La nostra recensione in anteprima di Supergirl, il cinecomic diretto da Craig Gillespie, con protagonisti Milly Alcock, David Corenswet e Jason Mamoa
Esce oggi nelle sale italiane ‘Supergirl’, il film con protagonista la super eroina dei fumetti DC, interpretata in questa trasposizione cinematografica dall’attrice Milly Alcock. La pellicola diretta da Craig Gillespie (Crudelia, Tonya) e distribuita da Warner Bros, vede nel cast anche David Corenswet e Jason Mamoa.
Supergirl: Recensione del film
Supergirl nasce “ufficialmente” come Kara nel maggio del 1959, grazie alla penna di Otto Binder e le matite di Al Plastino, sul numero 252 della celebre testata “Action Comics”. Un successo che già nel 1959 spingeva timidamente a esplorare nei fumetti tematiche “gender”. Al punto che solo sette mesi dopo, nel gennaio 1960, con il numero 78 della testata “Superboy”, fu il giovane Superman stesso (con ingenuità ma anche anticipando temi che sono ancora “caldi” 66 anni dopo) a “trasformarsi in una super-ragazza”, almeno per un giorno.
Anni dopo e molteplici versioni televisive e cinematografiche dopo, ‘Supergirl’ arriva al cinema nel primo film stand alone dedicato al personaggio. La sceneggiatrice Ana Nogueira, per DC Comics e Warner già al lavoro sul prossimo film dei “Teen Titans” e un progetto relativo a “Wonder Woman”, ha scelto di adattare liberamente, per il grande schermo, una delle versioni più moderne e amate del personaggio.: quella del celebre ciclo a fumetti in 8 numeri, uscito nel 2021/2022, a firma Tom King e Bilquis Evely, “Supergirl: la donna del domani”.
Supergirl rimane Hardcore
Il nuovo film di Supergirl arriva nelle sale non tradendo l’anima “Hardcore” e per “fan di vecchia data” che caratterizza tutte le produzioni di James Gunn. Ritroviamo anche qui, come ne “I guardiani della Galassia”, rugginose case-astronavi stipate da strani coinquilini e piene di chincaglierie. Bettole spaziali fumose e pericolose, in cui si può ascoltare il meglio della produzione rock/disco terrestre. Personaggi inquietanti, pieni di borchie e piercing, in genere cattivissimi, che vivono come pirati spaziali e non sono minimamente in cerca di redenzione. Antieroi strani, “perdenti volenterosi”, spesso alla stregua di “freak”: “falliti in cerca di redenzione” ai quali non si fa troppa fatica a volere bene, come la nostra Supergirl, perché riescono a trasudare eccentricità quanto umanità.
Milly Alcock rende convincente il personaggio

In più, grazie all’interessante approccio alla scrittura della sceneggiatrice Ana Noriega, il racconto prende la felice forma di una “origin story decostruita”. Il personaggio, spesso trincerato in una sorta di “armatura cinica”, riesce a svelare al meglio, con “piccole fiammate emotive”, spesso inattese, il suo reale carattere ed i suoi sentimenti. Sentiamo quasi “cadere la maschera”, quando ci troviamo davanti a questi piccoli flashback frammentati, che riescono al meglio a rendercela un personaggio unico quanto tragico. che vanno “inseriti nel giusto ordine”. Complicata, tenera e sbruffona, eroica come autodistruttiva, già adulta ma ancora molto bambina, più “fragile” di quanto lei stessa mai ammetterebbe, la Kara interpretata dalla bravissima Milly Alcock è uno dei personaggi più convincenti e profondi che si possano trovare nei recenti cinecomics.
Kara è un personaggio davvero ben scritto e interpretato ed è davvero originale il modo in cui Craig Gillespie, enfatizzando sull’interazione con il personaggio “giovane e puro” di Eve Ridley, sia riuscito effettivamente a rinnovare senza tradire lo “spirito originale” dello scorbutico e amabile “cavaliere acciaccato” del western Il Grinta. Ma ci sono anche momenti narrativi di profonda introspezione, di “caduta e rivalsa”, in cui la pellicola riesce a volare pure dalle parti di un altro grande western: “Un dollaro d’onore” con Dean Martin. Come nei frangenti più crepuscolari della trama, quelli in cui si riflette sul destino di “essere ormai soli”, figli di un mondo che non esiste più, viaggiando felicemente dalle parti de “Il Cavaliere Elettrico” con Robert Redford.
È stranissimo ma esaltante, vedere così “attuale” un genere ormai dimenticato come il western, messo al servizio dei cinecomics.
Anche se veniamo portati a spasso per i pianeti per tutto il tempo, sembra sempre di percorrere le strade di una Route 66 di frontiera: con tutti i sogni di libertà e disincanto che questa tratta ha ispirato ai registi dei Western, come a Dennis Hopper per il suo “Easy Rider” (che di fatto possiamo considerare anche lui un western crepuscolare).
Il cattivo del film
Tra viaggi e assalti alla diligenza, bar trucidi, predoni senza scrupoli, Supergirl ci regala anche un cattivo “davvero cattivo”. Certo meno affascinante del Sentenza di Lee Van Cleef Krem delle Colline Gialle, con il volto di Matthias Schoenaert, che sa mettere davvero paura. Pirata spaziale, trafficante di organi ed esseri umani, leader carismatico implacabile con la pelle d’acciaio, Krem è sempre due passi avanti la nostra eroina, non fa mai battute, sottopone le sue vittime a continui giochi mentali sadici, gode della incapacità degli altri di essere brutali quanto lui lo è con loro.
Un cattivo fiero, sanguinario e senza possibilità di redenzione. Un cattivo verso il quale, come ne Il Grinta, la sua principale piccola vittima, Ruthye, dopo mille angherie, dovrà cercare di trovare un briciolo di pietà, per non “sporcare il candore della sua anima” e scendere sul suo stesso piano di “disumanità”. Un rebus psicologico quasi impossibile, la grande “sfida morale” che il film approccia con grande tatto e disincanto, scegliendo vie non banali ma neppure facili.
E poi c’è ovviamente Lobo, Easy Rider trucido, cacciatore delle taglie western 2.0. Carismatico e scostante, perfettamente integrato nelle atmosfere crepuscolari della pellicola, amabilmente brusco e scorretto come lo volevamo. Certo “ne volevamo di più”: lo volevamo “più cattivo”, più sulla scena principale, più controverso, splatter, anarchico. Quando Mamoa ha interpretato per il film “Fast X” il villain Dante Reyes, quel personaggio esagerato e fuori dagli schemi era già “Lobo al 120%”. Qui invece è quasi che Lobo si metta da solo da parte, “”da signore””, per dare il giusto respiro alla storia di caduta e redenzione di Kara.
Ma Lobo tiene tutto costantemente “sotto controllo”, “vigila”a pochi passi dall’azione e può così intervenire con tutta la sua potenza distruttiva, quasi come un deus ex machina. Ma quando decide di entrare davvero in azione, in una maxi rissa o a bordo del suo chopper volante, dispensando esplosioni e distruzione, sa essere davvero carismatico e protagonista. In alcuni frangenti più che Lobo potrebbe quasi sembrare un felicissimo epigono di Bud Spencer. Perché Bud Spencer nei western, e Supergirl a tutti gli effetti “è”un western, ha sempre funzionato benissimo.
Invece un po’ costretto, in una parte forse troppo piccola, è il Superman di David Corenswet. Ma riesce comunque a ritagliarsi almeno una scena davvero interessante: quella del suo primo incontro con Kara. Davvero tenera e commovente.
Supergirl – Recensione: Considerazioni finali
Supergirl ci è piaciuto molto. Bellissimi pianeti polverosi, bellissima colonna sonora pop rock vintage “James Gunn Style”. È un film decisamente “più piccolo” del precedente Superman, con meno azione roboante, effetti speciali psichedelici e scontri con creature grandi come palazzi. È invece un western crepuscolare on the road che convince, per la particolare cura della scrittura, la “giusta polverosità” degli scenari, ma soprattutto per la bravura di tutto il cast, tra cui spicca un’interprete meravigliosa come Milly Alcock. Un’attrice in grado di rendere Kara un personaggio davvero indimenticabile. Se le scene action funzionano bene, le scene drammatiche portano la narrazione a un livello davvero più alto e spesso inedito per i cinecomics.
Nasce così una Supergirl come non l’avevamo mai vista. Non vediamo l’ora di vederla tornare in azione. Voto 4/5.
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