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La nostra recensione in anteprima di Vas – Il film, opera prima di Gianmaria Fiorillo. Il racconto nudo e crudo del fenomeno degli hikikomori

Esce al cinema giovedì 20 novembre ‘Vas – Il film’, debutto alla regia di Gianmaria Fiorillo, prodotto da Al One in co-produzione con Meleagris Film e distribuito in sala da Piano B Distribuzioni. L’opera prima del regista racconta il fenomeno degli hikikomori, termine giapponese che indica i ragazzi che scelgono di auto isolarsi dal mondo.

Vas – Il film: Il fenomeno degli hikikomori

Visual Analogue Scale: strumento usato in medicina per misurare il dolore” ed è proprio dalla sofferenza e dal disagio mentale che nasce il fenomeno degli hikikomori, ovvero i giovani della generazione millennials e Gen Z che vivono lontano dal mondo reale, auto isolandosi silenziosamente nelle proprie camere e non avendo rapporti con l’esterno se non tramite dispositivi. I motivi possono essere molteplici: non sentirsi abbastanza, non volersi legare ad un’altra persona, non essere giudicati dall’esterno o non riuscire a sopportare il caos giornaliero. Una problematica sociale che ha avuto il suo picco durante la pandemia da covid, quando l’isolamento poteva salvare vite e non distruggerle.

Ed è tramite uno schermo che nasce la relazione tossica e tremendamente pericolosa tra Camilla e Matteo, due ragazzi che condividono la stessa condizione di ritiro volontario e che, attraverso il loro incontro tanto inatteso quanto travolgente saranno costretti a misurare la profondità delle proprie paure e la forza del proprio legame, tra giochi a sfondo erotico e difficoltà nel comunicare con sincerità della propria situazione.

In ‘Vas – Il film’ gli hikikomori non vengono giudicati dall’esterno, ma per assurdo gli unici a darsi un peso negativo sulla propria esistenza sono i protagonisti Camilla e Matteo, consapevoli di avere un problema ma troppo fragili per affrontarlo da soli. Grazie al loro stessi riescono, con fatica, a cambiare prendendo in mano la propria vita cercando di dominare l’ansia e a dare un nome alla propria sofferenza.

Vas – Il film: Un film forte su un tema quasi sconosciuto

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Vas – Il film: Recensione

Inizialmente il lungometraggio ha quasi il sapore di un documentario, girato a metà tra un manga giapponese e un videoclip degli anni ’90 dai toni psichedelici. Man mano che la relazione tra i due protagonisti va avanti, e diventa sempre più estrema, cresce anche l’interesse per la loro storia portando lo spettatore ad interrogarsi quanto siano disposti ad arrivare per dare sfogo alla propria sofferenza. Inizialmente ‘Vas – Il film’ scatena scetticismo, in particolare con le scene di apertura che purtroppo non inquadrano del tutto il film, ma col passare dei minuti acquisisce sempre più forza nel raccontare la cupa vita degli hikikomori.

Vas – Il film: Eduardo Scarpetta e Demetra Bellina sono al centro della storia

Al centro ci sono i due protagonisti interpretati da Eduardo Scarpetta e Demetra Bellina. In particolare l’attore partenopeo, nonostante il successo mainstream grazie a serie di successo disponibili su grandi piattaforme, mette anima e corpo in un progetto indipendente pubblicizzando sui propri canali social. Segno che la generazione Millennials ha tanto da dire e tanto da comunicare.

Gianmaria Fiorillo firma un’opera prima che riesce a distinguersi dalla massa. Il regista sceglie un tema ancora poco usato dal cinema internazionale, e per niente preso in considerazione dall’industria Made in Italy, mostrando quanto l’esistenza degli hikikomori sia incompresa, a volte anche incomprensibile. Il merito va anche alla sceneggiatura di ‘Vas – Il film’, tratta dal soggetto originario di Sara Sole Notarbartolo e tratto dall’opera teatrale VAS della stessa autrice. Una scrittura ricca di dialoghi (e monologhi social) che definiremmo spontanei e reali, quasi difficili da trovare nelle produzioni odierne, i quali rendono diretto un film di per sè difficile, ma allo stesso tempo delicato e mai giudicante.

In conclusione ‘Vas – Il film’ è assolutamente da vedere, così da comprendere ed entrare in empatia con un disagio contemporaneo e sempre più presente all’interno della nostra società. Un racconto crudo ed intenso che può rivelarsi sorprendentemente un racconto delle nostre vite, talvolta attraversate da momenti di isolamento verso il mondo e verso gli altri. Una storia che vuole smuovere le coscienze, e nel suo piccolo ci riesce.

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Di Valentina Turci

Nata e cresciuta a pane e serie tv. La sua carriera nell'informazione inizia nel 2013 muovendo i primi passi nei magazine locali, per poi specializzarsi nel settore dell'intrattenimento.

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