The Handmaid’s Tale 4 x05: Recensione dell’episodio “Chicago”

Ecco la nostra recensione del quinto episodio di The Handmaid’s Tale 4 dal titolo “Chicago” dove la storia finalmente va avanti

Dopo il quarto episodio di The Handmaid’s Tale 4 (qui la nostra recensione) sulla piattaforma streaming Hulu, e in Italia su TimVision, questa settimana è arrivato il quinto episodio dal titolo “Chicago”. Ecco la nostra recensione.

The Handmaid’s Tale 4 x05: Recensione dell’episodio “Chicago”
The Handmaid’s Tale 4 x05: Recensione dell’episodio “Chicago”

Il quarto episodio di The Handmaid’s Tale 4 si concludeva con il sacrificio di Janine per il bene della squadra, ormai ridotta a lei e June. In “Chicago” possiamo notare come vive una parte della resistenza, la parte che non si è e non si vuole sottomettere a Gilead.

La Resistenza

Come avevamo detto nella recensione di Milk, Steven è la resistenza ma non è May Day. In questo episodio di The Handmaid’s Tale 4 scopriamo che oltre a May Day e alla combriccola di Steven, nella città di Chicago sono presenti anche i Nighthawks. Questi ultimi sono individui che uccidono chiunque faccia parte del sistema totalitario di Gilead, per loro una divisa equivale a nemico e il nemico deve perire. I Nighthawks sono gli estremisti di questa guerra. Sinceramente è stato davvero divertente ascoltare Steven che spiegava a June chi fossero gli estremisti. Soprattutto quando ha concluso la spiegazione con:

“Tu li adoreresti!”

Questo episodio insegna più che mai che esistono vari tipi di resistenza, se analizziamo la parola, il suo significato è proprio quello di resistere, di opporsi, di non cedere. Resistenza non vuol dire uccidere, e non vuol dire solamente combattere. Vuol dire appunto non cedere, non finire nelle mani del nemico.

Proprio per questo motivo quando June chiede a Steven che tipo di resistenza sono, lui le risponde semplicemente:

“Quella che sopravvive”

Nonostante la deplorevole richiesta posta da Steven nello scorso episodio di The Handmaid’s Tale 4, in “Chicago” notiamo che a differenza della nostra antieroina per eccellenza, le scelte di questo leader sono ponderate. Steven riflette sulle conseguenze delle sue azioni, perlomeno per quanto riguarda la guerra.

Janine e June, il legame profondo di due ancelle

Questo quinto episodio di The Handmaid’s Tale ricorda anche quanto sia forte il legame tra le due ancelle nonostante il modo di pensare completamente diverso.

Janine è una inguaribile ottimista, cerca sempre di trovare il lato positivo in ogni situazione. Vi ricordate nella seconda stagione quando era stata mandata ai lavori forzati nelle colonie com’era felice di organizzare quel piccolo matrimonio tra le due nondonne?

Ecco, questo è un esempio perfetto della forza di carattere che ha questa donna. Una donna che non ha mai smesso di dare valore alla vita, non ha mai smesso di cercare un minimo di normalità e gioia, soprattutto nelle piccole cose.

The Handmaid’s Tale 4 x05: Recensione dell’episodio “Chicago”
The Handmaid’s Tale 4 x05: Recensione dell’episodio “Chicago”

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Proprio per questo motivo Janine riesce ad immaginarsi una vita migliore in quel contesto, vivere con Steven e magari avere dei figli con lui tra un bombardamento e un altro.

Mentre June si sa, sembriamo un disco rotto, ne siamo perfettamente consapevoli, ma questa è la realtà. L’antieroina vuole solamente combattere, distruggere Gilead senza mai avere un piano preciso e agendo solo d’istinto.

Ora, nonostante la posizione delle due sia diametralmente opposta, il loro legame è qualcosa di talmente profondo da renderle inseparabili. Entrambe si sentono davvero più al sicuro quando sono insieme, proprio come la dottrina di Gilead ha loro insegnato.

Ed è esattamente per questa ragione che Janine decide di rinunciare a quella normalità apparente e seguire June in un’altra missione spericolata per non lasciare da sola la sua compagna.

Ti prego fa che Janine non sia morta, non so se riusciremo a sopportare anche questa perdita

Continua a pagina due la recensione del quinto episodio di The Handmaid’s Tale 4

Manuela Cristiano

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