Presentata alla stampa la mostra “Attraverso i miei occhi – Frida Kahlo e la costruzione del mito”, aperta al pubblico dall’8 ottobre all’11 gennaio 2027 a Superstudio Più di Milano
Si è tenuta questa mattina a Milano la presentazione di “Attraverso i miei occhi – Frida Kahlo e la costruzione del mito”, la mostra fotografica che dall’8 ottobre 2026 all’11 gennaio 2027 sarà ospitata negli spazi di MYOWNGALLERY – Superstudio Più, in via Tortona 27. Alla conferenza hanno partecipato la curatrice Vittoria Mainoldi e la Console Generale del Messico María de los Angeles Arriola Aguirre.
Pensata e curata da Mainoldi appositamente per lo spazio milanese, l’esposizione parte da una domanda che riguarda non soltanto l’artista, ma anche il modo in cui oggi conosciamo il suo volto. Come è riuscita Frida Kahlo a diventare una delle figure immediatamente riconoscibili del Novecento, al punto che la sua immagine ha finito in molti casi per superare la conoscenza stessa delle sue opere?
La mostra prova a rispondere attraverso la fotografia e, soprattutto, attraverso gli occhi di chi Frida l’ha incontrata, conosciuta, amata e fotografata. Il percorso riunisce gli scatti di Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Toni Frissell, Julien Levy, Lola Álvarez Bravo, Bernard Silberstein, Gisèle Freund, Fritz Henle ed Emmy Lou Packard, accompagnati da materiale documentario.
È difficile pensare oggi a Frida Kahlo senza avere immediatamente davanti agli occhi il suo volto.
Eppure la notorietà che ha assunto nel tempo non corrisponde a quella che accompagnò gran parte della sua vita e nemmeno gli anni immediatamente successivi alla sua morte, avvenuta nel 1954. La sua affermazione al di fuori degli ambienti artistici si sviluppò soprattutto nei decenni successivi, passando anche attraverso appuntamenti come la mostra del 1982 alla Whitechapel Gallery di Londra, che affiancava le sue opere a quelle della fotografa Tina Modotti, e la biografia di Hayden Herrera, diventata uno dei principali testi di riferimento sulla sua vita.
Dagli anni Novanta la presenza di Kahlo è cresciuta progressivamente anche al di fuori dell’arte, entrando nel cinema, nella moda e nella cultura popolare. Il processo ha riguardato non soltanto i suoi dipinti, ma soprattutto la sua figura, diventata riconoscibile attraverso una serie di elementi che ancora oggi vengono immediatamente associati a lei, dagli abiti tradizionali messicani alle sopracciglia marcate, dai capelli raccolti ai gioielli.
“Attraverso i miei occhi” parte anche da questa trasformazione per interrogarsi sul rapporto tra Kahlo e la propria rappresentazione. Le fotografie non vengono quindi utilizzate semplicemente per ricostruire cronologicamente la sua vita, ma per osservare come l’immagine dell’artista sia cambiata attraverso gli obiettivi di persone che ebbero con lei rapporti molto diversi e quanto la stessa Frida abbia partecipato al modo in cui veniva rappresentata.

Frida Kahlo e la costruzione consapevole della propria immagine
La fotografia accompagna Frida Kahlo praticamente fin dall’infanzia. Il primo a ritrarla fu infatti il padre Guillermo Kahlo, fotografo di professione, ma negli anni davanti a lei si sarebbero alternati amici, amanti, reporter, galleristi e alcuni dei nomi più importanti della fotografia del Novecento. Frida non si sottraeva all’obiettivo e proprio la quantità e la varietà di queste immagini permettono oggi di osservare quanto fosse consapevole del modo in cui appariva davanti alla macchina fotografica.
Questa attenzione alla propria immagine non riguardava soltanto le fotografie. Kahlo scelse di indossare abiti tradizionali messicani in un periodo in cui rappresentavano una scelta in netta controtendenza rispetto alla moda e intervenne persino sul racconto della propria biografia, indicando il 1910 invece del 1907 come anno di nascita per farlo coincidere simbolicamente con l’inizio della Rivoluzione messicana. Elementi personali, culturali e politici finirono così per diventare parte di una rappresentazione che Frida contribuì in prima persona a definire e che gli scatti raccolti nella mostra permettono di osservare da punti di vista differenti.
Undici fotografi per raccontare una Frida diversa
Tra i rapporti più conosciuti c’è quello con Nickolas Muray, fotografo ungherese-americano e pioniere della fotografia a colori, che con Kahlo ebbe anche una lunga relazione sentimentale. Nei suoi ritratti emerge una Frida intensa e vitale, osservata attraverso uno sguardo inevitabilmente legato alla loro intimità.
Diversa è la prospettiva di Lucienne Bloch, amica di Frida e assistente di Diego Rivera, che poté documentarne la quotidianità lontano dalla dimensione più ufficiale, mentre Lola Álvarez Bravo, tra le figure più importanti della fotografia messicana del Novecento, contribuì a fissarne l’immagine all’interno della cultura e delle tradizioni del Paese.
Ci sono poi gli scatti di Gisèle Freund, che raccontano anche la vita quotidiana accanto a Diego Rivera, quelli realizzati negli anni Quaranta da Fritz Henle nell’ambiente domestico dell’artista e le fotografie di Emmy Lou Packard, amica di Kahlo che visse per circa un anno insieme a lei e Rivera nella Casa Azul, trovandosi così in una posizione privilegiata per restituire momenti molto più privati.
Il percorso comprende complessivamente undici fotografi e affianca alle immagini anche materiale documentario, permettendo di osservare come lo stesso soggetto cambi a seconda di chi si trova dall’altra parte dell’obiettivo.

Attraverso i miei occhi a Milano
“Attraverso i miei occhi – Frida Kahlo e la costruzione del mito” è prodotta da Navigare Srl, in collaborazione con Superstudio Più – MYOWNGALLERY, con il patrocinio del Comune di Milano e del Consolato Generale del Messico a Milano.
La mostra sarà aperta dall’8 ottobre 2026 all’11 gennaio 2027 presso MYOWNGALLERY – Superstudio Più, in via Tortona 27 a Milano. Dal lunedì al venerdì sarà visitabile dalle 9.30 alle 19.30, mentre sabato, domenica e festivi l’apertura sarà prolungata fino alle 20.30, con ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura.
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