Da colleghi e amici fino alle nuove generazioni, il mondo della musica e dello spettacolo rende omaggio a Francesco Guccini, uno dei più grandi cantautori italiani
L’Italia dice addio a Francesco Guccini, morto oggi, 6 agosto, all’età di 86 anni. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nella musica e nella cultura italiana. Cantautore, poeta e narratore, con le sue canzoni ha attraversato generazioni raccontando il Paese, i suoi cambiamenti e le emozioni di milioni di persone. Nelle ore successive alla notizia della sua morte, il mondo dello spettacolo si è stretto attorno al suo ricordo. Artisti, musicisti, attori e colleghi hanno affidato ai social e ai comunicati parole di affetto, gratitudine e commozione, celebrando un’eredità artistica destinata a vivere ben oltre il tempo.
Il mondo della musica ricorda Francesco Guccini
Antonello Venditti
«Francesco Guccini ha lasciato questo mondo infame! Ci lascia alcuni capolavori come testimonianza eterna di un Novecento duro a morire nei nostri cuori e nella nostra vita nell’eterna speranza di cambiamento tipica della nostra generazione… Mancherai al futuro e a tutti noi! GRAZIE FRANCESCO e un abbraccio alla tua famiglia riservata e sincera come la tua terra… Antonello».
Eugenio Finardi
«Con Francesco Guccini se ne va una delle più importanti figure del dopoguerra italiano. Ha raggiunto Fabrizio, Franco, Pino, Ivan e troppi altri che hanno segnato un’era storica straordinaria per la canzone popolare italiana».
Zucchero “Sugar” Fornaciari
Gio Evan sui suoi social ricorda Francesco Guccini:
«Ma se io avessi previsto tutto questo…
c’è una canzone che cantavo tre giorni fa a colpi di chitarra, negli Abruzzi del Tirino.
Confidavo a un amico l’importanza della musica incorruttibile.
L’arte che non ha paura di schierarsi, ricordare alle persone che ogni gesto è politica, ogni mossa che facciamo dice all’universo da che parte stiamo.
Ogni parola detta, ogni acquisto, è un voto elettorale dello spirito.
C’è una musica che ha sempre detto da che parte stare.
C’è una musica che non ha paura di perdere consenso, di perdere metà dei biglietti, di perdere posizioni e radio.
C’è una musica che non ha paura di dividere e separare.
C’è una musica che insegna a resistere.
E ci sono anche maestri che c’hanno aperto questa via, la via dell’autentico.
Grazie Francesco.
Ma se io avessi previsto tutto questo…FORSE FAREI LO STESSO.
C’è una canzone che canto ancora».
Luciano Libgabue
Il chitarrista e compositore italiano Franco Mussida:
«Sono uno dei tanti musicisti che hanno incontrato Francesco mentre faceva ciò che forse amava di più: suonare e cantare. Sono quel Franco da lui citato ne “L’isola non trovata”. Quello dell’isola è un tema affascinante e suggestivo per il mondo dell’arte e della Musica in particolare. Anch’io, negli anni della PFM, mi ero confrontato con un’isola, quella de “L’isola di niente”. Ogni isola, si sa, ha qualcosa di speciale nel suo delimitare un territorio. La mia con Francesco fu una di quelle occasioni nate quasi per caso. Ero stato convocato alla Sax Record, uno studio di registrazione nel quartiere Isola — e anche questa, col senno di poi, sembra una piccola coincidenza — per una sessione con la chitarra acustica. Mi trovai davanti Francesco, per me allora un essere indecifrabile. Accadde tutto in un lampo, in diretta, buona la prima.
Tre ore di lavoro e poi via, a registrare altra musica, altri generi. Erano tempi in cui convivevano tanti mondi e generi musicali diversi. C’era chi, come Francesco, con suoni e parole sapeva attraversare il cuore e la mente con riflessioni ispirate, racchiuse in filastrocche costruite su atmosfere country, canzoni da ascoltare a cuore aperto, concetti da passare di bocca in bocca. Accanto c’erano tante altre tipologie di voci, rauche, soul, e anche tenorili, capaci di scuotere “fisicamente” il sistema emotivo della gente. Ma il lavoro di un musicista è proprio questo: lavorare con le emozioni.
E le emozioni non si giudicano, si rispettano. Con Francesco ci reincontrammo a metà degli anni Novanta. Fu un incontro bello, nel quale ebbi modo di manifestargli tutta la mia stima. Una stima, prima di tutto, umana ed etica. Forse anche per via della mia storia personale ho sempre sentito in Francesco qualcosa di familiare. Sono cresciuto tra una dimensione politica e una religiosa cattolica: distribuivo l’Unità davanti alla chiesa del quartiere e frequentavo l’oratorio, dove incontrai un secondo padre, Don Gianfranco. Con un po’ di ironia potrei definirmi una sorta di sintesi tra Peppone e Don Camillo. Forse per questo, osservando l’Isola di Francesco, l’ho sempre immaginata come un’isola laica e religiosa al tempo stesso, di cui era custode e governatore. Governatore di un senso di giustizia capace di smascherare l’arroganza dei “furbi di professione”.
Un’isola dove vive l’indignazione per il sopruso e soffia il vento di un senso di libertà in cui si esprime il rispetto per le diversità. In cui al posto delle vigne si coltiva l’amore e la compassione per le fragilità dell’uomo, che la sua Musica ha spesso raccontato con sincerità e franchezza. Un’isola utopica che ho sempre percepito senza stato né religione. Mancherai Francesco, eccome mancherai».
Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Erika Profumieri, curatori della Mostra attualmente in corso “Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo” allo Spazio Gerra di Reggio Emilia, visitata dal cantautore stesso pochi mesi fa, ricordano Francesco Guccini sui social di Spazio Gerra.
«Oggi è un giorno triste per i tanti che hanno ascoltato e vissuto con i versi di Francesco Guccini. Tra le centinaia, forse migliaia di messaggi a lui dedicati dai visitatori della mostra, molti raccontano di come in alcuni momenti importanti della vita ci fosse un verso di Guccini a cui ritornare per cercare un senso, forse una consolazione. Ci mancherà la sua voce, una delle più autorevoli e profonde, un punto di riferimento per comprendere il nostro presente. In questo momento di lutto, ci uniamo tutti intorno alla famiglia, cui esprimiamo il nostro più sentito cordoglio».

Il Club Tenco
“Per noi del Club Tenco Francesco Guccini non era solamente un cantautore. Era un punto di riferimento assoluto, uno dei primissimi che ha creduto nella forza visionaria dell’idea di Amilcare Rambaldi: presente già prima della rassegna e della nascita del Premio Tenco, molto generoso in tutti questi anni.
Con alcuni di noi il rapporto era diventato un legame profondo e fraterno.
Dell’intellettuale e del cantautore sappiamo tutto: ha rivoluzionato la direzione della canzone italiana, ha creato una dignità letteraria che prima era messa in discussione, perché la canzone sembrava un’arte di serie B.
Francesco Guccini è stato un artista straordinario, che ha abbracciato tutte le potenzialità della canzone: da quella di lotta a quella intima, dagli americani ai francesi, lui è stato un raccordo e un caleidoscopio di capacità artistiche.
Il Club Tenco non sarebbe stato lo stesso senza Francesco Guccini: La nostra gratitudine è immensa, il nostro dolore incolmabile”.
Cristiano De André sui suoi social ricorda Francesco Guccini
Mauro Pagani ricorda Francesco Guccini.
«Francesco, sei stato un libero pensatore e il testimone di un’Italia che sa ancora rispecchiarsi nelle proprie radici, senza perdere di vista l’orizzonte.
Mostrarsi coerente per decenni, fedele alla propria coscienza, è la lezione più nitida che ci consegni. La tua voce burbera, che da stamattina, mi risuona costantemente nella testa e nel cuore, ci ricorda che l’indipendenza di pensiero non è una posa, ma un esercizio quotidiano da difendere a ogni costo.
Il tuo tragitto, Amico mio, testimonia una rara coerenza nell’arte e nella vita.
Le tue strofe vive, uno sguardo acceso sul mondo vicino e lontano. Sei sempre stato capace di passare con naturalezza dai dettagli minimi della vita di provincia, alle grandi vicende storiche. Il tutto stemperato da quella goliardia schietta fatta di tavole imbandite, vino sincero, dove l’amicizia si faceva racconto.
Buon viaggio Francesco, una carezza a te ovunque tu sia».
PFM – Premiata Forneria Marconi
«Ciao Francesco, un abbraccio grande alla tua famiglia e buon viaggio a te. Sarai sempre qui, anche se in un’altra dimensione. Continua a scrivere!».
Il ricordo di Francesco Guccini va oltre le parole affidate in queste ore dagli artisti. La sua musica, i suoi racconti e il suo modo unico di osservare la società hanno attraversato decenni, continuando a parlare a generazioni diverse. Un’eredità artistica e culturale che resterà viva nel tempo, attraverso le sue canzoni e attraverso tutti coloro che hanno trovato nelle sue parole una voce capace di raccontare emozioni, speranze e contraddizioni del nostro Paese.
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