La nostra recensione de Il protagonista, un folgorante esordio di Fabrizio Benvenuto tra ossessione, cinema e ricerca d’identità
L’attesa è quasi finita: il prossimo 21 del mese approda nelle sale cinematografiche, prodotto dalla MG Production di Morena Gentile e distribuito da Emozioni Distribuzione, “Il protagonista”, l’opera prima di Fabrizio Benvenuto. Presentato con successo al TFF – Torino Film Festival 2025, il film segna il debutto nel lungometraggio di un autore che ha saputo trasformare la sua solida formazione accademica in una cifra stilistica personalissima.
Dopo i riconoscimenti ottenuti con i cortometraggi Il miracolo (menzione ai Nastri d’Argento) e Happy Hour, Fabrizio Benvenuto conferma il suo talento con un’opera coraggiosa, girata in un bianco e nero magnetico che trasforma Roma in un palcoscenico sospeso tra sogno e realtà. Accanto a lui, fondamentale è il contributo di Morena Gentile, qui nel duplice ruolo di produttrice e interprete di Milena Giacopelli, un’artista che ha saputo portare nel progetto la sua vasta esperienza maturata con maestri come Pupi Avati e i fratelli Taviani.
Il Protagonista: La nostra recensione
La storia ruota attorno a Giancarlo Mangiapane (Pierluigi Gigante), un attore trentenne la cui esistenza è un costante cortocircuito tra finzione e realtà. Non riuscendo a ottenere i ruoli che desidera, Giancarlo inizia a recitare nella vita quotidiana, indossando maschere diverse per ogni occasione. La svolta sembra arrivare con il provino per “Clochard”, un biopic su Gustavo Noradin, leggenda del tip-tap caduta in disgrazia. Tuttavia, la competizione con il coinquilino e l’incontro con una severa casting director lo trascinano in una spirale di immedesimazione totale. In una Roma notturna e rarefatta, Giancarlo si spinge oltre i confini della recitazione, rischiando di smarrire definitivamente la propria identità dietro il personaggio che brama di interpretare.
Il tocco visionario di Fabrizio Benvenuto
In questa sua opera prima, Fabrizio Benvenuto dimostra una maturità registica sorprendente. La scelta del bianco e nero non è un semplice vezzo estetico, ma un omaggio al cinema delle origini che serve a enfatizzare il confine labile tra realismo e dimensione surreale. La macchina da presa non si limita a osservare, ma diventa un elemento attivo: ora spia il protagonista attraverso un citofono, ora lo incalza con movimenti circolari, quasi a voler sottolineare l’ossessione di Giancarlo.
Il regista riesce a infondere nel film elementi di realismo magico, come la figura dell’ombra (un richiamo poetico a Peter Pan), dimostrando una capacità rara di gestire metafore complesse senza mai perdere il ritmo narrativo.
Il cuore pulsante del film è senza dubbio Pierluigi Gigante (Giancarlo Mangiapane), che regala una prova istrionica e viscerale. La sua capacità di passare dalla vulnerabilità del fallimento al fervore della danza tip-tap è straordinaria, rendendolo un volto indimenticabile del nuovo cinema italiano. Al suo fianco, Alessio Lapice offre una prova solida e carismatica, mentre Morena Gentile e Adriano Giannini arricchiscono la pellicola con interpretazioni di grande intensità, contribuendo a creare quell’universo di relazioni che circonda il protagonista. Menzione speciale per la figura di Tazio, il clochard pittore, che funge da bussola morale in un mondo di maschere.

Il simbolismo dell’ombra e il realismo magico
Uno degli aspetti più affascinanti de Il protagonista è l’inserimento di elementi di realismo magico. Non siamo di fronte a un semplice dramma sociale, ma a un viaggio surreale. L’introduzione della figura dell’ombra, che ricorda in qualche modo un alter ego quasi fiabesco alla Peter Pan, arricchisce il film di una profondità inaspettata. Questa presenza silenziosa agisce come uno specchio deformante, costringendo Giancarlo (e noi con lui) a guardare quegli angoli della mente che spesso preferiamo ignorare. È una scelta audace per un’opera prima, che eleva il film a una parabola universale sulla ricerca del Sé.
La capitale
La Capitale, sotto lo sguardo di Fabrizio Benvenuto e la fotografia magistrale di Sebastian Bonolis, si spoglia dei suoi colori abituali per diventare un labirinto metafisico. La scelta di ambientare la storia in una Roma notturna e rarefatta è vincente: le piazze deserte e i ponti dove vive il clochard Tazio diventano lo scenario perfetto per questo valzer tra verità e menzogna. La città smette di essere solo uno sfondo e diventa co-protagonista, un palcoscenico immenso che sembra deridere o abbracciare le ambizioni del nostro Giancarlo.
Ciò che colpisce profondamente di “Il protagonista” è la sua estetica curatissima. La fotografia di Sebastian Bonolis gioca sapientemente con i contrasti, scolpendo i volti e le strade di Roma con una luce che sembra venire da un’altra epoca. Anche il comparto sonoro, curato da Antonio Magliarella, e il montaggio ritmato di Stefano Mattacchione, sostengono perfettamente l’architettura emotiva del film, rendendo le sequenze di danza e i monologhi interiori dei momenti di puro godimento cinematografico.
In un quadro così armonioso, l’unica piccola nota di riflessione riguarda l’universo femminile: figure come quelle interpretate da Morena Gentile avrebbero meritato forse ancora più spazio e una tridimensionalità pari a quella del protagonista, uscendo dai ruoli archetipici per esplorare ulteriormente la loro influenza sulla psiche di Giancarlo. È, tuttavia, un peccato veniale che non intacca minimamente la potenza di un’opera che preferisce concentrarsi sulla discesa agli inferi (e risalita) del suo antieroe.
“Il protagonista” è un esordio folgorante, un film che chiede di essere vissuto. Fabrizio Benvenuto supportato dalla lungimiranza produttiva di MG Production, firma un’opera coraggiosa, capace di mescolare il dramma d’autore con una leggerezza poetica e surreale. È un inno a chiunque abbia un sogno e la folle determinazione di inseguirlo, anche a costo di perdersi. Un film imperdibile per chi ama il grande cinema che riflette su sé stesso.
Il Protagonista, nelle sale italiane dal 21 maggio 2026
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