Amarga Navidad: Recensione del film di Pedro Almodovar in concorso al Festival di Cannes 2026Amarga Navidad: Recensione del film di Pedro Almodovar in concorso al Festival di Cannes 2026

La nostra recensione di Amarga Navidad, il ritorno al cinema spagnolo di Pedro Almodovar, nelle sale italiane dal 21 Maggio

Recensione a cura di Simona Tavola

Arriva al cinema direttamente dalla Croisette da oggi giovedì 21 maggio, distribuito da Warner Bros Italia, Amarga Navidad, il nuovo film spagnolo del regista pluripremiato Pedro Almodovar. Noi di Bingy News abbiamo visto il lungometraggio in anteprima e adesso siamo pronti di dire la nostra opinione. 

Amarga Navidad: Recensione 

Amarga Navidad racconta la storia di Elsa, l’attrice Barbara Lennie, una regista di culto e di spot pubblicitari, colpita da un’emicrania e dall’arrivo di un possibile attacco di panico nel 2004. Proseguendo la visione viene rivelato che questa trama è in realtà la sceneggiatura scritta da Raul, interpretato da Leonardo Sbaraglia, un regista con una lunga carriera alle spalle che nel 2025 cerca disperatamente un nuovo slancio creativo. Elsa diventa così il suo alter ego narrativo, la proiezione attraverso cui Raul tenta di dare forma alle proprie inquietudini e di superare quel blocco creativo che da tempo lo paralizza.

Con questa struttura a più livelli, ci addentriamo quindi nell’universo di Almodovar, pieno di riferimenti e allusioni al suo cinema, alle sue ossessioni e ai suoi personaggi. 

Amarga Navidad quindi, gioca per tutta la sua durata, con due storie che si alternano. La prima è ambientata nel 2004 durante il ponte dicembrino per la Festa della Costituzione (festività nazionale spagnola che commemora la nascita della democrazia parlamentare dopo quasi quarant’anni di dittatura), e ha per protagonista Elsa.

La seconda ovviamente, è quella ambientata ai giorni nostri con Raul che con la scrittura, cerca di risolvere i suoi numerosi problemi relazionali con il giovane fidanzato e devoto Santi (Quim Gutierrez), e la storica assistente Monica (Aitana Sanchez-Gijon), che ha deciso di lasciare il lavoro per problemi personali. 

Amarga Navidad: Recensione del film di Pedro Almodovar in concorso al Festival di Cannes 2026
Amarga Navidad: Recensione del film di Pedro Almodovar in concorso al Festival di Cannes 2026

Elsa e Raul due facce diverse della stessa medaglia 

Il film si svolge attraverso storie parallele che si intrecciano tra di loro. Elsa e Raul sono lo stesso personaggio, entrambi artisti che scrivono una sceneggiatura personale e vivono una relazione con un partner più giovane di loro di quindici anni in meno, che non riescono a rispettare fino in fondo.

È impossibile non pensare che anche i due registi rappresentino l’ennesimo alter ego dello stesso Pedro Almodóvar, come accadeva già in Dolor y gloria. Proprio come nel precedente La stanza accanto, opera che aveva diviso la critica ma conquistato il Leone d’Oro a Venezia, anche qui il racconto ruota attorno alla fine della vita.

In Amarga Navidad il tema viene però affrontato in modo diverso, in quanto Elsa non è ancora riuscita a elaborare la morte della madre, a un anno dalla sua scomparsa, mentre il lutto per il figlio della compagna di Monica diventa per Raul l’ispirazione per un personaggio depresso e incline al suicidio. Una figura che finisce per riflettersi anche in Natalia, la fotomodella amica della regista raccontata nella trama ambientata nel passato.

Il ritorno alle origini di Pedro Almodovar 

In questo ventiquattresimo lungometraggio della sua carriera Almodovar ha perfezionato le transizioni tra una trama e l’altra, che implicano sia salti temporali ma anche passaggi tra diversi livelli di finzione all’interno della finzione stessa. Amarga Navidad abbonda di dialoghi esplicativi e didattici che si raccontano di cosa parla la storia anzi le storie e di colori accesi, sopratutto negli indumenti dei protagonisti rigorosamente firmati, che da sempre rappresentano il cinema del noto regista ispanico.

Nel bel mezzo Almodovar cede alla tentazione e ci propone uno spogliarello del pompiere, Bonifacio, il giovane fidanzato di Elsa, una sequenza fin troppo lunga che sembra importata dai suoi lavori precedenti come Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, Labirinto di passioni e la legge del desiderio, che si rivela stridente con il corso del film.

Almodovar quindi, esplode nell’auto citazione mostrando Lanzarote, già paesaggio di Gli abbracci spezzati e usando la sua attrice feticcio Rossy De Palma.

Per concludere, proprio quando pensiamo di assistere, all’ennesimo, esercizio autoindulgente di temi e cliché ricorrenti del suo cinema, che ormai tutti conoscono anche i non i fans più fedeli, ci imbattiamo una scena verso il finale monumentale che ridefinisce l’intero film.

Un dialogo, ambientato in un giardino intorno ad un tavolino di un bar, tra i personaggi interpretati da Leonardo Sbaraglia ed Aitana Sanchez-Gijon che si aggiudica il posto tra i migliori mai girati dal regista spagnolo. Uno scambio di parole che potrebbe essere considerato un piece teatrale a se stante, con due attori perfetti una macchina da presa che ci avvolge e ci ipnotizza fino all’ultimo sguardo tra loro. 

Amarga Navidad, nelle sale italiane dal 21 Maggio

Simona Tavola

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