La nostra recensione dei primi due episodi di The Beauty, la nuova serie di Ryan Murphy che debutterà domani 22 Gennaio su Disney +
Con The Beauty, Ryan Murphy firma uno dei debutti più attesi della stagione televisiva 2026. La serie, disponibile su Disney+ dal 22 gennaio con i suoi primi tre episodi, mescola thriller, horror corporeo e riflessione sociale in un racconto che parla del nostro rapporto con l’immagine, l’estetica e la perfezione. Non è un semplice spettacolo di genere: è piuttosto una lente deformante sulla società contemporanea, dove la corsa alla bellezza diventa terreno di sfruttamento, ambizione e rischio mortale.
L’impronta stilistica di Murphy è immediatamente riconoscibile: estetica lucida, dettagli visivi ricercati, un cast internazionale di altissimo profilo e una narrazione che sa essere tanto intrigante quanto disturbante.
Di cosa parla “The Beauty”
La storia si apre su un mondo non troppo distante dal nostro, quello dell’alta moda, social media e perfezione estetica, dove la promessa di un’immagine perfetta non è più un ideale astratto ma una realtà biologica. Tutto ruota attorno a un virus misterioso, trasmissibile sessualmente, che trasforma chi lo contrae in una versione fisicamente “perfetta” di sé stesso. A prima vista sembra un sogno, un miracolo scientifico… ma ben presto si trasforma in un incubo. L’effetto collaterale è devastante e letale.
Attorno a questo fenomeno si sviluppa la trama: due agenti dell’FBI — Cooper Madsen e Jordan Bennett — vengono chiamati a indagare su una serie di morti raccapriccianti che sembrano tutte riconducibili a questa nuova “cura”. Le loro indagini li portano a scontrarsi con una potente multinazionale guidata da un ambiguo magnate della tecnologia, responsabile della diffusione del trattamento. Una trama che si dipana tra Parigi, Roma, New York e Venezia, portandoci dentro le luci sfolgoranti delle passerelle e gli angoli più oscuri dell’animo umano.

I primi due episodi
Quello che The Beauty propone nei primi due episodi è uno sguardo impietoso ma lucido su alcuni dei mali della modernità. La bellezza non è più solo un valore estetico: diventa moneta di scambio, potere e controllo. Murphy e il suo team mettono in scena un mondo che ci somiglia troppo, uno in cui la pressione per apparire, l’omologazione degli ideali e la mercificazione del corpo sono tema centrale di ogni scelta.
Il cast è uno degli aspetti più affascinanti della produzione. Evan Peters, volto caro a chi segue Murphy da tempo, porta sullo schermo un agente consumato dalla ricerca della verità mentre Rebecca Hall regala una performance che equilibra fermezza e fragilità, offrendo uno sguardo umano in mezzo al caos narrativo. Ashton Kutcher, sorprendentemente, incarna un villain sfaccettato Byron Forst, non è il cattivo stereotipato, ma un imprenditore convinto di offrire al mondo un dono, incapace di vedere i danni che provoca pur di proteggere il proprio impero.
D’altronde è proprio il personaggio di Byron Forst a dire la frase “beautiful people don’t think that the rules apply to them” “Le persone belle non pensano che le regole valgono anche per loro.”
La presenza di volti noti danno ulteriore spessore alla serie, infatti, non sono apparizioni di contorno, ma presenze che lasciano il segno e aiutano a costruire un racconto corale, fatto di personaggi intensi e pieni di contraddizioni. Alla regia, Ryan Murphy e il suo team guidano la storia con mano sicura, alternando momenti di tensione, inquietudine e riflessione senza mai perdere il ritmo.
Uno sguardo ai primi episodi
È nella caratterizzazione dei protagonisti che The Beauty rivela una delle sue intuizioni più intelligenti. I personaggi interpretati da Evan Peters e Rebecca Hall non sono “brutti”, ma normali, e proprio per questo imperfetti. E l’imperfezione, in questo mondo, è già una colpa. Sin dalle prime sequenze emerge un dettaglio disturbante; anche quando la bellezza sembra naturale, viene comunque sezionata, giudicata, ridotta a particolari. Il seno considerato troppo piccolo di Jordan, i denti leggermente ingrigiti di Cooper. Nulla è davvero accettabile. Nulla è mai abbastanza.
È qui che la serie colpisce più a fondo! Sì perchè La ricerca della perfezione non riguarda solamente coloro che la desiderano apertamente, ma anche tutti quelli che non ne sono interessati ma, che per un caso fortuito del destino si ritrovano a subirne il peso e le conseguenze. È una pressione costante, silenziosa, che agisce per sottrazione. Non ti dice che sei brutto, ti dice che potresti essere migliore. E questo è molto più pericoloso.
Le scene più estreme, a tratti volutamente orripilanti ed esagerate, non sono mai gratuite. L’orrore corporeo serve a esasperare il concetto di rinascita forzata, di trasformazione subita o desiderata, e soprattutto il dualismo tra chi sceglie e chi viene scelto al posto suo. La bellezza diventa un confine morale: chi la ottiene per volontà e chi la subisce come condanna. Murphy spinge sull’eccesso proprio per rendere visibile ciò che normalmente è invisibile.

Interessante anche il modo in cui la serie smonta l’idea che la bellezza estrema coincida con la perfezione.
La chirurgia estetica non è rappresentata come un mezzo neutro, ma come una distorsione. Uno dei personaggi apparso in queste prime sequenze è quello “rovinato” dalla troppa chirurgia, convinto di essere magnifico mentre il suo corpo racconta l’opposto. È un’immagine potente, quasi tragica: la percezione di sé completamente scollata dalla realtà, ma ancora sostenuta dallo sguardo degli altri.
Sul fondo, The Beauty gioca anche con un immaginario ormai radicato nella cultura online: il dualismo tra incel e “chad”, tra chi si sente escluso e chi incarna l’ideale dominante. I belli diventano una categoria sociale, non solo estetica. Vengono citati modelli irraggiungibili, volti famosi che rappresentano l’idea di successo e desiderabilità – figure alla Glen Powell – trasformate in archetipi. Ma la serie è chiara: anche chi rientra in quell’ideale non è al sicuro. La bellezza non protegge, consuma.
Guardare i primi due episodi di The Beauty è un’esperienza coinvolgente e, in diversi momenti, perturbante. Non si tratta semplicemente di seguire una trama misteriosa, si ha la sensazione di essere posta di fronte a una specie di specchio deformante della nostra società. All’inizio potresti pensare di avere davanti un thriller curioso, poi la storia ti attira dentro una riflessione più profonda su cosa significhi desiderare, inseguire e pagare il prezzo della perfezione.
Alla fine dei primi due episodi, The Beauty lascia quella sensazione precisa di qualcosa che lavora in silenzio sotto la pelle.
La bellezza qui non è un premio né una conquista, ma una reazione chimica e basta pochissimo perché tutto cambi, perché ciò che promette perfezione inizi a chiedere il conto. Non serve mostrarne sempre le conseguenze, ma, il rischio è già nell’attesa, nello sguardo degli altri, nella possibilità stessa di migliorarsi. The Beauty suggerisce che ogni ideale portato all’estremo diventa instabile. E quando l’equilibrio salta, non resta che osservare l’esplosione.
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