L’attrice Paola De Crescenzo racconta a noi di Bingy News, il suo metodo e la visione dietro la rielaborazione di Emma, una lettura-concerto che propone una riscrittura del celebre romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert, in scena a Treviso dal 5 marzo
In occasione del debutto di Emma, una riscrittura di Madame Bovary capolavoro di Gustave Flaubert, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Paola De Crescenzo per farci raccontare da vicino questo progetto e il percorso che l’ha portata a dare voce a uno dei personaggi più controversi della letteratura. Ne è nata una conversazione intensa, in cui l’attrice ha parlato del suo metodo di lavoro, della centralità dell’ombra e della sofferenza nel processo creativo e di ciò che, ancora oggi, rende Emma una figura viva e profondamente contemporanea.
Paola De Crescenzo parla con la calma di chi ha imparato a conoscersi strada facendo, ma con la determinazione di chi, in realtà, ha capito tutto molto presto. L’idea che il palcoscenico fosse il suo posto non è arrivata dopo tentativi incerti, ma quasi subito, quando da ragazzina studiava danza e sognava di diventare ballerina. «Avevo le idee chiarissime», racconta. «Forse avevo iniziato tardi per farne una carriera, ma avevo capito che dovevo stare su un palco. La danza è stata il primo linguaggio, poi ho capito che la parola sarebbe diventata il mezzo con cui sentirmi davvero a casa».
Nel suo percorso si intrecciano canto, movimento, perfino il Kendō
Paola De Crescenzo ha raccontato che nel suo percorso oltre alla recitazione e alla danza ha incontrato anche il Kendō, l’arte che combina pratiche e valori delle arti marziali ad un esercizio fisico faticoso e intenso. «Mi avevano detto che l’uso della spada è come porgere una battuta. È precisione, ascolto, intenzione». Crescere, lavorare, continuare a studiare: una tensione che ha sempre coltivato, guidata dall’idea del maestro, figura da cui prima si impara e poi, senza presunzione, ci si affranca.
La scelta del Kendō l’ha intrapresa per allargare il suo spazio espressivo mentre, per quanto riguarda il canto precisa, non è mai stato un fine in sé: «Se mi metti a cantare e basta mi imbarazzo. Ma se mi chiedi di interpretare una canzone, allora sì, entro in gioco come attrice».
Quando affronta un personaggio, Paola De Crescenzo non si limita mai alla pagina.
«Non parto solo dal testo. Ho bisogno di conoscere tutto quello che ruota attorno al personaggio, il contesto, l’autore, il tempo in cui è vissuto. Devo costruire un mondo prima ancora di dire una battuta. Quando ho interpretato Edda Ciano ad esempio, sono andata a Villa Torlonia, a Roma. Avevo bisogno di camminare in quegli spazi, di immaginarmi lì dentro, di far lavorare l’immaginazione a partire dai luoghi reali».
«Per Goldoni con La Locandiera non mi sono fermata al copione, ho letto le sue “Memorie” per capire l’uomo, il suo sguardo sul mondo, mentre quando ho dovuto leggere Nietzsche, non mi sono limitata solamente ho letto “Al di là del bene e del male”. Ho bisogno di costruire un universo attorno a quelle parole, altrimenti mi sento come se mancasse l’aria».
Questo metodo confluisce ora in “Emma”, in scena dal 5 marzo a Treviso. Una lettura-concerto che propone una riscrittura del celebre romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert in cui tutti i personaggi passano attraverso un’unica voce, la sua.

Bingy News: Il fatto che tutti i personaggi convergano in un’unica voce è una scelta forte. Che tipo di lavoro ha fatto per differenziare le presenze pur restando dentro un solo punto di vista?
«In questa versione è Emma che prende la parola. La prende davvero, la strappa alla narrazione tradizionale e la rivolge ai suoi uomini, a Charles, a Rodolphe, a Léon. È come se li avesse lì davanti e potesse finalmente guardarli negli occhi. Tutto quello che nel romanzo resta taciuto, come i pensieri, le frasi ingoiate, le sofferenze, qui viene detto».
«Emma si suicida, è il suo destino, e non lo giudico. La vedo come una farfalla chiusa in una stanza: desidera, corre, sbatte contro le pareti finché cade. A me interessa quel passaggio nella sofferenza, perché chi di noi non attraversa almeno una volta la propria oscurità?».
«E poi c’è l’ipocrisia, che lei detesta. Vive in una società che giudica ma sogna le stesse cose che condanna. Quando urla a Charles che ha bisogno d’amore, in fondo sta dicendo qualcosa di semplice e universale: il bisogno di sentirsi viva. Per questo Emma non è lontana. È una parte di noi che magari non ammettiamo, ma che esiste».
Se poi ci si focalizza proprio sulla protagonista possiamo dire che Emma è una figura nella storia letteraria abbastanza controversa. C’è chi la definisce un mostro e chi invece un’eroina. Abbiamo chiesto a Paola De Crescenzo cosa ne pensa di queste etichette e il suo personale punto di vista su Emma.
De Crescenzo rifiuta entrambe le etichette, eroina o mostro. Non le interessa giudicare Emma, ma attraversarne l’ombra, quella zona fragile e contraddittoria che appartiene a tutti. In lei vede l’inadeguatezza, il desiderio continuo di un altrove che appare sempre più luminoso della realtà, una tensione verso qualcosa che sembra mancare sempre, anche quando si è scelto. Non è una questione di Ottocento o di matrimonio, ma di incompletezza. La domanda che la attraversa è più ampia: siamo davvero totali in ciò che viviamo, davvero onesti con noi stessi e con chi ci sta accanto?
Il tempo, in questo senso, diventa secondario. I conflitti interiori non hanno epoca, mentre la sofferenza resta un passaggio inevitabile. Emma lo attraversa fino all’estremo, fino all’autodistruzione, ed è il suo destino. Ciò che interessa all’attrice non è il gesto finale in sé, ma il percorso nel buio, la possibilità di cogliere una luce anche dentro la caduta. Non c’è alcuna celebrazione del suicidio, piuttosto l’osservazione di un cammino umano che può prendere direzioni diverse. Emma non riesce a trasformare il proprio destino, altri forse possono provarci.
Lo stesso filo attraversa “Dalle ombre attirami”, altro progetto a cui sta lavorando. Figure femminili che passano attraverso costrizione e dolore per cercare una rinascita. Soraya, costretta a prostituirsi, e Leucotoe, imprigionata in un amore che diventa gabbia, fino al richiamo del mito di Apollo. «Mi attraggono i miti perché parlano ancora di noi. Quelle storie antiche sono nel nostro quotidiano». Anche qui torna l’idea dell’ombra come luogo di trasformazione, non come condanna.
Dopo tanti anni tra teatro, cinema e televisione, se dovesse immaginare un ruolo dei sogni, Paola De Crescenzo sorride e cita un’immagine precisa:
«Uma Thurman con la spada». L’eco è quella di “Kill Bill”, ma più che un modello cinematografico è una suggestione. Mi vedo guerriera, amazzone. Una donna samurai, ma senza rinunciare alla femminilità. Forza e seduzione insieme».
“Emma” debutta il 5 marzo a Treviso, con il sostegno di Fondazione Cassamarca e Paola ha voluto ringraziare tutti coloro che si sono adoperati e che partecipano a questo progetto. In scena con lei, in forma di lettura concerto, Ivan Rabaglia al violino, Matteo Mela alla chitarra, Giulia Rossi al violoncello e Davide Carnarino al pianoforte. «Non si è mai soli», tiene a sottolineare. «Io ho messo il mio, ma se questo lavoro prende vita è grazie a chi lo condivide con me». E in fondo, anche questo, è un modo per restituire voce non solo a Emma, ma a tutte le sue ombre.
Emma con protagonista Paola De Crescenzo andrà in scena con la sua prima a Treviso il 5 marzo
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