La nostra recensione in anteprima del film Alla festa della Rivoluzione, con Valentina Romani, Nicolas Maupas e Riccardo Scamarcio
‘Alla festa della rivoluzione’, diretto da Arnaldo Catinari, arriva nelle sale italiane il 16 aprile 2026 e si inserisce in quel filone di cinema storico che tenta di riportare al centro episodi complessi e spesso poco approfonditi del Novecento italiano. Il film sceglie di muoversi in un territorio narrativo delicato, dove la ricostruzione storica si intreccia con una visione più autoriale e visivamente costruita, puntando a coinvolgere anche un pubblico contemporaneo.
L’operazione di Catinari è chiara fin dall’inizio, ovvero non limitarsi a raccontare un fatto storico, ma cercare di restituire un clima, una tensione e una serie di contraddizioni che attraversano quel periodo. Il risultato è una pellicola che si colloca a metà tra il racconto storico e una narrazione più accessibile, con l’ambizione di rendere attuale un momento lontano nel tempo.
Un contesto storico complesso raccontato con uno sguardo contemporaneo

‘Alla festa della Rivoluzione’ si ambienta negli anni successivi alla Prima guerra mondiale, in un’Europa che sta ridefinendo i propri equilibri politici e sociali. In questo scenario, la città di Fiume diventa un punto nevralgico, non solo dal punto di vista geografico ma anche simbolico, trasformandosi in un laboratorio politico fuori dagli schemi. Nei libri di storia, la città di Fiume non è altro che una parentesi poco approfondita con poche righe per raccontare qualcosa di molto più complesso e a tratti affascinante.
Il regista sceglie di non adottare un approccio puramente didattico, ma di costruire un racconto che si muove tra tensioni ideologiche, intrighi e dinamiche personali. Questo consente al film di evitare una rigidità eccessiva, anche se in alcuni momenti emerge una certa difficoltà nel bilanciare la componente storica con quella più narrativa.
L’impressione è quella di un’opera che vuole parlare al presente, utilizzando il passato come chiave di lettura, senza però semplificarlo troppo. Questo metodo di certo non è una novità nel panorama cinematografico, basti pensare a Il nibbio – film del 2025 diretto da Alessandro Tonda- che affronta una vicenda reale legata alla figura di Nicola Calipari e la trasforma in un racconto capace di dialogare con il pubblico di oggi.
Gabriele D’Annunzio al centro della scena

Uno degli elementi più interessanti di ‘Alla festa della rivoluzione’ è la scelta di riportare al centro Gabriele D’Annunzio, figura spesso raccontata in modo parziale o legata a interpretazioni semplificate. Il film prova invece a restituire una visione più articolata del personaggio, mostrando sia il carisma sia le ambiguità.
L’interpretazione di Maurizio Lombardi gioca un ruolo fondamentale in questo senso. L’attore costruisce un D’Annunzio che non si limita a essere una figura storica, ma diventa il vero motore della narrazione, capace di influenzare l’atmosfera stessa del film. La sua presenza scenica riesce a trasmettere quella combinazione di fascino e inquietudine che caratterizza il personaggio. Lo stesso Lombardi, durante la conferenza stampa, ha dichiarato che per gli attori presenti sul set del film era il Vate anche prima del ciak d’inizio riprese.