La nostra intervista esclusiva a Ruedi Gerber, regista, sceneggiatore e anima dietro il documentario “Tatti un paese di sognatori”, che racconta l’incanto e la resilienza di un borgo maremmano.
Ruedi Gerber, cineasta di fama internazionale con una carriera che spazia tra Svizzera e Stati Uniti, ha dedicato il suo ultimo lavoro “Tatti un paese di sognatori” proprio al piccolo e affascinante borgo in Maremma. Con un solido background che lo ha visto spaziare dalla recitazione alla direzione, fotografia e montaggio, Gerber porta sullo schermo una profonda connessione personale con il luogo e i suoi abitanti.
“Tatti un paese di sognatori” non è solo un documentario, ma una lettera d’amore che esplora le dinamiche di una comunità che si reinventa, la bellezza della vita rurale e le speranze delle nuove generazioni, il tutto filtrato attraverso lo sguardo intimo e coinvolto del regista.
Abbiamo avuto la possibilità di intervistarlo e adesso siamo pronti a condividere con voi tutto quello che il regista ha voluto condividere con noi di Bingy News.
Intervista esclusiva al regista Ruedi Gerber su “Tatti un paese di sognatori”
Ruedi, con una carriera internazionale così varia, come è nato il suo innamoramento per Tatti e come ha deciso di trasformare questa connessione personale in un documentario, coinvolgendo anche la sua figura nel racconto?
Ruedi Gerber: “Il mio legame con Tatti è cresciuto lentamente, innamorandomi di una casa abbandonata e restaurandola con rispetto per il luogo e per le persone. Ho stretto amicizie autentiche e, durante il Covid, ho deciso di realizzare il sogno di fare un film su questa comunità. Ho capito che un documentario prende forma soprattutto in montaggio e che, per rendere la storia più forte e coinvolgente, era essenziale inserire la mia prospettiva personale.
Ho capito che il mio rapporto con il paese era un ‘capitale’ per il film, un po’ come un immigrato che arriva e si adatta, trasformando la sua storia in un valore. La vicenda di Marco, che incarna la resilienza, e il contributo di sua moglie Sabrina, hanno rafforzato ulteriormente questa narrazione intima.”
Il film si intitola “Tatti un paese di sognatori” e lei stesso si definisce un sognatore. Quali riflessioni spera che il documentario porti, specialmente ai giovani che spesso si sentono divisi tra l’attrazione per la vita rurale e il desiderio di opportunità in città?
Ruedi Gerber: “È un aspetto centrale. Ho visto giovani spettatori emozionarsi, sentendo la mancanza di un mondo che sognano, una ‘vita vera’ a contatto con la natura. Questo mi ha motivato a infondere nel film una forte carica emotiva, anche attraverso la musica e il suono. La lezione è che il romanticismo non basta; bisogna ‘attivarsi’.
Per me, questo significa connettersi con la gente del posto. La vita a Tatti è viva proprio grazie a uno spirito di comunità e di auto-organizzazione, come quando i Gemelli Contadini intervengono per risolvere problemi. I giovani cercano una vita più significativa, e spero che il film li spinga a capire che la sostenibilità qui è una necessità vissuta, non una teoria, una ‘lettera d’amore’ che offre speranza e la spinta a volere continuare ciò che esiste.”
Durante la realizzazione, ha menzionato che un documentario nasce in sala di montaggio. Ci può raccontare come il materiale girato ha guidato e modificato la sua visione iniziale e quale ruolo ha avuto il lavoro con la sua squadra, in particolare la DP Greta Telazzari, nel dare forma visiva al racconto?
Ruedi Gerber: “Il progetto di Tatti un paese di sognatori è iniziato durante il Covid, quando molti, incluso me, hanno riflettuto sui propri sogni. Avevo del materiale girato precedentemente, ma il vero processo è cominciato quando, dopo circa un anno di riprese, in sala montaggio ho capito che il film doveva evolvere. Ho realizzato che le storie personali e il mio coinvolgimento avrebbero reso il film più forte e autentico. Lavorare con Greta Telazzari, una DP con un forte istinto visivo, è stato cruciale.
Lei ha saputo raccontare visivamente i rapporti e le emozioni, cercando di rendere lo spettatore non solo contemplativo, ma ‘engaged’ nel film. È stato un processo di ascolto e reazione, in cui le domande e le conversazioni con gli abitanti di Tatti hanno permesso alle loro storie di emergere liberamente.”
Quando gli abbiamo chiesto cosa si aspetta dalla prima proiezione a Firenze, soprattutto considerando che per molti degli abitanti di Tatti sarà la prima volta sul grande schermo, Ruedi Gerber ha parlato di un momento che attende con una certa curiosità, quasi con un’emozione trattenuta.
Ha spiegato che alcuni dei protagonisti – i Gemelli, il camionista, Sabrina e Niccolò – hanno già avuto modo di vedere il film in anteprima, ma che per la maggior parte delle persone coinvolte sarà un’esperienza completamente nuova.
Quello che lo interessa davvero, ha raccontato, è osservare le loro reazioni dal vivo, capire come si riconosceranno, come reagiranno alle immagini della propria quotidianità trasformate in racconto cinematografico. È convinto che il film riuscirà a toccarli, ma ciò che rende speciale questa proiezione è proprio la presenza fisica di quelle stesse persone in sala.
Non si tratta semplicemente di una visione, ma di un momento condiviso che supera la dimensione del film, trasformandosi in qualcosa di concreto e reale, dove la loro vita, così com’è, trova spazio sul grande schermo.
Tatti un paese di sognatori integra anche importanti elementi storici, come i filmati dell’Istituto Luce sull’incidente minerario. Come ha scelto di inserire questi dettagli e quale messaggio più ampio vuole trasmettere sul concetto di comunità e accoglienza a Tatti?
Ruedi Gerber: “L’idea era di rivelare lo spirito di un paese che sa reinventarsi, attraverso i suoi ‘caratteri particolari’ e il loro umorismo. Ho voluto raccontare il grave incidente minerario del ’56, una tragedia che ha segnato la comunità, per mostrare come, nonostante i cicli di ‘sviluppo e caduta’, la resilienza prevalga. A Tatti, come a New York, c’è una straordinaria apertura verso gli esterni: la signora Paoletta dice ‘dopo poco tempo è come se ci conoscevamo da sempre’. Questa accoglienza è fondamentale per mantenere vivo lo spirito del luogo, una storia che ti lascia con speranza e con il desiderio di agire per ciò che si ama.”
L’incontro con Ruedi Gerber è stato un vero piacere, non solo per la sua professionalità, ma per la profonda umanità che traspare dalle sue parole e dal suo lavoro. “Tatti un paese di sognatori” è molto più di un documentario; è un’esplorazione intima e toccante della resilienza, dell’appartenenza e del significato profondo di “casa”.
Un’opera che, con delicatezza e autenticità, ci invita a riflettere sui nostri sogni e sul valore delle comunità, in un mondo che spesso sembra dimenticare l’importanza dei legami umani e del rispetto per il territorio.
Qui l’intervista video completa Ruedi Gerber regista di “Tatti un paese di sognatori”
Un film da non perdere, capace di lasciare un’impronta duratura nel cuore dello spettatore.
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