La nostra recensione di Tre ciotole, il film di Isabel Coixet, tratto dall’omonimo libro di Michela Murgia e che uscirà nelle sale il prossimo 9 Ottobre
Uscirà il prossimo 9 Ottobre nelle sale cinematografiche italiane Tre ciotole, il film di Isabel Coixet, tratto dall’omonimo libro di Michela Murgia che vede protagonisti Alba Rohrwacher ed Elio Germano. Abbiamo avuto la possibilità di vedere il film in anteprima e adesso siamo pronti a darvi la nostra recensione.
Tre ciotole il film: La Recensione
Isabel Coixet porta sullo schermo Tre ciotole, tratto dal romanzo di Michela Murgia, e firma un film che scava nel dolore con discrezione e lucidità. È un racconto di perdite e rinascite, dove il lutto non diventa mai spettacolo ma riflessione e non è mai il fulcro centrale della storia. L’universo di Murgia, fatto di fragilità e gesti quotidiani, trova nella regia di Coixet una traduzione intima, capace di restituire la complessità dei sentimenti senza forzarli.
La regista adotta uno sguardo lieve, attento ai dettagli, che si sofferma su ciò che resta dopo le parole: un respiro, una pausa, uno sguardo che evita di dire troppo. La narrazione procede per sottrazione, seguendo il ritmo lento della vita che riprende forma, perchè la fine di una relazione o la scoperta di un male, non segnino solamente la dirittura d’arrivo.
L’aspetto più importante del film è che la malattia non viene messa al centro della storia. Sì certo, si scopre il male e tutte le sue conseguenze, ma non è la storia su una donna malata di un cancro terminale. Marta è una donna che comprende quello che le sta succedendo e pensa a come le piacerebbe trascorrere il tempo che le resta preoccupandosi di chi le sta intorno.

Particolarmente interessante come in Tre ciotole, ogni personaggio porta con sé una diversa sfumatura del dolore.
Elio Germano costruisce un protagonista trattenuto, pieno di crepe invisibili, capace di comunicare più con il corpo che con la voce, più con una coda alla vaccinara che con una telefonata. Dall’altra parte Alba Rohrwacher, che ancora una volta, lavora per contrasti. Paradossalmente, il suo modo di recitare statico, monotono e asciutto è perfetto per Tre ciotole. Marta è una presenza inquieta e luminosa, una donna che affronta la perdita trasformandola in tenerezza.
Tra i due si crea un equilibrio sottile, dovuto anche a una bella chimica da far trasparire tutti i sentimenti contrastanti legati al loro rapporto e a tutti quei fattori come la scarsa comunicazione, il lavoro, abbiamo fatto in modo di allontanarli gradualmente.
Sarita Choudhury è la vera sorpresa. Nonostante in And Just Like That non si sia mai sentito il suo accento british, nn potevamo certo immaginare che sapesse parlare così bene in italiano. Non solo, la sua performance estremamente delicata, attenta e asciutta, in netto contrasto con la sguaiata, prepotente e indipendente Seema Patel della serie appena conclusa della HBO o della combattente Lee Moldaver nella serie targata Prime Video Fallout. Questo dimostra quanto versatile e poliedrica sia Choudhury come attrice.
Tuttavia, il tono misurato, l’attenzione della regia e le performance della maggior parte degli attori, non trovano riscontro nella performance di Galatéa Bellugi, che in Tre Ciotole interpreta la giovane collega di Antonio.
Il personaggio, breve ma cruciale per il percorso interiore del protagonista, appare distante con gesti privi di naturalezza, frasi fatte, costruite più per la scena che per il personaggio stesso.
Bellugi resta funzionale alla trama, senza riuscire a infondere al ruolo una vera vitalità. Nelle sequenze dialogate, le pause, fondamentali per la tensione emotiva del film, risultano incerte e non riescono a trasmettere quella fragilità che si avverte in quasi tutta la durata del film.
In una storia che poggia gran parte della sua forza sull’empatia, non riuscire a trasmetterla al pubblico, riduce il ruolo a una presenza funzionale, senza vera vitalità.
La fotografia in Tre Ciotole
La fotografia, dai toni soffusi e caldi, accompagna la narrazione con una luce che sembra appartenere alla memoria. Tutto nel film vive di piccoli dettagli: stoviglie, stanze, oggetti che diventano estensioni dei personaggi. Lo spazio scenico viene utilizzato come un prolungamento emotivo, lasciando che siano le case, i silenzi e gli oggetti come una sagoma o appunto le Tre Ciotole a raccontare tutto quello che non viene detto.
Tre ciotole è un film che richiede attenzione, ma sa restituirla con la stessa intensità. Non urla, non commuove per forza: semplicemente osserva, ascolta, accoglie.
Tre Ciotole nelle sale il prossimo 9 Ottobre con Vision Distribution
Per rimanere sempre aggiornati su tutte le notizie di serie tv, cinema, LifeStyle e gossip continuate a seguirci su Bingy News. Se volete potete anche dare un’occhiata e magari perchè no? Potete iniziare a seguirci anche sulla nostra pagina Facebook e sui nostri profili Instagram, Tik Tok e X, ex Twitter, dove troverete tanti contenuti multimediali ed interviste esclusive.
