La scomparsa di Josef Mengele, la fuga di uno degli esseri più inquietanti della storia dell'umanità - La RecensioneLa scomparsa di Josef Mengele, la fuga di uno degli esseri più inquietanti della storia dell'umanità - La Recensione

La nostra recensione de La scomparsa di Josef Mengele, il film di Kirill Serebrennikov che racconta la fuga di uno degli esseri più inquietanti della storia dell’umanità

Uscirà il prossimo 29 Gennaio nelle sale italiane La scomparsa di Josef Mengele il film di Kirill Serebrennikov che racconta la fuga di uno degli esseri più inquietanti della storia dell’umanità. Noi di Bingy News abbiamo visto il film in anteprima e adesso siamo pronti a darvi la nostra recensione.

Presentato Fuori Concorso al Festival di Cannes e approdato al Trieste Film Festival alla presenza del regista, La scomparsa di Josef Mengele arriva nelle sale italiane in un momento tutt’altro che casuale. L’uscita in occasione del Giorno della Memoria non è solo un richiamo simbolico, ma una dichiarazione d’intenti.

La scomparsa di Josef Mengele: La Recensione

Joseph Mengele, “l’Angelo della Morte”, soprannome attribuito dai prigionieri di Auschwitz perché, come medico delle SS, era spesso presente sulle rampe di selezione e, con un semplice gesto, decideva della vita dei prigionieri da chi sarebbe stato immediatamente mandato alle camere a gas, chi destinato ai lavori forzati e chi purtroppo, ai suoi esperimenti.

Sì quei maledetti esperimenti e le pratiche pseudoscientifiche, soprattutto sui gemelli, condotte con una brutalità sistematica e priva di qualsiasi limite etico e di umanità.

Tornando al film, Serebrennikov sceglie di raccontare la fuga del medico nazista Josef Mengele interamente dal punto di vista del carnefice. Dopo la caduta del Terzo Reich, l’“Angelo della morte” di Auschwitz riesce a sottrarsi alla giustizia grazie alla rete della cosiddetta rotta dei ratti, per chi non lo sapesse è il sistema che tra il 1946 e il 1951 permise a numerosi criminali di guerra e collaborazionisti nazisti di fuggire dall’Europa, soprattutto verso l’America Latina, per evitare i processi.

Mengele si muove così tra Argentina, Paraguay e Brasile, cambiando identità, protezioni e maschere. Dal 1949 al 1979, anno della sua morte, il film segue la sua esistenza clandestina, segnata da paranoia e attese, attraversata da una colpa che, paradossalmente, non viene mai riconosciuta.

August Diehl offre una prova inquietante e misurata. Il suo Mengele incarna una normalità gelida, un uomo convinto fino all’ultimo di non aver commesso alcun crimine, persuaso di aver servito la scienza, credendo fino all’ultimo istante di essere superiore rispetto agli altri, non è mai riconoscente verso chi l’ha aiutato anzi, secondo il suo punto di vista malsano e delirante è stato un atto dovuto al suo contributo verso l’umanità.

La scomparsa di Josef Mengele, la fuga di uno degli esseri più inquietanti della storia dell'umanità - La Recensione
La scomparsa di Josef Mengele, la fuga di uno degli esseri più inquietanti della storia dell’umanità – La Recensione

È proprio questa assenza di rimorso a rendere il personaggio insopportabile e, allo stesso tempo, profondamente inquietante.

Soprattutto i fotogrammi raccapriccianti che si susseguono mentre Mengele dopo aver ucciso due individui, spiega di aver bisogno delle ossa da inviare all’istituto di biologia razziale a Berlino al suo ex professore von Verschuer, e chiede a un altro medico se conosca la tecnica migliore per scarnire i corpi, separando la carne dallo scheletro. La scena è agghiacciante proprio per la sua apparente normalità.

il male non ha sempre bisogno di giustificarsi, gli basta essere sostenuto.

Ed è qui che La scomparsa di Josef Mengele colpisce più duramente. Non tanto nel mostrare la fuga di un singolo uomo, quanto nel rivelare il sistema di relazioni che la rende possibile. Mengele non agisce mai davvero da solo. Attorno a lui si muovono familiari, sostenitori, protettori economici e affettivi. Persone che, pur conoscendo i fatti, scelgono di aiutare, di nascondere, di credere.

La scomparsa di Josef Mengele, la fuga di uno degli esseri più inquietanti della storia dell'umanità - La Recensione
La scomparsa di Josef Mengele, la fuga di uno degli esseri più inquietanti della storia dell’umanità – La Recensione

l’alternanza tra bianco e nero e colore

Anche l’uso alternato del bianco e nero e del colore ne La scomparsa di Josef Mengele contribuisce a rendere instabile il punto di vista del film. La lunga fuga sudamericana di Mengele è raccontata prevalentemente in bianco e nero, un registro visivo che svuota i luoghi, appiattisce il tempo e restituisce un’esistenza ridotta a ombra, fatta di attese, sospetti e progressiva dissoluzione. Il colore irrompe invece in modo inatteso, soprattutto nelle sequenze ambientate ad Auschwitz. Quel colore agisce, spezzando l’idea del campo come memoria lontana o archiviata, rendendo l’orrore presente, tangibile e impossibile da neutralizzare.

Il confronto finale con il figlio Rolf, ormai anziano, non offre consolazioni né pentimenti: è uno sguardo freddo, diretto, che mette di fronte alla verità. Il passato non si chiude, non si risolve. Rimane vivo, inquieto, una presenza che continua a farsi sentire anche quando tutto sembra lontano.

Serebrennikov non fa un film sul nazismo come fenomeno concluso. Lo dice apertamente che il negazionismo, oggi, non è un relitto del Novecento, ma una presenza attiva. Per questo il film doveva esistere. Per ricordare che gli uomini “pazzi” non operano mai nel vuoto, che la vera tragedia non è solo il carnefice, ma il contesto che lo legittima, lo protegge, lo accompagna.

La scomparsa di Josef Mengele è un’opera dura, priva di consolazioni, che rifiuta la distanza rassicurante della condanna storica. Guardarlo significa accettare una verità scomoda: il male non scompare, cambia forma. E soprattutto, raramente agisce da solo.

La scomparsa di Josef Mengele, al cinema da 29 Gennaio con Europictures

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Di Manuela Cristiano

Mi chiamo Manuela Cristiano e sono Laureata al Dams come sceneggiatrice Cinema e Televisione classe... Mi piace lasciare sempre un alone di mistero (dai finchè è mistero e non è altro va sempre bene). Amo il cinema e le serie Distopiche ma non amo quando la distopia diviene realtà. Ah "Sono impossibile da dimenticare ma difficile da Ricordare"

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