La nostra recensione de I Roses, il nuovo film di Jay Roach con Benedict Cumberbatch e Olivia Colman, al cinema dal 27 Agosto con Searchlight Pictures
Cosa succede quando l’amore si trasforma in competizione? Quando i sorrisi diventano smorfie trattenute e l’ammirazione si converte in sottile invidia? Il film I Roses, diretto da Jay Roach e scritto da Tony McNamara, affronta con sguardo lucido e tagliente le dinamiche più complesse e meno raccontate delle relazioni di coppia. Liberamente ispirato al romanzo The War of the Roses di Warren Adler, già portato sullo schermo nel 1989 da Danny DeVito, questo nuovo adattamento si presenta come un racconto contemporaneo sulle crepe che si aprono anche nei rapporti apparentemente più solidi.

I Roses: Recensione del film
Theo e Ivy Rose – interpretati da Benedict Cumberbatch e Olivia Colman – sono la classica coppia perfetta: sposati da anni, benestanti, ammirati da amici e colleghi, vivono in una casa moderna che sembra disegnata per una rivista di architettura. Ma sotto la superficie, le fondamenta iniziano a scricchiolare. Quando la carriera di Ivy prende il volo e quella di Theo invece rallenta, l’equilibrio della coppia si spezza in modo impercettibile ma costante. Le incomprensioni diventano sguardi evitati, le battute diventano armi e la complicità si trasforma lentamente in una guerra fatta di silenzi, sarcasmi e gesti passivo-aggressivi.
Roach costruisce la narrazione come un crescendo emotivo: non c’è un evento preciso che scateni la crisi, ma una lenta erosione dell’intimità, favorita da sentimenti che spesso nelle relazioni reali restano taciuti. Il film sceglie di non cedere al melodramma, mantenendo invece un tono pungente, ironico e amaramente realistico.

L’invidia come forza distruttiva (e collante)
Uno dei temi centrali di I Roses è l’invidia nascosta tra partner, un sentimento tabù di cui si parla raramente, ma che può insinuarsi facilmente nelle relazioni a lungo termine. Il successo di uno dei due, invece di essere vissuto come un traguardo condiviso, può diventare un motivo di frustrazione per l’altro. Non perché venga meno l’amore, ma perché la percezione di sé, del proprio valore e del proprio ruolo all’interno della coppia viene improvvisamente messa in discussione.
Theo non riesce ad accettare l’ascesa professionale della moglie, mentre Ivy comincia a guardare il marito con un misto di delusione e insofferenza. Nessuno dei due è “il cattivo”, e in questo sta la forza della sceneggiatura: entrambi sono vittime e carnefici, intrappolati in una dinamica in cui ogni gesto diventa simbolico, ogni parola pronunciata – o evitata – diventa rivelatrice.
La loro casa, simbolo della perfezione borghese, si trasforma in un campo di battaglia silenzioso. Eppure, per quanto la relazione sembri crollare sotto i colpi della rivalità, Theo e Ivy non riescono a lasciarsi davvero. C’è un legame profondo, quasi viscerale, che li tiene uniti, anche se l’amore come lo conoscevano non esiste più. La tensione tra il desiderio di fuga e l’incapacità di separarsi è uno degli elementi più dolorosamente realistici del film.

Regia e interpretazioni
La regia di Jay Roach, solitamente associata a commedie più leggere, sorprende per maturità e capacità di gestire i toni. L’ironia nera è dosata con intelligenza, senza mai trasformare il dramma in farsa.
Il cast è uno dei punti di forza del film. Olivia Colman è straordinaria nel rendere la complessità emotiva di Ivy: una donna brillante, sensibile, ma stanca di dover sempre giustificare il proprio successo dopo averlo dovuto accantonare per troppo tempo. Benedict Cumberbatch offre una performance intensa, mostrando le crepe dietro la maschera dell’uomo sicuro di sé, basta un fallimento per far crollare tutto il suo mondo. Accanto a loro, un cast corale composto da nomi del calibro di Andy Samberg, Kate McKinnon, Allison Janney e Ncuti Gatwa, arricchisce la narrazione con personaggi secondari che, seppur marginali, fungono da specchi o catalizzatori del conflitto principale.
Temi e riflessioni
“I Roses” non parla solo della fine di un amore, ma di quanto sia difficile amare davvero l’altro per quello che è, senza proiettare aspettative, senza confronti, senza gelosie. Mostra come le relazioni più strette possano diventare gabbie, e come la vicinanza emotiva possa trasformarsi in un terreno minato, soprattutto quando manca la capacità di comunicare in modo autentico.
Il film invita lo spettatore a interrogarsi su quanto sia possibile – o desiderabile – mettere da parte l’orgoglio, la rivalità, la frustrazione, per salvare un rapporto. Ma soprattutto, mostra che l’invidia non è solo distruttiva: è anche un collante paradossale, che può legare due persone molto più saldamente di quanto faccia l’amore stesso.
“I Roses” è un film scomodo, tagliente, a tratti spietato, ma necessario
“I Roses” è un film scomodo, tagliente, a tratti spietato, ma necessario. Non offre consolazioni né soluzioni semplici, ma costringe lo spettatore a guardare in faccia la realtà: amare è difficile, soprattutto quando l’amore non basta più a compensare la distanza emotiva che può crearsi col tempo. Il film ha il coraggio di mostrare una coppia che non si odia – seppur così sembra- , ma si consuma lentamente sotto il peso di ciò che non viene detto. E che, nonostante tutto, non riesce a separarsi davvero. Perché a volte, l’invidia è solo un’altra forma distorta di legame. E I Roses lo racconta con una verità che fa male, ma anche con uno stile impeccabile.
I Roses dal 27 agosto al cinema distribuito da Searchlight Pictures
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