ettore bassi intervista bingy news

BN: Passando alla sua carriera d’attore, in questi anni si è dedicato di più al teatro. È stata più una scelta personale o in tv non aveva trovato gli stimoli giusti?

Ettore Bassi: Fa tutto parte di un percorso. Il teatro è il luogo dell’anima dove può essere ascoltata e se vogliamo anche guarita, dove sicuramente trova lo spazio per poter cercare e voler bene in qualche modo. Il teatro è il luogo che ho scelto, non c’è dubbio. Mi sono reso conto che la televisione, invece, diventava sempre più arida e sempre meno interessante per il percorso che voglio fare. Non giudico, ma mi voglio occupare di cosa desidero, cioè coltivare tutta quella parte che possa riuscire a farmi avvicinare sempre di più a me stesso, al mio vero me. Con il teatro ci riesco sicuramente di più, la televisione al momento non mi ha offerto grandi occasioni per poterlo fare.

BN: Quindi se ci fosse il progetto giusto tornerebbe con piacere?

Ettore Bassi: Sì, non è una questione di rifiuto per principio. Però, di sicuro, sono diventato molto più attento a certe cose, ma anche semplicemente perché ormai credo di avere comunque compiuto un percorso per il quale ho esigenze diverse da quelle che avevo dieci anni fa, vent’anni fa. È una posizione di ascolto, proprio perché mi voglio bene.

BN: Ha qualche rimpianto legato alla sua carriera?

Ettore Bassi: No, rimpianto no. Mi rendo conto che è stato sacrosanto e giusto che le cose fossero andate così, perché tutto è servito per stimolare e per muovere qualcosa che poi ha portato dei frutti, delle conseguenze, delle riflessioni e che, quindi, muovono un cammino che prende forma, piano piano. I rimpianti non hanno nessun senso, anche perché non abbiamo il controllo di niente e la responsabilità delle cose è sempre nostra.

BN: Ritornando alla scrittura, è arrivata in maniera naturale oppure ha costruito questo nuovo percorso col tempo?

Ettore Bassi: Avevo un pochino grillo parlante dentro, che negli ultimi anni, mi veniva a visitare. Ogni tanto buttavo giù dei pensieri, delle riflessioni, anche dei racconti. L’ambito della scrittura mi ha solleticato. Poi è arrivata questa occasione con l’incontro con Debora e con Lino, il suo compagno, un altro artista stupendo che ha composto le musiche che sono nel libro.

Questo incontro mi ha evidentemente portato una maggiore spinta e mi sono avventurato in questa cosa in maniera un po’ incosciente, senza farmi troppe domande. Ho abbracciato queste idee in modo istintivo e mi ci sono tuffato a pieno. Questo dimostra che, alla fine, le scelte, quando le senti di cuore, le devi prendere e basta. Arrivano in maniera naturale.

Ettore Bassi intervista

BN: Il libro è anche un’esperienza sensoriale?

Ettore Bassi: Sì, abbiamo voluto creare un libro che fosse anche proprio un percorso esperienziale per il lettore. La lettera, non è soltanto la forma che abbiamo scelto per i nostri protagonisti, ma anche uno spazio che lasciamo al lettore con una domanda iniziale che stimola la scrittura, per ritrovare il gusto di contattare se stessi. La lettera ha sempre avuto una potenza e oggi troppo facilmente si sta dimenticando.

Dopodiché la musica, attraverso uno studio attento che Lino Pariota ha fatto, offrendo al lettore la possibilità di immergersi attraverso un qr code che c’è all’inizio di ogni capitolo, ascoltando una musica immersiva che crei un ecosistema sonoro per assorbire ancor meglio le emozioni della lettura. Abbiamo trovato la cosa molto nuova e anche stimolante.

 BN: Se avesse a disposizione soltanto una lettera da scrivere, a chi la dedicherebbe?

Ettore Bassi: Forse la dedicherei a me, non in senso egoistico, ma in un senso di abbraccio, per guardare un po’ alla complessità di una vita che non è mai scontata, non è mai diversa, non è mai uguale. Mi scriverei per incontrarmi di nuovo perché la lettera te lo permette di farlo in modo profondamente intimo e sincero.

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Di Valentina Turci

Nata e cresciuta a pane e serie tv. La sua carriera nell'informazione inizia nel 2013 muovendo i primi passi nei magazine locali, per poi specializzarsi nel settore dell'intrattenimento.

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