La nostra recensione di Tendaberry, il film di Haley Elizabeth Anderdson disponibile sulla piattaforma streaming MUBI
Presentato all’ultimo Torino Film Festival e da poco sbarcato sulla piattaforma streaming MUBI, abbiamo visto per voi ‘Tendaberry’, opera prima della regista texana Haley Elizabeth Anderson. Protagonisti Kota Johan e Yuri Pleskun nei panni di due ragazzi originari dell’Ucraina. Ecco la nostra recensione del film ‘Tendaberry’.
Tendaberry: Sinossi ufficiale del film
Autunno. Inverno. Primavera. Estate. Autunno. Brighton Beach, Coney Island, Ft. Tilden – vive e luminose, ronzano con la vivacità di migliaia di persone catturate dal loro bagliore.Quando il suo fidanzato Yuri torna in Ucraina per stare accanto al padre malato, la ventitreenne Dakota si trova a navigare nella sua nuova vita precaria, sopravvivendo da sola a New York.
Quando Yuri scompare, Dakota scopre di essere incinta e deve decidere se restare aggrappata al passato o creare il proprio futuro nel mezzo del suo universo di South Brooklyn, dando vita a un lirico scorcio di giovane età adulta urbana e a una meditazione sull’ansia che può derivare dal non sapere cosa verrà dopo. Tendaberry si svolge nell’arco di un anno, mentre osserviamo Dakota e il mondo circostante cambiare e fondersi al culmine di un’estate tumultuosa ma promettente.
Tendaberry: Recensione
Come può una giovane donna con velleità artistiche, pochi soldi ed una vita complicata riuscire a sopravvivere in una New York post-pandemica e all’alba del conflitto in Ucraina in cui è coinvolto il fidanzato rientrato nel paese natale poche settimane prima?
Domanda ingarbugliata e complessa, composta sintatticamente da almeno quattro subordinate, che riflettono piuttosto precisamente il carattere del film che a sua volta è il riflesso del carattere di Dakota, la protagonista interpretata da Kota Johan.
In realtà la complicazione e l’ingarbugliatezza sono piuttosto gratuite, in un film inutilmente lunghissimo (due ore!) che è effettivamente niente di speciale, classico esempio di lungometraggio indipendente girato da una regista esordiente, pur non essendo privo di un certo decadente fascino, che è senz’altro merito della colonna sonora jazz e di Coney Island che da scenografia diventa personaggio.
Tendaberry – Recensione: La vita che scorre insieme alle stagioni
Coney Island che nella megalopoli newyorkese resta l’unico barlume analogico in un mondo sempre più digitale ed in cui ha abitato, girando quelli che erano gli antenati dei vlog, l’artista Nelson Sullivan, con la quale la protagonista ingaggia una battaglia a colpi di scorci e momenti che vogliono apparire pregni di significato, ma che in realtà non nascondono nient’altro che…niente.
E’ solo la vita che si succede, che scorre, come scorrono le stagioni, scandita dal tempo che passa inesorabile e porta con sé avvenimenti che si incasellano ordinatamente e che messi l’uno accanto all’altro compongono nient’altro che l’esistenza comune: Il lavoro che non va, le questioni familiari irrisolte, le ambizioni che vengono deluse, la gente che vuole fregarti e da cui vuoi riscattarti, questioni quotidiane di cui ognuno è spettatore e protagonista.
Del resto l’arte è un’imitazione della vita stessa e la vita a sua volta cerca una sua sublimazione attraverso l’arte. Non c’era riuscito Michelangelo a venirne a capo, nonostante a ventitré anni avesse ultimato la Pietà, naturalmente non ne è venuta a capo la Anderson, che però ci prova e noi le siamo comunque grati per questo.
Tendaberry – Recensione: Le domande poste nel film
Le domande che il film si pone sono quelle che accomunano la generazione più bistrattata e malmessa dall’ultimo dopoguerra ad oggi. Ce La farò? Sarò in grado di realizzarmi? Potrò affrancarmi da un sistema che vuole che io sia una pedina di un gioco cento volte più ampio di me?
Io, Kota e tutti quelli della nostra generazione, chi più chi meno, facciamo i conti con queste domande almeno due volte al giorno: la prima appena svegli, la seconda quando preda dell’insonnia cronica, posiamo la testa sul cuscino e finalmente stiamo per addormentarci.
La risposta, sta nel giorno successivo, quando ancora una volta, aperti gli occhi, troviamo la forza di rimetterci in moto e di credere ancora nel futuro.
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