Presentato in conferenza stampa Toy Story 5, il nuovo capitolo del film Disney e Pixar in uscita nelle sale italiane il 18 giugno 2026
A trentun anni dall’uscita del primo Toy Story, la saga Pixar torna sul grande schermo con un capitolo che guarda al presente e affronta uno dei temi più urgenti del nostro tempo: il rapporto tra infanzia, tecnologia e immaginazione. Alla conferenza stampa di Toy Story 5 erano presenti il direttore creativo di Pixar e produttore esecutivo del film Pete Docter, la produttrice Lindsay Collins e le voci italiane Gianluca Gazzoli, Federico Basso, Katia Follesa, Ilaria Stagni e Sal Da Vinci.
Toy Story 5: La tradizione con le nuove tecnologie

Fin dalle prime battute, Docter e Collins hanno chiarito quale sia il cuore del nuovo film. Alla domanda su quanto sia cambiata l’immaginazione dal 1995 a oggi, la risposta è stata netta: «Non credo sia cambiata affatto». Per Docter, l’immaginazione rimane il fondamento stesso del lavoro Pixar. «Il cuore di quello che facciamo è inventare storie e personaggi. Credo che sarà qualcosa di importante finché esisteranno gli esseri umani».
Nel nuovo capitolo, però, l’immaginazione si confronta direttamente con il mondo degli schermi e dei dispositivi digitali. Una tensione che attraversa tutta la storia e che emerge anche da una delle frasi più forti pronunciate da Jessie nel film, quando accusa i giocattoli tecnologici di «rubare il tempo».
Secondo le voci italiane, il film non demonizza la tecnologia, ma invita a riflettere sul suo utilizzo. «Bisogna trovare una giusta dimensione tra tecnologia e vecchi giocattoli», ha osservato Federico Basso, sottolineando l’importanza del ruolo educativo dei genitori. «È una questione di compromesso e buon senso».
Per Gazzoli, stiamo vivendo una fase di maggiore consapevolezza rispetto all’impatto della tecnologia sulle nostre vite. «Forse siamo ancora nel Medioevo della tecnologia», ha osservato. «Ci stiamo rendendo conto che alcune cose sono insostituibili, come stare insieme e giocare, a prescindere dall’età».
Il conduttore e creator ha poi ricordato un’esperienza che le nuove generazioni rischiano di non conoscere più: quella di perdersi. «Quando si viaggiava con le cartine si chiedevano indicazioni alle persone. Oggi sento dire che questa è una generazione che non si perderà mai, perché avrà sempre un navigatore in tasca. Fa riflettere questa certezza. Allo stesso tempo internet resta una risorsa infinita: si tratta solo di usarla con cautela».
Toy Story 5 – Sal Da Vinci: «Bisogna vivere con il cuore nel passato e la testa nella modernità»
Per Sal Da Vinci, che presta la voce al personaggio di Pizza e Chellente, il tema centrale è il rapporto tra memoria e modernità. «Bisogna vivere con il cuore nel passato e la testa nella modernità», ha spiegato. «I giocattoli hanno un’anima e questo film ci ricorda il valore del tempo e delle emozioni autentiche». Anche Katia Follesa ha evidenziato ciò che rischiamo di perdere nell’era digitale: «Forse un po’ di autenticità. Abbiamo tutto ancora prima della domanda e si perde quella voglia di ricerca e scoperta che nasce dalla curiosità».
Toy Story 5 – Pete Docter: «L’intelligenza artificiale può aiutare un artista, ma non può sostituirlo»
Uno dei passaggi più interessanti dell’incontro ha riguardato l’intelligenza artificiale, tema affrontato sia dal film sia dagli ospiti. Pete Docter ha ribadito una posizione molto chiara: «L’intelligenza artificiale può aiutare un artista, ma non può sostituirlo». Secondo il creativo Pixar, l’arte nasce dall’esperienza umana, da ciò che una persona vive e sente. «Non riesco a vedere come l’intelligenza artificiale possa trovare dentro di sé qualcosa da comunicare agli altri. Deve esserci un essere umano che respira, che vive e che prova emozioni».
Una riflessione condivisa anche da Ilaria Stagni, storica voce italiana di Jessie, che ha espresso le preoccupazioni del mondo del doppiaggio: «L’intelligenza artificiale mette in pericolo molte professioni artistiche, ma l’emozione di una recitazione autentica non potrà mai essere sostituita».
Lindsay Collins ha aggiunto che Pixar continua a considerare la tecnologia come uno strumento al servizio della creatività e non il contrario. «Dal primo Toy Story abbiamo sempre usato la tecnologia per sostenere la visione degli autori e ampliare le possibilità della narrazione».
Toy Story 5: «I giocattoli non invecchiano»

Ma Toy Story 5 non parla soltanto di tecnologia. Il film affronta anche il tema universale del desiderio di essere scelti e amati. Docter ha ricordato come questo sentimento fosse già al centro del primo film attraverso Woody: «Tutti possono identificarsi con quella sensazione. È qualcosa che non è cambiato dal 1995».
Un altro elemento che rende speciale la saga è la sua capacità di attraversare le generazioni. «I giocattoli non invecchiano», ha osservato Docter. «Restano sempre gli stessi mentre il tempo passa intorno a loro». È forse proprio questa caratteristica che permette a bambini, genitori e oggi anche nonni di riconoscersi ancora nelle avventure di Woody, Buzz e Jessie.
Per Collins e Docter, tornare dopo oltre trent’anni su questi personaggi rappresenta una grande responsabilità. «Ogni volta ci chiediamo se esista davvero una storia che valga la pena raccontare», ha spiegato il regista. «Se non la troviamo, preferiamo fermarci. Per questo passa così tanto tempo tra un capitolo e l’altro».
Toy Story 5 – Gianluca Gazzoli: «Ho costruito un posto solo per mettere i miei giochi, il Basement»
Gazzoli ha raccontato di aver dedicato addirittura uno spazio della propria casa ai ricordi dell’infanzia: «Ho costruito un posto solo per mettere i miei giochi, che si chiama Basement. Lì ho raccolto tutto quello che apparteneva alla mia infanzia». Un legame emotivo che, secondo lui, spiega la longevità dei giocattoli: «Un po’ come la musica o i profumi, i giochi hanno la capacità di farti viaggiare nel tempo. Quando ne vedi uno, risenti immediatamente le emozioni che provavi da bambino e ti ricorda quel periodo della tua vita».
Da quanto emerso durante la conferenza stampa, Toy Story 5 sembra voler parlare non solo ai bambini, ma anche agli adulti che sono cresciuti con la saga. Un film che invita a riflettere sul tempo, sull’infanzia e sul ruolo della tecnologia senza rinunciare allo spirito che ha reso celebre il franchise Pixar: la convinzione che nessun algoritmo possa sostituire il potere dell’immaginazione e del gioco.
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