La nostra recensione de Il Malloppo, la nuova commedia firmata Volfango De Biasi con Diego Abatantuono dal 3 settembre al cinema
Arriva nelle sale il 3 settembre Il Malloppo, la nuova commedia di Volfango De Biasi con Diego Abatantuono, Michele Foresta – in arte Mago Forest – e Max Angioni, ambientata tra Ferrara e il basso ferrarese. Un cast che mette insieme tre generazioni e tre stili comici diversi, un impianto giallo-crime venato di nostalgia anni Ottanta, e la scommessa di riportare in sala un tipo di commedia popolare che negli ultimi anni fatica a trovare spazio tra streaming e grandi produzioni internazionali. Ecco, proprio per questo, al netto di qualche ingranaggio che non gira alla perfezione, Il Malloppo merita più credito di quanto si potrebbe pensare a un primo sguardo.

Una banda di ex criminali, un cadavere e vecchi conti in sospeso
Protagonista è Diego Viani (Abatantuono), ex rapinatore della Milano anni Ottanta passato alla storia per i colpi messi a segno senza mai usare armi, oggi riconvertito alla vita tranquilla di oste a Ferrara. Al suo fianco si muove Michele Ragusa (Mago Forest), investigatore privato improvvisato che si appoggia allo stagista non pagato Alex (Max Angioni), aspirante detective pieno di entusiasmo e poca esperienza.
Il presente tranquillo di Diego viene però scombinato dal ritorno di un vecchio complice, Salamandra, che riemerge dal passato per reclamare un debito mai saldato. Quando l’uomo viene trovato morto, i sospetti cadono inevitabilmente sull’ex criminale, mentre il commissario Castrone – un ostinato Antonio Catania – sembra avere già deciso la sua colpevolezza, nonostante i dubbi sollevati dalla figlia di lui, la giovane poliziotta Sara (Irene Girotti), che con il padre di Diego ha un rapporto tutt’altro che sereno.

Un trio che funziona più di quanto la scrittura gli permetta
Secondo la nostra modesta opinione, il punto forte del film risiede nel trio formato da Abatantuono, Mago Forest e Max Angioni, in quanto Abatantuono gioca sul terreno che conosce meglio e Diego Viani, ex rapinatore gentiluomo, sembra davvero scritto per lui mentre Mago Forest porta invece quella comicità assurda e imprevedibile che gli è sempre appartenuta.
Angioni è quello che dà al gruppo un’energia più giovane e spontanea. I tre funzionano proprio perché sono molto diversi tra loro e, quando si incontrano, riescono a creare una dinamica che fa davvero ridere, soprattutto nei loro scambi, dei veri e propri siparietti di comicità pura mai demenziale che regala davvero delle chicche interessanti.
Infatti, la struttura a sketch e i diversi siparietti costruiti sugli equivoci rendono il racconto meno lineare e fanno passare in secondo piano, a tratti, la parte gialla della storia. Ma non è un aspetto che pesa particolarmente sul risultato finale. In una commedia corale pensata per il grande pubblico, un ritmo più episodico può funzionare proprio perché permette di alternare situazioni e personaggi diversi, e qui la formula regge soprattutto quando il trio entra in gioco e la commedia trova il suo ritmo.

Il Malloppo e La firma di De Biasi
Chi conosce il cinema di Volfango De Biasi ritroverà facilmente alcuni elementi che fanno parte del suo modo di lavorare. Il regista romano si è mosso spesso nella commedia corale e nel cinema rivolto a un pubblico ampio, dai film natalizi realizzati per Filmauro come Un Natale stupefacente e Natale col boss fino ai lavori più recenti. Anche Il malloppo si inserisce in questo percorso, con una commedia costruita sui personaggi, sugli equivoci e sulle dinamiche tra i protagonisti.
Nel suo cinema si riconosce anche una certa familiarità con la commedia francese, soprattutto con quella tradizione fatta di ensemble, situazioni paradossali e personaggi molto diversi costretti a convivere e a scontrarsi. È un modello che il cinema italiano ha spesso guardato con interesse, reinterpretandolo secondo il proprio gusto.
De Biasi lo fa con una regia semplice e funzionale, lasciando spazio agli attori e alla loro intesa. A dare ulteriore personalità al film è poi l’ambientazione, con Ferrara e Tresignana che diventano parte del racconto e offrono scorci lontani dai soliti scenari romani o milanesi della commedia italiana
C’è poi un piacere più nostalgico nel vedere Diego Abatantuono muoversi in un contesto crime-comedy, l’attore milanese ha attraversato decenni di cinema popolare italiano mescolando toni brillanti e venature più dure, ed è un genere che gli calza addosso con naturalezza. Il personaggio di Diego Viani, ex criminale ormai borghese ma mai davvero pentito del proprio passato, strizza l’occhio a un immaginario che il pubblico italiano conosce e ama, e Abatantuono lo interpreta con un’ironia che non scade mai nella macchietta.
Il Malloppo è un film godibile grazie soprattutto a un cast che funziona e a una regia solida, mai sciatta. Chi cerca una commedia leggera, capace di far ridere e con un pizzico di nostalgia per il cinema crime all’italiana, troverà pane per i propri denti. A volte basta un buon trio comico per rendere piacevole una serata al cinema.
Il Malloppo, dal 3 settembre al cinema
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