113687 MORAGHEB FALLING HOUSE Farhad Aslani and Laleh Marzban scaled

Falling House, il nuovo film di Mohsen Gharei, trasforma il crollo di una casa alla periferia della città in un’accusa diretta contro il patriarcato iraniano, sorretto da un cast straordinario guidato da una Laleh Marzban da premio.

Il film segna il ritorno alla regia di Mohsen Gharei dopo sei anni di silenzio artistico, una scelta che il regista ha fatto per protestare contro le restrizioni imposte al cinema iraniano.

Falling House (titolo originale Moragheb), presentato nella sezione Orizzonti dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia, prodotto da Seven Springs Pictures  è stato acquistato da Wanted Cinema per la distribuzione italiana, anche se una data di uscita nelle sale ancora non è stata ufficializzata.

Una casa che crolla, una famiglia che implode

Alla periferia di Teheran, una famiglia si prepara a lasciare la propria casa, destinata alla demolizione per far spazio a una nuova strada. Rashid (Farhad Aslani), guardia carceraria sospesa per accuse di corruzione, scopre che la figlia maggiore Ensi (Laleh Marzban) vuole trasferirsi in Turchia per diventare modella.

Da quel momento, la casa condannata si trasforma in qualcos’altro: non più rifugio, ma cella. Rashid rinchiude prima Ensi, poi la moglie Zinat (Rima Raminfar), e infine la figlia più piccola Janan (Elena Khakbazan), convinto di proteggerle da un mondo che lui stesso non riesce più a controllare.

Falling House si regge proprio su questo doppio piano: da una parte l’edificio che cede sotto i colpi delle ruspe, dall’altra la famiglia che si disfa sotto il peso di un’autorità paterna sempre più cieca. Il titolo parla di caduta al singolare, e non è un caso: qui non cade solo la casa, ma tutto un modo di vedere la famiglia, il potere, l’amore.

Falling House, il nuovo film di Mohsen Gharei
Falling House, il nuovo film di Mohsen Gharei

La nostra recensione di Falling House

La regia di Gharei, tra pudore e ferocia

Falling House va oltre le dinamiche della famiglia e trasforma la casa destinata alla demolizione nell’immagine di un intero Paese, sospeso tra un passato mai risolto e un futuro che fatica a emergere. Gharei ha scritto la sceneggiatura diversi anni prima delle riprese, eppure il film sembra raccontare con impressionante precisione l’Iran di oggi.

Come ha spiegato lo stesso regista, si tratta della conseguenza di un sistema che non cambia e continua a produrre le stesse macerie, generazione dopo generazione, una coazione a ripetere.

La dimensione claustrofobica è insieme il punto di forza e il limite del film, perché amplifica il senso di oppressione e costringe lo spettatore a condividere la stessa trappola delle protagoniste, ma negli ultimi minuti la continua alternanza di suppliche e rifiuti finisce per rendere la tensione più ripetitiva. Gharei rimane fedele fino in fondo alla scelta iniziale, anche a costo di rendere il finale meno incisivo di quanto avrebbe potuto essere.

Falling House, il nuovo film di Mohsen Gharei
Falling House, il nuovo film di Mohsen Gharei

Una casa come specchio di un paese intero

Falling House si può leggere anche su un altro piano, che va oltre le dinamiche private della famiglia, ed è proprio qui che diventa un’opera così ricca. La casa destinata alla demolizione rappresenta la fine di un equilibrio domestico, e al tempo stesso è lo specchio di un intero paese, sospeso tra un passato che non si risolve e un futuro che fatica ad emergere.

Laleh Marzban e un cast che toglie il respiro

Se Falling House riesce a scavare così a fondo, lo deve soprattutto ai suoi interpreti. Laleh Marzban, premiata come miglior attrice nella sezione Orizzonti, dà a Ensi una fragilità che non si trasforma mai in debolezza e le bastano uno sguardo o un tremolio per comunicare anni di paura e un desiderio di libertà a lungo represso.

Al suo fianco, Farhad Aslani interpreta Rashid senza ridurlo a un semplice carnefice, accompagnando gradualmente il passaggio da padre affettuoso a uomo autoritario e violento. È proprio la naturalezza con cui avviene questa trasformazione a rendere il personaggio così inquietante.

Rima Raminfar, nei panni della madre Zinat, offre forse l’interpretazione più dolorosa, esprimendo una sofferenza profonda senza mai cedere del tutto, mentre Elena Khakbazan, nel ruolo della piccola Janan, porta sullo schermo una vitalità che rende la sua prigionia ancora più crudele.

Falling House, il nuovo film di Mohsen Gharei
Falling House, il nuovo film di Mohsen Gharei

Il peso di una parabola universale

Quello che fa di Falling House qualcosa di più di un semplice dramma familiare iraniano è la sua capacità di parlare a chiunque abbia vissuto sotto un’autorità che confonde amore e possesso. Gharei ha voluto che Rashid fosse un uomo in cui ci si potesse riconoscere, non una figura distante o mostruosa.

Il finale, senza spoilerare offre un’ambiguità che pesa più di qualsiasi rivincita in quanto Gharei vuole farci capire quanto sia facile diventare come Rashid

Un bilancio personale

Generalmente chiudiamo le recensioni con un verdetto finale, in questo caso preferiamo chiamarlo il segno che Falling House ci ha lasciato addosso. Sappiamo bene che una recensione dovrebbe mantenere una certa distanza emotiva, ma con questo film non abbiamo potuto fare a meno di sentirci coinvolti emotivamente.

Ci sono scene, soprattutto quelle che riguardano Marzban, in cui abbiamo sentito il petto stringersi in un modo che raramente il cinema riesce a provocare senza scorciatoie sentimentali. Il film non chiede compassione, chiede attenzione, e la offre con una sincerità che non è possibile ignorare.

Moragheb è un film assolutamente da vedere.

Falling House è prodotto da Seven Springs Pictures  e sarà distribuito in Italia da Wanted Cinema, la data di uscita nelle sale ancora non è stata ufficializzata.

La recensione di “Falling House” proviene dalla Mostra del Cinema di Venezia 2026 dove il film è stato proiettato in anteprima internazionale.

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