Good American Family – Recensione: La fuga di Ellen Pompeo da Grey’s Anatomy

Dopo aver interpretato dal 2005 Meredith Grey nel medical drama ‘Grey’s Anatomy’, Ellen Pompeo ha deciso di prendersi una pausa dal personaggio che l’ha resa famosa in tutto il mondo per calarsi nei panni di Kristine Barnett. L’attrice ha sicuramente fiutato il progetto ambizioso, allontanandosi dai drammi a sfondo romantico e abbracciando i thriller psicologici, una scelta che poteva essere maturata già anni addietro senza relegarsi nella “confort zone” del Seattle Grace.
In ‘Good American Family’, però, Pompeo non sembra essere a suo agio, risultando in alcune scene meccanica e forzata, soprattutto dalla seconda metà della miniserie, quasi avesse avuto timore di esagerare nella sua interpretazione di una donna molto lontana dal suo storico personaggio. Il risultato è una recitazione troppo riflessiva e poco di pancia, che migliora proprio nei momenti in cui Ellen palesemente si lascia andare. Forse l’attrice statunitense ha voluto compiere il passo più lungo della gamba senza prendersi il tempo di riflettere se Kristine Barnett fosse il ruolo giusto dopo Meredith Grey.
Ad oscurare la performance mediocre di Ellen Pompeo arriva la sorprendente Imogen Reid, una giovanissima attrice al suo primo ruolo importante. L‘interprete di Natalia Grace ha stupito per la naturalezza con cui ha portato sul piccolo schermo l’inquietante storia del suo personaggio, facendo rivivere allo spettatore le varie fasi di Natalia, le età vere e presunte e i vari punti di vista in cui viene raccontata la vicenda. Un’impresa non facile vista la complessità e la delicatezza di alcune scene molto disturbanti, in cui le emozioni dello spettatore vengono messe davvero a dura prova.
Good American Family – Recensione: Una miniserie che si lascia guardare
Per la sua intera durata la miniserie Disney+ vuole concedere il dubbio a chi la guarda inculcando anche un po’ di senso di colpa. Già il fatto che fin dai primi minuti venga mostrato un futuro processo fa si che gli spettatori vengano trasformati in membri della giuria, cosi da creare quella sorta di dipendenza che solo i thriller psicologici sanno dare.
E anche vero che sotto molti aspetti la vicenda viene lasciata in sospeso, in più il salto temporale mostra poco della vita vissuta da Natalia e dai Barnett negli anni in cui non hanno avuto alcun tipo di rapporto, però in effetti il fine della serie è scatenare indignazione e disgusto in un caso che riguarda l’abbandono di minori.
‘Good American Family’ sfrutta l’interesse degli spettatori, soprattutto negli ultimi anni, di produzioni tratte da casi giudiziari che hanno scosso l’opinione pubblica e “campa” anche un po’ di rendita, ma riesce comunque ad essere una miniserie magnetica e intrigante, che non lascia insoddisfatti.
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