La nostra recensione in anteprima dei primi due episodi di ACAB – La serie, con Marco Giallini, Adriano Giannini, Valentina Bellè e Pierluigi Gigante
A distanza di 13 anni dal film omonimo tratto dal romanzo di Carlo Bonini, arriva la versione seriale che promette di conquistare il pubblico con una storia dove ordine e caos si incontrano e generano conflitti sia interiori che esteriori nei propri protagonisti. Stiamo parlando di ‘ACAB – La serie’ in uscita mercoledì 15 gennaio solo su Netflix, ecco la nostra recensione in anteprima dei primi due episodi.
ACAB – La serie, Recensione: Dal film alla serialità su Netflix

Come nel film uscito nel 2012, anche ‘ACAB – La serie’ racconta il discutibile operato e le complicate vite private di un gruppo di agenti operativi della Polizia di Stato, in particolare della squadra del Reparto Mobile di Roma, celerini noti per i metodi poco ortodossi durante il servizio. Ritroviamo Manzinga, personaggio presente anche nel lungometraggio che segnò il debutto sul grande schermo di Stefano Sollima (ora tra i produttori esecutivi), questa volta insieme a Marta e Salvatore. Il gruppo viene inviato a sedare i feroci scontri in Val di Susa, ma sarà proprio lì che accade qualcosa di irreparabile che già in passato ha sconvolto la Polizia di Stato e che genera l’arrivo del nuovo comandante Michele, poliziotto riformista che non ci sta a piegarsi all’omertà e alla mentalità della vecchia scuola.
‘ACAB – La serie’ arriva in un contesto odierno difficile per le forze dell’ordine. Se 13 anni fa l’opinione pubblica era stata sconvolta dai fatti del G8 di Genova, della scuola di Diaz e dall’uccisione in servizio dell’agente Raciti, oggi la cronaca racconta degli scontri di Pisa dello scorso febbraio e della più recente morte di Rudy Ferrari, avvenuta dopo un inseguimento con i Carabinieri, per non parlare dei numerosi agenti feriti, se non peggio, in servizio. Segno che la società, nonostante lo scorrere del tempo, fa molta fatica a cambiare e che la violenza, a prescindere da quale parte la generi, non cessa mai.
ACAB – La serie, Recensione: Toni cupi e incessanti che scandiscono dinamiche violente

Ad immergere lo spettatore in un mondo difficile e violento è una regia dinamica e allo stesso tempo cupa firmata da Michele Alhaique che non ci va assolutamente piano con ciò che mostra. Gia nei primi due episodi di ‘ACAB – La serie’, infatti, sono state inserite molteplici scene forti e disturbanti, come ad esempio il servizio dei poliziotti in via del Corso per sedare un gruppo di ultras, cosi come l’ancora più inquietante “preparazione” dei celerini allo scontro con i violenti, in cui si mostra una prevaricazione all’interno della squadra stessa.
Il lavoro di Alhaique è straordinario proprio per la sua crudezza e per la sua reale dimostrazione dei fatti, senza alcuna retorica. A dare manforte ci pensano i suoni incessanti e irrequieti composti da Mokadelic, i quali riescono ad accrescere le emozioni provate durante le scene.
ACAB – La serie, Recensione: Le due facce della stessa medaglia

I protagonisti presentati all’interno della serie sono uomini e donne dalla discutibile morale, pieni di conflitti interiori che vanno a ripercuotersi sul proprio operato. Uno degli obbiettivi imposti da ‘ACAB’ è umanizzare i propri protagonisti, mostrando il caos che impervia all’interno delle proprie vite private e che generano poi le dinamiche dell’intera storyline. Ma la serie gioca anche sugli equilibri presentando poliziotti dediti al loro lavoro, svolto con onestà e con passione. Mostrare quindi due facce della stessa medaglia per dare giustizia sia alle luci che alle ombre della stessa realtà.
Il maggiore punto di forza di ‘ACAB – La serie’, oltre alla regia, è il suo eccellente cast che schiera il veterano Marco Giallini e le new entry Adriano Giannini, Valentina Bellè e Pierluigi Gigante per portare sul piccolo schermo una storia di violenza ma anche di profonda conoscenza. Gli attori e le attrici infondono alla serie esperienza e talento per arricchire una già ottima sceneggiatura firmata da Filippo Gravino, Carlo Bonini, Elisa Dondi, Luca Giordano e Bernardo Pellegrini.
ACAB – La serie, Recensione: Il momento d’oro della serialità italiana

I primi i due episodi si divorano con voracità e impegno, senza mai (per fortuna!) riuscirsi a distrarre, anche grazie alla suspense creata all’interno degli stessi che mantengono alta l’attenzione. ‘ACAB – La serie’ si presenta come una serie ben realizzata che secondo noi riuscirà a far felici gli abbonati Netflix, persino i più esigenti. Se anni fa il film fece molto discutere sia l’opinione pubblica che la categoria raccontata al suo interno, questa volta tocca alla serie smuovere le coscienze e in un certo senso scandalizzare, sempre che il pubblico contemporaneo riesca ancora a scandalizzarsi per qualcosa.
Questo è il momento d’oro della serialità italiana, grazie a storie ricercate create da veri professionisti del settore che ci mettono tutta l’anima nel realizzare il miglior prodotto possibile. Non abbiamo più bisogno di cercare all’estero serie tv che possano intrattenere ogni tipo di pubblico, ormai è assodato già da qualche anno e siamo più che soddisfatti di ciò, cosi da mettere a tacere gli scettici che ripudiavano i prodotti made in Italy. Il 2025 si prospetta davvero proficuo per l’entertainment di qualità e Netflix, dopo alcuni azzardi non proprio felici, ha finalmente sfornato un prodotto originale eccelso.
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