La nostra recensione di Milarepa, il nuovo film “spirituale” di Louis Nero con Harvey Keitel e F. Murray Abraham, nelle sale dal 19 Giugno
Uscirà il prossimo 19 Giugno, in 100 sale cinematografiche e in accordo con associazioni legate allo Yoga e alla Crescita Spirituale Milarepa, il nuovo film “spirituale” di Louis Nero con Harvey Keitel e F. Murray Abraham. Non solo, insieme alla visione del film, saranno anche organizzati momenti di riflessione e meditazione collettivi.
Un mondo post-apocalittico. La natura ha sopraffatto la tecnologia. Mila è devastata dall’uccisione di suo padre. Spinta da sua madre, ottiene la sua vendetta imparando a padroneggiare il potere segreto della natura. Così, Mila inizia un viaggio per redimersi dalle malvagità che ha commesso.
Noi di Bingy News abbiamo visto il film in anteprima e adesso siamo pronti a darvi la nostra recensione.

Milarepa : Recensione
Arriva a otto anni di distanza da The Broken Key il nuovo film di un autore originale, “spiazzante” e profondo come Louis Nero. Nero ha uno stile registico che può ricordare, per suggestioni/assonanze visive, ricchi costumi e intrecci dal sapore di favola, il Pasolini più esoterico. Gira spesso in low budget, ricercando e ricreando un senso di fantastico che gli viene offerto dalla rielaborazione, con fotografia ed effetti vivisi, di scorci reali e celebri dell’Italia dei giorni nostri.
Milarepa racconta e reinventa in una chiave nuova, “femminile”, la storia di un mistico tibetano dell’anno 1000, reimmaginandolo in un luogo futuro/apocalittico che Nero ha ricercato per due anni tra i paesaggi, i colori e i canti corali della Sardegna.
Come sempre sul lato visivo l’autore sorprende e affascina
Uno straordinario lavoro di ricerca, volto a mettere in assonanza tra Oriente e Occidente, la “funzione” di alcune costruzioni del passato: come nuraghe che si trasformano in tombe tibetane. Anche i canti della tradizione corale sarda sanno mischiarsi in modo suggestivo con le litanie tibetane.
Sul lato narrativo il discorso è diverso e più complesso
La storia del mistico Milarepa (raccontata anche da Jacques Bacot in un libretto per la collana Adelphi) è una vicenda che aveva colpito e appassionato il regista fin da quando era un ragazzo di 20 anni (quell’età magica in cui anche il Siddhartha di Hermann Hesse affascina tanti lettori), andando a influenzare i suoi studi sui miti e le religioni antiche. Nel 2025, in un periodo in cui sentimenti come la rabbia e la vendetta sembrano esplodere su tutto lo scacchiere mondiale, inasprendo ogni relazione umana, Nero ha sentito l’urgenza di portare in sala un adattamento del racconto che invitasse il pubblico a “superare la rabbia”, accettando la spiritualità e la meditazione come una vera e propria cura dell’animo umano.
Un progetto ambizioso, quasi “sciamanico”, pur prendendosi qualche licenza poetica, rimane in molti passaggi fedele alla storia originale. Una storia simile a una favola oscura che prende la forma di un viaggio unico, curioso e strano, mentre vengono affrontati temi come la morte, come la rinascita, l’immenso ma effimero potere offerto dalla vendetta e il duro e amaro cammino verso il perdono di sé stessi.
Nero in Milarepa, decide di giocare con tanta, troppa mitologia e simboli, spesso a discapito di una direzione degli attori più chiara, di un montaggio più sintetico. Nella messa in scena, per precisa volontà dell’autore, i personaggi spesso risultano rigidi, straniti, come fossero racchiusi in una gabbia simbolica, quasi impenetrabile. Questa scelta, non permette allo spettatore, di riuscire a provare pienamente empatia per questi personaggi, formando una sorta di distacco.

I personaggi di Milarepa
Isabelle Allen da vita a un personaggio che dovrebbe vivere di molte trasformazioni, ma che per una ricercata fissità espressiva queste trasformazioni sono quasi impercettibili, mentre il Lama di Harvey Keitel, è così trattenuto e indurito, da sembrare una statua, anche quando dovrebbe portare alla luce la forte contraddittorietà delle sue azioni, cambiando umore e viso all’istante. Ogni relazione umana diviene di conseguenza un processo estremamente meccanico, più simile a una preghiera che a un dialogo.
Tuttavia, è proprio questo “senso di alienazione” a rendere i personaggi di Milarepa particolarmente affascinanti, inconsueti.
Siamo nell’area della “lezione” più che della “rappresentazione”, del “racconto corale” più che del cinema nella sua forma più canonica. Uno spettatore non adeguatamente preparato può rischiare di perdersi tra mille domande e uscire magari sconfitto dalla visione, “insoddisfatto” da un messaggio che può non essergli arrivato con la dovuta chiarezza.
Ma se cercate un film fuori da ogni schema, che tradisce e ignora moltissime delle convenzioni narrative, scegliendo liberamente di esprimersi con un linguaggio proprio, spesso imperfetto, compresso e troppo esteso, siete nel posto giusto. Anche senza conoscere il mito di Milarepa, è possibile approcciarsi all’opera osservandola come uno “strano oggetto filmico non identificato”, sorvolato nelle nostre sale, nel mezzo dell’estate del 2025, in un modo non diverso da come l’anno scorso abbiamo avvistato L’impero di Bruno Dumont.
Entrambe pellicole fieramente non accomodanti, a loro modo entrambe “fantasy”, frammentate ma stimolanti, genuine quanto forse accessibili in pieno solo al loro autore.
Ecco che, se siete persone abbastanza audaci, che vogliono trascorrere quasi due ore nel mondo complesso e particolare come Louis Nero, Milarepa è il film che fa per voi.
Talk0
Milarepa, nelle sale italiane dal prossimo 19 Giugno
Per rimanere sempre aggiornati su tutte le notizie di serie tv, cinema, gossip e LifeStyle, continuate a seguirci su Bingy News. Se volete potete anche dare un’occhiata e magari perchè no? Potete iniziare a seguirci anche sulla nostra pagina Facebook e sui nostri profili Instagram, Tik Tok e X, ex Twitter, dove troverete tanti contenuti multimediali ed interviste esclusive.
