HUNGER GAMES: La Ballata dell'Usignolo e del SerpenteHUNGER GAMES: La Ballata dell'Usignolo e del Serpente

La Ballata dell’Usignolo e del Serpente, la seconda parte: Il distretto 12

Tutta l’enfasi, l’emozione, il coinvolgimento e l’adrenalina provati nella prima abbondante ora del film, subiscono una discesa netta in tutta la sua seconda parte. Lucy Gray si esprime con il canto, poiché da esso fa trasparire ogni sua emozione, e questo è un’aspetto che si incastra perfettamente nella narrazione della prima parte ma, per quanto riguarda la seconda, diventa un elemento ridondante, che sminuisce la storia in quanto non stiamo osservando un Musical.

La stessa cosa avviene anche nei richiami alla saga originale, sempre più insistenti, forzati.

La chimica, il ritmo tra i due protagonisti sembra svanire mano a mano che si prosegue con lo svilupparsi nella storia.

Anche se l’aspetto più deludente è sicuramente la trama. Non fraintendeteci però, non ci stiamo riferendo all’evoluzione della storia, ma semplicemente alla sua trasposizione cinematografica con alcune scene ripetitive e non necessarie che portano ad una durata del film a due ore e 38.

Tutti questi eccessi diminuiscono l’impatto emozionale che lo spettatore ha con la storia, per dirla in breve “il troppo stroppia”, eliminata qualche scena di troppo, qualche canzone e qualche riferimento il film sarebbe stato un ottimo prodotto, così è solo un pochino sopra la sufficienza.

HUNGER GAMES: La Ballata dell'Usignolo e del Serpente, Recensione del prequel della saga
HUNGER GAMES: La Ballata dell’Usignolo e del Serpente, Recensione del prequel della saga

Conclusioni

In conclusione possiamo dire che HUNGER GAMES: La Ballata dell’Usignolo e del Serpente è un buon prequel che racchiude al suo interno molti riferimenti alla saga originale come ad esempio le prime sperimentazioni genetiche nate durante la guerra che hanno dato vita tra l’altro, all’iconica ghiandaia imitatrice o la nascita degli sponsor, ma soprattutto l’idea principale che ha dato vita agli Hunger Games:

Non sono una punizione, non sono un simbolo della sconfitta della guerra ma servono solamente come strumento di controllo della popolazione che vive nei distretti imposto chiaramente da Panem e che, come sappiamo bene, durerà per altri 65 anni.

“Happy Hunger Games! And May the odds be ever in your favor” anzi no scusate “Gli Snow si posano sempre in cima, come la neve”

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Di Manuela Cristiano

Mi chiamo Manuela Cristiano e sono Laureata al Dams come sceneggiatrice Cinema e Televisione classe... Mi piace lasciare sempre un alone di mistero (dai finchè è mistero e non è altro va sempre bene). Amo il cinema e le serie Distopiche ma non amo quando la distopia diviene realtà. Ah "Sono impossibile da dimenticare ma difficile da Ricordare"

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