La nostra recensione di The Running Man, il nuovo film di Edgar Wright con protagonista Glen Powell, nelle sale italiane dal 13 Novembre
Uscirà il prossimo 13 Novembre nelle sale cinematografiche italiane The Running Man, il nuovo film di Edgar Wright con protagonista Glen Powell, Noi abbiamo avuto la possibilità di visionare il film in anteprima e adesso siamo pronti a darvi la nostra recensione.
The Running Man: La Recensione
Il Running Man del 2025 prende il romanzo di Stephen King e lo trasporta in un thriller contemporaneo che sa essere al tempo stesso teso, realistico e originale. Edgar Wright rinuncia agli eccessi estetici anni Ottanta e costruisce un mondo che sembra già vivo intorno a noi: uno spazio dove il reality televisivo diventa mezzo di controllo sociale, più che puro intrattenimento. L’energia del film non deriva da esplosioni spettacolari, ma dalla tensione costante che attraversa ogni scena, rendendo credibile un sistema che osserva, manipola e giudica i protagonisti e il pubblico allo stesso tempo.
Questa scelta di sottrarre anziché esibire diventa il segno distintivo della regia di Wright, che arriva a The Running Man con un bagaglio fatto di ritmo, ironia e stile pop, ma qui sorprende perché cambia passo. Chi conosce Baby Driver o la Cornetto Trilogy sa quanto ami il montaggio veloce, la musicalità delle scene e l’umorismo secco; in questo film, invece, lavora in sottrazione, mantenendo il controllo del ritmo ma rinunciando ai virtuosismi per costruire una tensione più continua e concreta.
Di Wright resta la precisione, la cura per i movimenti e la capacità di trasformare l’azione in linguaggio, ma l’ironia cambia tono: non più brillante e giocosa, bensì più scura, quasi corrosiva. È forse il suo lavoro più sobrio, quello in cui lo stile non domina la storia ma la accompagna, mettendosi al suo servizio con una maturità nuova. Proprio in questa scelta di misura sta la forza della regia, che dimostra come Wright sappia uscire dai propri codici senza smarrire la sua identità.

Ben Richards, un uomo intrappolato in un meccanismo che lo supera
Glen Powell regge Ben Richards con misura, evitando sia il protagonismo eroico sia la caricatura dell’action man muscolare. Il suo è un uomo intrappolato in un meccanismo che lo supera, reso credibile da una vulnerabilità che diventa parte del racconto. In questa dimensione di individuo schiacciato dal sistema, il personaggio di Powell richiama per certi versi quello interpretato da Aaron Paul in Westworld.
Come Caleb Nichols, anche Richards è un uomo comune trascinato dentro un ingranaggio che lo osserva, lo controlla e ne prevede ogni scelta, simbolo di una società che trasforma l’esperienza umana in algoritmo. Entrambi vivono la stessa tensione tra libero arbitrio e manipolazione, tra la volontà di ribellarsi e la consapevolezza di essere solo una pedina in un gioco più grande. Chi ha visto la versatilità di Powell in Hit Man ritrova qui un’interpretazione più trattenuta, scelta coerente con il tono del film, dove il personaggio non deve stupire ma semplicemente resistere, cercando un margine di umanità dentro un sistema che la nega.
I riferimenti di The Running Man
Man mano che The Running Man va avanti, lo spettatore non può far a meno di pensare ad altri racconti distopici visti sia sul grande che sul piccolo schermo. Abbiamo già citato Westworld ma che dire di Hunger Games e Black Mirror?
Sia in Hunger Games che in 15 Million Merits, secondo episodio della prima stagione di Black Mirror, si entra in quella stessa dinamica in cui il pubblico consuma la sofferenza dei concorrenti trasformandola in intrattenimento collettivo. Nei film tratti dai romanzi di Suzanne Collins, i tributi sono costretti a partecipare a gare mortali trasmesse in diretta, dove la violenza diventa spettacolo e rito sociale. The Running Man riprende quella struttura ma la rilegge con uno sguardo più realistico e disincantato: l’arena non ha nulla di epico, è parte della quotidianità, e lo show televisivo si trasforma in uno strumento di pressione costante che cancella qualsiasi possibilità di eroismo.
In 15 Million Merits i protagonisti vivono in un mondo dominato da uno spettacolo televisivo che strumentalizza ogni loro sforzo, dove anche il tentativo di distinguersi finisce per alimentare lo stesso meccanismo di controllo. La libertà è solo un’illusione, perché il sistema decide tutto. The Running Man riprende questo schema narrativo: Richards corre, si ribella e sopravvive, ma il sistema resta sempre un passo avanti, orchestrando ogni suo movimento. Wright suggerisce tutto questo senza ricorrere a spiegazioni dirette, lasciando che il funzionamento dello show mostri da sé la manipolazione e l’impotenza programmata.
In mezzo a questa tensione, il film si concede scarti calibrati, momenti volutamente sopra le righe che flirtano con il trash. Non è un eccesso casuale, ma un trash costruito con intelligenza, controllato e capace di sorprendere e divertire senza indebolire la struttura del racconto. Sono dettagli che danno al film personalità, leggerezza e ironia, senza compromettere la credibilità della distopia.

In definitiva
La regia di Wright mantiene una coerenza assoluta, fatta di ambienti consumati, spazi stretti e un’azione essenziale, mai urlata. Tutto contribuisce a rendere il futuro rappresentato inquietante ma plausibile. The Running Man non cerca lo stupore facile, ma lavora sulla sostanza, mostrando una società ossessionata dall’intrattenimento e dalla manipolazione, e lasciando al pubblico una tensione che continua anche dopo i titoli di coda.
Il risultato è un film solido, originale e sorprendentemente godibile. Sa essere ironico e spietato, realistico e spettacolare, con un equilibrio tra azione, riflessione sociale e critica sottile ai meccanismi del potere mediatico.
The Running Man, nelle sale italiane dal prossimo 13 Novembre con Eagle Pictures
Per rimanere sempre aggiornati su tutte le notizie di serie tv, cinema, LifeStyle e gossip continuate a seguirci su Bingy News. Se volete potete anche dare un’occhiata e magari perchè no? Potete iniziare a seguirci anche sulla nostra pagina Facebook e sui nostri profili Instagram, Tik Tok e X, ex Twitter, dove troverete tanti contenuti multimediali ed interviste esclusive.
