La nostra recensione in anteprima del film Te l’avevo detto diretto da Ginevra Elkann con Valeria Bruni Tedeschi, Riccardo Scamarcio e Valeria Golino
In una Roma asfissiata da un’insolita calura novembrina, Ginevra Elkann, alla sua seconda prova da regista, mette in scena in ‘Te l’avevo detto’, paure, debolezze e disfunzioni di tre coppie di personaggi appartenenti all’alta borghesia ed in un certo modo tutti legati tra loro. Il film, in uscita il 1 febbraio, vede nel cast Valeria Bruni Tedeschi, Danny Huston, Greta Scacchi, Alba Rohrwachwr e Riccardo Scamarcio. Noi di Bingy News abbiamo assistito alla proiezione in anteprima ed ecco cosa ne pensiamo di ‘Te l’avevo detto’.
Te l’avevo detto – Recensione: Il tema del film

Il grande tema di ‘Te l’avevo detto’ è il dualismo. La coppia, gli opposti, il dritto ed il suo rovescio. Il caldo che prende il posto del freddo, madre/figlia e moglie/amante, fratello/sorella, marito/moglie. Tutte coppie che allegoricamente riportano sullo schermo una serie di opposti i quali cozzano continuamente tra loro ma che grazie a questo continuo scontro generano l’energia propulsiva del film.
Il caldo anomalo è solo il là, un’esasperazione delle normali circostanze che consentono lo scorrere indisturbato della vita ordinaria, dove tutti sono costretti a spogliarsi a causa della grande afa. Metaforicamente parlando si traduce in un essere costretti a spogliarsi dalle proprie dipendenze, in cui invece in tempi ordinari si trova rifugio. Il sesso, la droga, l’alcolismo, la bulimia, il rapporto conflittuale con i genitori e d’altro canto la genitorialità negata. Sono queste le problematiche che affliggono ognuno dei diversi personaggi di un cast corale in cui – in teoria- non mancano i grandi interpreti.
Te l’avevo detto – Recensione: Il registro comico

Del resto è impossibile non ricordarsi di ‘Siccità’, film del 2022 diretto da Paolo Virzì, e che in condizioni distopiche abbastanza simili porta alla luce le vite e le vicende umane di una serie di personaggi che, a causa dell’improvvisa mancanza d’acqua, dovranno fare in qualche modo i conti con le loro vite. Ed è proprio anche da questa somiglianza che partono le note negative del lungometraggio di Ginevra Elkann.
Inutile dire che Virzì è riuscito di gran lunga più soddisfacentemente nell’intento che si era prefissato. Gli accenti comici senz’altro meglio riusciti riescono a donare un senso di leggerezza che al contrario qui manca quasi totalmente. Non esiste un vero registro comico, quanto un velo grottesco che avvolge i protagonisti della storia e di cui il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi è l’esempio più immediato.
Te l’avevo detto – Recensione: Il cast

Se da un lato il cast si adegua in maniera ottimale al senso di polverosità che trasmette la pellicola, dall’altro non regala alcuna interpretazione memorabile, se non per la caratterizzazione di Pupa ( Valeria Golino), l’attrice pornografica nel cui letto muore il marito di Gianna (Valeria Bruni Tedeschi) che poi ne resterà ossessionata tanto da ricevere un’ordinanza restrittiva nei suoi confronti.
Tutti gli altri, in particolar modo all’interno della sottotrama che vede protagonisti Alba Rohrwacher e Riccardo Scamarcio, che al contrario della prima pellicola della stessa regista, ‘Magari’, di cui erano protagonisti e di cui, al contrario si ricordano le ottime e profonde interpretazioni, si adattano e si confondono nella scena finale che chiude il film.
Te l’avevo detto – Recensione: Considerazioni finali
Tra gli aspetti tecnici a spiccare è appunto l’ottima fotografia di Vladan Radovic che grazie ad una luce costantemente calda e polverosa, per non dire bollente, riesce perfettamente a trasmettere allo spettatore la temperatura anomala per un periodo che richiama a momenti il Natale e di cui addirittura si possono notare i primi addobbi sparsi qua e là lungo la scenografia.
Alla fine dei conti ‘Te l’avevo detto’ è un film non esattamente memorabile, anzi piuttosto scarno, ma che ha dalla sua la capacità di esasperare lo spettatore, fino al punto da farlo sentire ugualmente soffocato, quasi che i trenta gradi possano uscire fuori fino a sfondare la quarta parete.
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