secondo lavoro, la regista Elizabeth Sankey esplora il sottile e fragile rapporto esistente tra la malattia mentale derivata dalla condizione di neomadre e la stregoneria, tradizionalmente attribuita alle donne di cui non si conoscevano i mali.

‘Witches’ è infatti un documentario autobiografico in cui la depressione post-partum della stessa Sankey viene utilizzata per una riflessione di più ampio respiro, che coinvolge l’intero universo femminile il quale fin dalla notte dei tempi è stato associato a due ben differenti nature: da un lato quella di angelo del focolare, il cui unico e preziosissimo ruolo era quello dell’accudimento, dall’altro il Male, in ogni sua forma, attribuito a quegli angeli di cui non si aveva il controllo.

Eva, Lilith, Giovanna D’Arco, Elisabetta: la storia è piena di esempi di donne potenti e fuori dal controllo maschile a cui è stata appiccicata l’etichetta di strega. Ed è altrettanto vasta e variegata la filmografia che parla di questi esseri magici sospesi tra bontà e malvagità, benevolenza e terrore, ma innegabilmente fascinativi per coloro che vengono attratti dai loro incantesimi.

Witches – Recensione: Un patchwork cinematografico

Sankey è proprio una di loro. La regista ha infatti recuperato ed inserito nel suo documentario, creando una specie di patchwork cinematografico, alternato a spezzoni di vita della stessa regista e ad una sua diretta intervista, scene emblematiche e conosciute dei più grandi film internazionali che appunto hanno come protagoniste le streghe.

Cominciando cronologicamente da Il mago di Oz (1939) a Ho sposato una strega (1942) ed arrivando ad  Amori & incantesimi (1998) fino a Changeling (2008) di Clint Eastwood, l’universo cinematografico stregonesco viene riproposto creando un’alternanza con la realtà e mostrando allo spettatore quanto quella netta distinzione tra Angeli e Demoni che albergano nell’universo femminile siano in realtà un’unica grande sfumatura.

La stessa alternanza che si crea nell’animo di una donna affetta da depressione post-partum divisa tra l’amore per il suo bambino e la paura paralizzante di non essere all’altezza del ruolo, motivo per il quale ci si sente sempre più insicure, ansiose e tormentate, fino ad arrivare al punto di pensare di potergli fare addirittura del male pur di non soffrire ancora quella condizione.

Witches – Recensione: Donne che sostengono altre donne

A questo punto interviene la sorellanza. Esattamente come in una congrega di streghe, che si sostengono e si danno reciproco supporto, così la comunità di donne, accomunate dalla stessa esperienza della regista, l’ha supportata dopo il suo ingresso in un ospedale psichiatrico a cui si è rivolta dopo la terribile esperienza provata di essere ad un passo dal fare del male a suo figlio.

Ed è in un set angusto e poco arioso, esattamente come la cella/stanza che l’ha ospitata in quel periodo, che Elizabeth Sankey ci apre la porta su un mondo che invece la tiene ben serrata per quella piccolissima paura tutta maschile di scoprire che le nostre stesse madri e sorelle non sono così perfette come abbiamo sempre voluto credere.

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