La nostra recensione in anteprima del film francese Tutto l’amore che serve, in arrivo al cinema il 19 giugno distribuito da I Wonder Pictures
Presentato nella sezione orizzonti della Mostra internazionale del cinema di Venezia 2024, esce il 19 giugno nelle sale italiane ‘Tutto l’amore che serve‘, opera prima della regista francese Anne-Sophie Bailly, con protagonisti Laure Calamy nel ruolo di Mona e Charles Peccia Galletto nel ruolo di suo figlio Joel. Ecco la nostra recensione in anteprima del film.
Tutto l’amore che serve: Recensione
Mona e Joel sono una madre e un figlio che vivono quasi simbioticamente nella cittadina di Creteil nel nord della Francia. Joel è infatti un giovane uomo con disabilità cognitive che assorbe tutte le energie e la dedizione materne, la quale si dedica anima e corpo a lui e lascia spazio solo al lavoro, annullandosi di fatto in questa sedimentata routine. Joel però, si innamora di Oceane, sua collega al lavoro, che parimenti soffre di disabilità. I due poco dopo scopriranno di aspettare un bambino e ciò scardinerà le vite di tutti, a partire da quella di Mona che perderà il controllo sulla sua infelice safe zone consolidata negli anni.
Tutto l’amore che serve: Una storia vera

Ispirato da un reale avvenimento della vita della regista Anne-Sophie Bailly, il lungometraggio prende il via dalla gravidanza di Oceane, la quale aspetta un bambino da Joel: come si potrà conciliare la disabilità di entrambi con la loro voglia di mettere su famiglia e di avere un figlio insieme? Chi si prenderà cura di tutti? Sono pressappoco queste le domande che si pongono Mona e i genitori di Oceane, alla scoperta della loro relazione e dei loro desideri. In particolare per Mona sarà estremamente complesso riuscire a scardinare il suo ruolo di caregiver che negli anni aveva assorbito e sostituito totalmente la donna, facendola annullare per amore del figlio.
Ma questo è amore o desiderio di controllo? Probabilmente è paura. Ma questa non conduce nessuno ad essere felice: né Joel che inizia a far sentire la sua voce ed ha voglia di prendersi la sua indipendenza da una madre che con il suo amore lo ha un po’ soffocato, né Mona stessa che non ha più una vita tutta sua.
E allora, dunque, per tutti c’è la necessità di ripartire da se stessi per provare ad innestare un circolo virtuoso che doni nuova linfa vitale alle esistenze di ognuno. Per fare ciò è necessaria una grande dose di coraggio, soprattutto da parte di Mona. Arrendersi alla vita è infatti l’unica strada che le resta da intraprendere.
Tutto l’amore che serve: Una gran confusione di sentimenti

Il progetto, seppur ambizioso, resta a mio parere un film che non decolla, nonostante le belle prove attoriali dei protagonisti Laure Calamy e Charles Peccia Galletto. La vicenda narrata è davvero troppo intima, troppo dolorosa per provare a sviscerarla davvero e questo si percepisce per tutta l’ora e mezza di visione.
Esiste una gran confusione di sentimenti, che sembrano prendere il sopravvento l’uno sull’altro senza realmente mai chiarirsi ed alla fine quello che ne si trae è la voglia che il film finisca per potersi scrollare questo groviglio di percezioni dolorose e di cui non si capisce l’entità, esattamente come Mona che non riesce più a comprendere il figlio. Coraggiosa ed apprezzabile la scelta di andare in scena con due attori realmente disabili che almeno restituiscono questa parte senza sembrare posticci o forzati, meno apprezzabile, forse, quella sensazione di voyeurismo che si ha quando si toccano le loro vicende. Insomma l’intenzione c’era, ma il risultato non corrisponde purtroppo alle alte aspettative.
Per rimanere sempre aggiornati su tutte le notizie di serie tv, cinema, televisione e gossip continuate a seguirci su Bingy News. Per tutte le interviste esclusive e i contenuti sui migliori eventi, passate a trovarci anche sulla nostra pagina Facebook, sui nostri profili Instagram e Tik Tok e sul nostro profilo X.
