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La nuova serie HBO Max ideata da Chris Mundy, Damon Lindelof e Tom King trasforma i supereroi cosmici in un dramma poliziesco di provincia, e il risultato è che Lanterns è tra le cose migliori nel nuovo universo DC

Ci sono serie che meritano di essere lasciate decantare prima di scriverne, e Lanterns è sicuramente una di queste. Per questo abbiamo aspettato, lasciando ai nostri lettori il tempo di immergersi nei primi episodi di “season 1” prima di mettere nero su bianco le nostre impressioni: non volevamo rovinare la sorpresa. E che fantastica sorpresa.

Disponibile in streaming su HBO Max dal 17 agosto, la serie porta sullo schermo Hal Jordan e John Stewart, due dei Lantern umani più amati dei fumetti DC, affidati rispettivamente a Kyle Chandler e Aaron Pierre. Dietro la macchina da presa (e la scrittura) troviamo un trio d’autore non da poco: Chris Mundy, showrunner reduce da Ozark, il fumettista Tom King e Damon Lindelof, che di universi espansi e mitologie complesse se ne intende, avendo già firmato Watchmen. Lanterns fa ufficialmente parte del nuovo DC Universe orchestrato da James Gunn e Peter Safran per DC Studios, e arriva in un momento delicato per il franchise, reduce dalle luci di Superman e dalle ombre di Supergirl.

Lanterns, la nuova serie HBO Max, trasforma i supereroi cosmici in un dramma poliziesco di provincia
Lanterns, la nuova serie HBO Max, trasforma i supereroi cosmici in un dramma poliziesco di provincia

Lanterns: La nostra recensione

Un colpo da novanta in un panorama ingolfato

Siamo sommersi da serie ispirate ai fumetti, e molte sembrano esistere solo per sfruttare il brand, in mezzo a questo mare, dominato soprattutto dalla Marvel e spesso altalenante come qualità, Lanterns sferra un colpo deciso già dal primo episodio lascia quasi completamente da parte l’immaginario “lucido” del cinecomic e si butta in atmosfere più da crime drama, alla True Detective: due agenti agli opposti, una cittadina isolata in Nebraska, un mistero che si espande puntata dopo puntata e finisce per toccare corde inaspettate. Non è un caso se il nome di Lindelof si respira in ogni svolta narrativa: la lezione di Watchmen è lì, ben visibile, ma stavolta viene rielaborata con un’identità distinta, meno appariscente ma piena di sfumature.

A questo punto una domanda sorge spontanea, ed è quasi inevitabile porsela guardando Green Lantern finalmente trattato con la dignità che merita: aveva ragione Sheldon Cooper (Jim Parsons), il fisico teorico più famoso della tv, che in The Big Bang Theory professava un amore incondizionato (spesso deriso dagli amici) per Green Lantern? Ebbene oggi avrebbe ampiamente di che gongolare, Lanterns restituisce finalmente al personaggio lo spessore che il cinema, complice il disastroso film del 2011 con Ryan Reynolds, non era mai riuscito a garantirgli.

Hal e John: la vera arma a “induzione quantica” della serie

Se la mitologia cosmica del Corpo delle Lanterne Verdi fa capolino con parsimonia; qualche costruzione di energia, un accenno a Sinestro (Ulrich Thomsen), una comparsata di Guy Gardner (Nathan Fillion); il cuore pulsante dello show è tutto nella dinamica tra i due protagonisti. Kyle Chandler è un Hal Jordan che dire in stato di grazia è quasi poco: veterano stanco, arrogante, sarcastico al limite dell’insopportabile, eppure scena dopo scena riesce sempre a conquistare lo spettatore, sembra quasi che abbiano scritto il personaggio solo per lui.

Accanto a lui, Aaron Pierre costruisce un John Stewart magnetico, controllato, che sotto la calma militare lascia intravedere un fuoco sempre acceso: un uomo che ha passato la vita a prepararsi per un momento che il suo mentore, per orgoglio o paura, continua a rimandare. Il loro scontro generazionale; un uomo bianco che ha ottenuto tutto grazie a una sola risposta giusta, un uomo nero che si è dovuto guadagnare ogni centimetro di rispetto; non viene mai urlato, ma si insinua in ogni battuta tagliente, in ogni silenzio carico di tensione. Intorno a loro, un cast di comprimari che non lascia respiro: Kelly Macdonald dà allo sceriffo Kerry Kane un’autorevolezza fragile e magnetica, mentre Garret Dillahunt costruisce nel patriarca Macon un antagonista che passa dal minaccioso all’affabile in una sola inquadratura.

Lanterns, la nuova serie HBO Max, trasforma i supereroi cosmici in un dramma poliziesco di provincia
Lanterns, la nuova serie HBO Max, trasforma i supereroi cosmici in un dramma poliziesco di provincia

Un linguaggio visivo che sa quando osare

Quello che salta subito all’occhio in Lanterns, oltre alla scrittura, è la precisione con cui calibra il suo linguaggio visivo. Per la maggior parte del tempo, la fotografia segue i codici del procedurale moderno: luci calde e polverose, campi lunghi che sottolineano la solitudine del Midwest, inquadrature che si concentrano sui volti e sui silenzi invece che sullo spettacolo fine a sé stesso. Scegliere questa strada richiede coraggio, perché significa abbandonare di proposito l’estetica patinata che ormai il genere supereroistico ci propone sempre, per abbracciare invece quell’atmosfera sporca e autentica da noir di provincia. E poi, quando la serie decide finalmente di mostrare il suo lato cosmico, l’effetto colpisce ancora di più proprio perché arriva dopo una lunga attesa: gli anelli che si illuminano, le costruzioni di energia che prendono forma dalla volontà dei protagonisti, i pochi momenti in cui si va nello spazio profondo, diventano vere iniezioni di meraviglia in una storia che, fino a un attimo prima, sembrava tutta radicata nella realtà. Non è un caso che uno degli episodi centrali della stagione, quello che finalmente lascia esplodere il potenziale action della mitologia, arrivi a stagione ormai inoltrata: Lanterns sa che il valore della luce si misura sempre in rapporto al buio che la precede.

Lanterns, la nuova serie HBO Max, trasforma i supereroi cosmici in un dramma poliziesco di provincia
Lanterns, la nuova serie HBO Max, trasforma i supereroi cosmici in un dramma poliziesco di provincia

Perché conviene restare al buio (senza spoiler)

Non troverete in questa recensione spoiler sulla trama, sui colpi di scena o sulle rivelazioni che scandiscono la stagione: la sorpresa continua è parte del piacere che si prova guardando Lanterns, ed è un dono che preferiamo lasciare intatto ai nostri lettori. Vi diciamo solo che la serie riesce a bilanciare bene i momenti da puro survival thriller con quelli tipicamente supereroistici, senza mai perdere di vista il cuore emotivo della storia: due uomini, un anello e quella domanda che da sempre decide chi è degno di indossarlo. “Hai paura?” chiede il Corpo delle Lanterne a chi vuole farne parte. Lanterns, la serie, risponde a quella domanda con un coraggioso e diretto “no”: non teme di essere diversa, di rallentare il ritmo, di osservare i supereroi da una prospettiva nuova e più umana.

Ne esce uno degli show supereroistici più sorprendenti dell’anno, capace di ridare dignità e profondità a un genere che spesso si riduce alla sola spettacolarità.

Non è un caso, forse, che un’altra serie di successo come Daredevil sia lontana anni luce dalle atmosfere patinate che le serie e i film supereroistici ci offrono di solito. Sarà forse che chi scrive ha una predilezione per questo tipo di toni più cupi e terreni, ma il successo di entrambe le produzioni sembra dimostrare che il pubblico è pronto per un supereroismo meno levigato, più vicino alla vita vera che al fumetto scintillante. Una cosa è certa, se questo è il futuro del DC Universe, possiamo dirlo senza esitazione: la luce verde è accesa e brilla più forte del previsto.

Lanterns è trasmessa in streaming su HBO Max dal 17 di Agosto

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