La nostra intervista al regista Johnny Russell su “A Scent”, un viaggio tra intuizione e medicina presentato al prestigioso HollyShorts Film Festival.
Noi di Bingy News abbiamo avuto la possibilità di intervistare Johnny Russell, regista del cortometraggio “A Scent” che verrà presentato alla 22ª edizione dell’HollyShorts Film Festival che si terrà dal 13 al 23 agosto 2026 a Los Angeles. Il festival, dedicato ai cortometraggi, è considerato tra i più rilevanti palcoscenici mondiali per il cinema breve, in quanto evento qualificante per gli Oscar.
Ispirato alla straordinaria storia vera di Joy Milne, il cortometraggio segue Nancy (Josie Walker), un’infermiera scozzese che scopre di poter percepire l’odore di una malattia neurologica durante un’operazione.
“A Scent”: L’Intervista Esclusiva con Johnny Russell
Johnny, da dove nasce l’ispirazione per questa storia così particolare e come hai lavorato sul contrasto tra il mondo logico del chirurgo e quello istintivo dell’infermiera Nancy?
“Ho letto un articolo su Joy Milne circa sei anni fa e ne sono rimasto affascinato. Qualche anno dopo, avendo vissuto da vicino l’esperienza di malattie neurologiche in famiglia, ho sentito il bisogno di esplorare quel tipo di percorso emotivo. Facendo ricerca, ho scoperto quanto le infermiere riescano spesso a diagnosticare patologie in modo quasi istintivo. Questo contrasto tra intuizione e rigore accademico è diventato il cuore del conflitto del film: Nancy è un’eroina che combatte un sistema clinico che ignora il valore dell’esperienza vissuta.”

Nel film hai scelto di coinvolgere persone che vivono realmente con il Parkinson. In che modo la loro presenza ha cambiato la prospettiva sul set?
“È stata un’esperienza profondamente emotiva. Lavorare con non-attori porta un’autenticità tale che quasi non serve più dirigere: l’ambiente diventa reale e gli attori professionisti possono semplicemente reagire a quella verità. Volevamo che questa storia, pur avendo tratti di realismo magico, restasse ancorata alla realtà più profonda. La loro presenza è stata vitale per far risuonare l’anima del film.”
Perché hai scelto proprio l’olfatto come senso cardine della narrazione?
“Volevo mettermi alla prova con qualcosa che non sapevo come affrontare tecnicamente. L’olfatto non è stato coperto in modo esaustivo dal cinema. Credo che se ti senti leggermente a disagio nello spazio creativo in cui lavori, allora sei nel posto giusto perché ti spinge a superare i tuoi limiti. Per me è stato un puro esercizio di creatività.”
“A Scent” colpisce per la pulizia dei dialoghi. Come hai lavorato con gli attori per esprimere queste emozioni nel silenzio?
“Il film è un melodramma, ma non volevo che risultasse ‘melodrammatico’ con dialoghi eccessivi. Insieme al mio sceneggiatore Archie Thompson, abbiamo lavorato per asciugare la scrittura il più possibile. Cercavamo attori incredibilmente espressivi che sapessero però controllare quella teatralità. Cal MacAninch, ad esempio, ha saputo incarnare perfettamente quella qualità archetipica e distaccata necessaria per il ruolo del marito chirurgo.”

Che ruolo gioca il mentorship nel tuo percorso professionale, avendo collaborato con figure come Laurie Borg?
“Il mentorship è fondamentale in un’industria così dura dove non esiste un percorso di carriera prestabilito. Avere qualcuno a cui poter telefonare per un consiglio o che ti dia note esaustive su una sceneggiatura è impagabile. Laurie è stato fondamentale nello sviluppo di questo script. Sapere che qualcuno con più esperienza crede in te e ti guida nella giusta direzione mette davvero la mente a riposo.”
Un tema che sembra starti molto a cuore è quello dell’outsider con una dote unica. Cosa ti affascina di questo tipo di personaggio che ritroveremo anche nel tuo prossimo progetto “Mud”?
“Simpatizzo molto con la figura dell’underdog. L’idea di avere un potere, o una presunta abilità speciale, genera conflitti affascinanti sia interni che verso l’ambiente circostante. Tutti abbiamo immaginato di essere supereroi o di avere qualcosa in grado di cambiare il corso degli eventi. Raccontare questa abilità speciale attraverso una lente un po’ assurda o molto specifica apre un mondo di possibilità sia comiche che drammatiche.”
Per chiudere con una curiosità: hai avuto modo di vedere i grandi successi del momento come “Odissea” o “Spider-Man”? Cosa ne pensi?
“A dire il vero non sono ancora riuscito a vederli, il che è terribile! Il cinema sta tornando alla grande con incassi record e io non ho ancora contribuito. Però sono davvero eccitato all’idea di vedere ‘Odissea’, adoro Christopher Nolan. E per quanto riguarda Spider-Man, i miei amici sono dei fan sfegatati, quindi dovrò mettermi in pari al più presto!”
Johnny Russell, regista specializzato in dark comedy e drammi surreali, già nominato ai Cannes Lions Young Director Award e supportato da mentori del calibro di Laurie Borg (BAFTA e Emmy), ci porta in un mondo dove l’istinto femminile si scontra con la fredda logica accademica. Grazie alla collaborazione con Parkinson’s UK e Virtual Motion Dance, il regista integra nel cast persone che vivono realmente con il Parkinson, conferendo al film un’autenticità rara e commovente.
Di seguito l’intervista video completa a Johnny Russell
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