Nella suggestiva cornice di Beyoğlu, la communication strategist Ipek Tekdemir ha presentato la sua nuova opera In Communication We Trust
In un’epoca di frammentazione e incertezza, la comunicazione può ancora essere il collante della fiducia globale? Questa è la sfida lanciata da Ipek Tekdemir, esperta di strategia della comunicazione, con il suo nuovo libro In Communication We Trust, presentato ufficialmente domenica scorsa a Istanbul.
L’evento, svoltosi presso l’atelier del celebre artista turco İsmail Acar nel quartiere di Beyoğlu, non è stato una semplice presentazione editoriale, ma un’esperienza interdisciplinare curata nei minimi dettagli. Diplomatici, leader aziendali, artisti e accademici si sono riuniti per celebrare un’idea centrale: la comunicazione come forza vitale per ricostruire il senso di comunità.
In Communication We Trust è Un richiamo alla responsabilità collettiva
L’introduzione di Ioanna Stefatou ha dato il via alla serata, definendo la comunicazione non come un atto statico, ma come uno spazio vivo in cui coltivare la responsabilità sociale.
Durante il suo intervento, l’autrice Ipek Tekdemir ha chiarito la missione del suo lavoro:
“Comunicare oggi non significa semplicemente trasmettere informazioni; significa ripristinare la fiducia e riconnettere le persone oltre le differenze. Questo libro è un invito a ripensare il modo in cui ascoltiamo e comprendiamo l’altro”, ha dichiarato Tekdemir.

Il valore del testo di In Communication We Trust è stato ribadito da figure di spicco internazionale. Chris White, veterano del giornalismo britannico e caporedattore del volume, ne ha lodato la capacità di trascendere la teoria pura per toccare i punti di intersezione tra politica e cultura. La studiosa Nancy Snow ha invece ricordato l’importanza dei gesti minimi:
“Dobbiamo avere fiducia nella comunicazione, o rischiamo il pericolo. Anche un sorriso o una parola gentile possono muovere le montagne”.
Un viaggio multisensoriale tra Oriente e Occidente
A rendere la serata memorabile è stato il programma artistico, concepito per riflettere i temi del libro. La performance “Layers of Communication” di İsmail Acar ha fuso motivi ottomani con astrazioni contemporanee, accompagnata da un tappeto sonoro di elettronica Sufi.
La “diplomazia” è passata anche attraverso il palato con “Edible Diplomacy: A Culinary Dialogue”, un percorso gastronomico curato dallo Chef Giovanni Terracciano. Attraverso piatti iconici come il suo risotto allo zafferano, Terracciano ha dimostrato come la cucina sia un linguaggio universale capace di comunicare identità e retaggio. A completare l’atmosfera, il recital pianistico di Turan Manafzade ha simbolicamente unito Oriente e Occidente attraverso la musica.
La comunicazione come moneta del futuro
In chiusura, Markus Slevogt, presidente dell’European Turkish Trade and Investment Council (ETTIC), ha offerto una prospettiva geopolitica, definendo la fiducia come “la valuta più preziosa del nostro tempo” e la comunicazione come il suo veicolo principale.
L’evento di Istanbul ha dimostrato che In Communication We Trust non è solo un titolo, ma una filosofia necessaria per navigare la complessità del mondo moderno. In un momento di rapidi cambiamenti narrativi, l’opera di Tekdemir si pone come una bussola essenziale per chiunque creda nel potere del dialogo e dell’empatia.
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