Parthenope recensioneParthenope recensione

Serviva che lo spiegassi? Si, perché è un film elitario e senza un certo grado di cultura e di conoscenza della storia napoletana non lo si comprende e non lo si apprezza. Naturalmente lo spettatore di Paolo Sorrentino è uno spettatore targettizzato mai come in questo caso, ma c’è da dire che sarebbe alquanto presuntuoso pensare di aver confezionato un’opera fruibile al grande pubblico. Che poi il regista Premio Oscar possa permettersi di fare un film assolutamente fine a se stesso e fatto per sé per e pochi eletti, è un altro paio di maniche.

Ed è qui che il cerchio si chiude: chiedere ad un lungometraggio su Napoli che si intitola ‘Parthenope’ di non essere un film su Napoli ed accusarlo di non avere una trama consistente ma solo una serie di belle inquadrature vuol dire che non fate parte del popolo eletto ma di coloro che sono stati scelti per farne parlare su vasta scala. Perché nel bene o nel male purché se ne parli.

Parthenope – Recensione: Le piaghe della città

Parthenope nasce in acqua, restando nascosta nella sua baia, circondata dalle carezze del suo inutile amore giovanile e dal soffio magico del fratello (che si chiama Raimondo Di Sangro ndr) fin quando esplode come il Vesuvio durante un’estate a Capri. Tutti vogliono possederla: uomini, donne, francesi, spagnoli, arabi, miliardari e vecchie attrici. Lei li seduce, si lascia in qualche modo usare senza mai concedersi veramente, senza lasciare mai che qualcuno la capisca. Gli unici uomini a cui si abbandonerà sono rispettivamente le due piaghe che l’hanno afflitta: la camorra e la religione. L’unico uomo che riuscirà a capirla sarà colui che rappresenta il “perché”.

Uno strepitoso Silvio Orlando, che riesce in qualche modo a non far sentire troppo la pesante assenza dal cast dell’immancabile Toni Servillo, veste i panni del professore di antropologia della protagonista, una branca scientifica che studia l’umanità che solo a Napoli riesce ad essere così profondamente autentica e che a Napoli è probabilmente fatta di acqua e sale. 

Alla fine, dopo essere passata per le grinfie di un altrettanto magnifico Peppe Lanzetta, che in questo caso i panni se li scambia proprio con Orlando, per sopravvivere farà l’unica cosa potrà concederglielo: scapperà da se stessa vivendo lontana per tutti gli anni che l’hanno resa “carta sporca”, fino al 2023 in cui simbolicamente il Napoli calcio ha portato a compimento una redenzione che piano piano negli ultimi tempi sta cercando di arginare certi disastri fatti nei quarant’anni precedenti. E sarà allora, vedendo passare sul lungomare una carovana piena di tifosi partenopei, che tornerà a sorridere. 

Parthenope – Recensione: Considerazioni finali

E’ dunque un film impopolare ‘Parthenope’, per niente democratico, in barba a chi dice che l’arte dovrebbe sempre avere responsabilità sociale, ma è un’opera d’arte. Perché la verità è che Ars gratia artis o Art for art’s sake, per dirla all’inglese, come avrebbero amato fare gli esteti decadenti di cui Sorrentino è il più grande erede contemporaneo. L’arte, la vera arte, è fine a se stessa ed avulsa da qualsiasi scopo che non sia la pura e disinteressata bellezza. 

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