La nostra recensione de L’albero di molto lontano, il nuovo film di Ben Gregor con Andrew Garfield, Claire Foy e Rebecca Ferguson, nelle sale dall’8 ottobre
Arriva nei cinema italiani l’8 ottobre 2026 L’albero di molto lontano, il fantasy per tutta la famiglia diretto da Ben Gregor e sceneggiato da Simon Farnaby, tratto dai libri di Enid Blyton. Al centro della storia ci sono i Thompson, interpretati da Andrew Garfield e Claire Foy insieme ai giovani Phoenix Laroche, Delilah Bennett-Cardy e Billie Gadsdon, affiancati da un cast che comprende, tra gli altri, Rebecca Ferguson, Nicola Coughlan, Nonso Anozie, Jessica Gunning e Dustin Demri-Burns.
Quanto dobbiamo conoscere davvero un personaggio?
Guardando L’albero di molto lontano viene spontaneo chiedersi quanto sia necessario conoscere un personaggio per riuscire ad affezionarsi alla sua storia, perché i Thompson vengono presentati attraverso caratteristiche molto immediate e il film dedica meno spazio alla loro sfera più intima e alle dinamiche familiari. Un adulto potrebbe avere voglia di conoscerli meglio, soprattutto considerando gli interpreti coinvolti, mentre un bambino difficilmente entra in sala aspettando di scoprire ogni sfumatura psicologica di Beth, Joe e Fran.
Pensiamo a Peppa Pig. Quanti bambini si sono mai domandati da dove venga, cosa abbia vissuto prima o quali esperienze abbiano formato il suo carattere? Probabilmente pochissimi, perché ciò che conta è trascorrere del tempo con lei, divertirsi e vedere cosa combinerà. Il paragone può far sorridere, però racconta abbastanza bene il modo in cui Ben Gregor si avvicina ai suoi giovani protagonisti, lasciando che siano soprattutto quello che fanno, i posti che visitano e le persone che incontrano a raccontarli.
Ovviamente da italiani verrebbe da storcere un pochino il naso nel vedere come viene gestito tutto l’affare della passata di pomodoro. Per chi come noi è cresciuto vedendo le nonne riunirsi nei garage e passare ore e ore a preparare l’iconica PASSATA, sa esattamente i tempi, i rituali e l’organizzazione necessari per prepararla come si deve quindi, l’idea di raccogliere i pomodori proprio il giorno dell’inaugurazione è quantomeno surreale, più di tutta la magia che osserviamo compiersi sullo schermo. Anche in questo caso, però, siamo dentro una storia per bambini e il realismo della produzione della passata non è certamente la sua priorità.
L’albero di molto lontano fa alzare gli occhi dallo schermo
Tra i messaggi più importanti del film c’è quello legato al rapporto con la tecnologia. I Thompson arrivano in campagna completamente dipendenti dagli schermi e ritrovarsi improvvisamente senza connessione li costringe a guardare ciò che hanno intorno.
L’albero di molto lontano ricorda al suo pubblico che oltre uno schermo continua a esserci un mondo da esplorare. Per i tre ragazzi significa entrare nel bosco, sporcarsi, muoversi, incontrare qualcosa che non conoscono e lasciare che la curiosità prenda il posto dell’abitudine. La scoperta dell’Albero diventa così la conseguenza più concreta di questo cambiamento, quasi una ricompensa per aver aperto gli occhi sul mondo e sulle nuove possibilità che può offrire.

Da Faccia di Luna all’Uomo Pentola, un mondo pieno di personaggi
La parte più fantasiosa del film prende vita quando entrano in scena gli abitanti dell’Albero. Faccia di Luna, Setolina e l’Uomo Pentola sono personaggi simpatici e originali, immediatamente riconoscibili e costruiti con quell’eccentricità che permette ai più piccoli di entrare rapidamente nel gioco.
Lo stesso vale per i mondi raggiungibili dalla cima dell’Albero. Il Mondo dei Dolciumi e quello dei Desideri sono colorati, divertenti e apparentemente perfetti, ma dietro la loro superficie fantastica nascondono morali molto semplici. Nel primo caso il divertimento diventa un modo per parlare dell’ingordigia, mentre nel secondo vuole far ragionare i bambini e certamente anche i giovani spettatori di stare sempre attenti a quello che si desidera. Un po’ come cantano le Pussycat Dolls in “When I grow Up” quando dicono “But be careful what you wish for“.
A sostenere questo viaggio contribuisce in maniera importante anche la fotografia di Zac Nicholson, capace di accompagnare i continui cambiamenti di atmosfera senza perdere l’identità fiabesca del film.
I mondi più allegri de L’albero di molto lontano esplodono attraverso colori accesi e sgargianti, con scenografie capaci di alimentare la meraviglia dei bambini e una fotografia che cambia insieme alle avventure dei protagonisti. Alla vivacità del Mondo dei Dolciumi e di quello dei Desideri si contrappongono infatti atmosfere progressivamente più cupe quando il viaggio li conduce in luoghi meno rassicuranti, fino alla scuola governata dalla severissima Maestra Rimbrotta, interpretata da Rebecca Ferguson, dove anche i colori contribuiscono a dare alla fiaba un tono decisamente più inquietante.

E che dire del cast?
Sul fronte degli interpreti, L’albero di molto lontano mette insieme un cast difficilmente contestabile. Andrew Garfield e Claire Foy guidano la famiglia Thompson, mentre attorno a loro compaiono nomi come Rebecca Ferguson, Nicola Coughlan, Jessica Gunning, Nonso Anozie e Dustin Demri-Burns. Un dispiegamento di nomi che acquista ancora più senso considerando quanto la storia dell’Albero di Molto Lontano faccia parte dell’immaginario britannico. Pubblicata per la prima volta alla fine degli anni Trenta, la serie di Enid Blyton ha accompagnato generazioni di bambini ed è diventata una delle opere più amate dell’autrice, oltre che la sua seconda serie di maggior successo editoriale.
L’unico appunto che ci sentiamo di fare al film riguarda proprio un cast così imponente, perché alcuni interpreti avrebbero meritato maggiore spazio. Rebecca Ferguson è forse l’esempio più immediato e, quando si dispone di un’attrice del suo livello, viene naturale avere voglia di vederla di più, soprattutto nei panni di Maestra Rimbrotta, un personaggio che le permette di giocare con un registro molto diverso da quello a cui siamo abituati a vederla.
L’albero di molto lontano non vuole diventare grande prima del tempo
Ben Gregor porta sullo schermo una storia pensata prima di tutto per i bambini, fatta di creature bizzarre, mondi coloratissimi, qualche momento più cupo e morali facilmente riconoscibili. Dietro i dolci, i desideri e gli abitanti dell’Albero rimangono concetti molto concreti, dall’importanza di non essere ingordi alla necessità di pensare alle conseguenze delle proprie azioni, fino all’invito forse più attuale di tutti, quello di staccare almeno per un po’ gli occhi dagli schermi e guardare cosa succede fuori.
Perché qualche volta, per trovare qualcosa di straordinario, basta semplicemente accorgersi di quello che abbiamo davanti.
L’albero di molto lontano nelle sale italiane dall’8 ottobre con Notorious Pictures
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