Portobello: Recensione della serie che racconta una delle vicende più controverse della televisione italianaPortobello: Recensione della serie che racconta una delle vicende più controverse della televisione italiana

La nostra recensione di Portobello, serie che ricostruisce una delle vicende più controverse della televisione italiana, l’ascesa e il crollo di Enzo Tortora

Portobello è una serie che ricostruisce con grande attenzione una delle vicende più controverse della televisione italiana, l’ascesa e il crollo di Enzo Tortora. La miniserie in sei episodi diretta da Marco Bellocchio che debutterà il prossimo 20 febbraio sulla piattaforma streaming HBO Max, racconta in profondità la parabola del popolare conduttore televisivo che negli anni Ottanta fu accusato ingiustamente di legami con la camorra, trascinandolo in una bufera giudiziaria e mediatica, che lo travolse e segnò per sempre la sua vita e quella del paese.

Bellocchio riesce a far vivere allo spettatore l’atmosfera sociale, politica e culturale dell’Italia di quegli anni

Si parte dagli studi televisivi, dove prende forma la ricostruzione dello storico varietà Portobello: un fenomeno popolare che ha segnato in modo indelebile la storia della televisione italiana. Andato in onda su Rai 2 tra il 1977 e il 1983, e poi nel 1987, Portobello rappresentò un vero e proprio evento mediatico, capace di tenere incollati al piccolo schermo oltre 26 milioni di spettatori.

Era un varietà unico nel suo genere, che sapeva parlare di umanità, di invenzioni curiose e di persone comuni, offrendo un ritratto veritiero del paese di quegli anni.

Ma, con il tempo, quella stessa televisione che aveva consacrato il suo protagonista, divenne parte integrante della narrazione della sua caduta.

Lo spettacolo televisivo che Tortora aveva costruito viene mostrato nella serie con grande cura visiva, evocando il senso di partecipazione collettiva che Portobello suscitava negli spettatori. Impossibile osservare i bersaglieri entrare nello studio televisivo senza pensare a come certe scelte visive e ludiche della televisione di oggi, abbiano preso ispirazione da quelle sequenze.

In particolare viene naturale un confronto con alcuni espedienti che in tempi più recenti sono tornati in programmi come Affari tuoi nella conduzione di Stefano De Martino dove si gioca con l’ironia dei luoghi comuni televisivi e con il coinvolgimento del pubblico.

Portobello: Recensione della serie che racconta una delle vicende più controverse della televisione italiana
Portobello: Recensione della serie che racconta una delle vicende più controverse della televisione italiana

La narrazione di Portobello è costruita con pazienza mette insieme momenti di leggerezza e sequenze cariche di tensione emotiva includendo frammenti di storia sociale. Emergono i segni del terremoto di Napoli, il disastro di di Černobyl’ ma quello che salta subito all’occhio dello spettatore è sicuramente l’attenzione che sia il regista che gli sceneggiatori hanno dato al circo mediatico scatenatosi proprio in relazione al caso Tortora.

Le forze dell’ordine che costringono Tortora a percorsi studiati perché i fotografi possano catturare l’immagine “giusta” utilizzando quasi esclusivamente le uscite principali piuttosto che quelle secondarie, alimentando quel clima di umiliazione pubblica che la serie mostra con grande crudezza.

L’iconica foto dell’arresto di Tortora ne è un chiaro esempio – lo sguardo in manette, il corpo esibito tra due carabinieri – si racconta la violenza della gogna collettiva più di qualsiasi arringa o titolo di giornale

Portobello: La serie che racconta una delle vicende più controverse della televisione italiana | Recensione
Portobello: La serie che racconta una delle vicende più controverse della televisione italiana | Recensione

E che dire della famosa vicenda del biglietto con il numero di telefono attribuito a Tortora – quando in realtà si trattava di Enzo Tortona – emerge un paradosso: neppure davanti all’evidenza la macchina giudiziaria e mediatica si arresta.

La sceneggiatura sceglie di dare spazio a dettagli umani con gli attori che offrono interpretazioni misurate e profonde

Fabrizio Gifuni nei panni di Tortora costruisce un personaggio complesso che restituisce le esitazioni, le paure e la dignità di un uomo che si ritrova improvvisamente aggredito da un sistema che non comprende più, sospeso in un labirinto giudiziario che sembra uscito dalle pagine del Processo di Kafka.

La misura dell’interpretazione lascia affiorare prima di tutto l’uomo, con tutta la fragilità di chi ha dedicato una vita a costruire un’identità pubblica e la vede crollare in un istante, travolta dal peso di una calunnia.

Nel cast compaiono anche volti che il pubblico sarà in grado di riconoscere in quanto appartenenti ad alcune serie che hanno avuto un forte impatto negli ultimi anni.

In primis alcuni attori hanno preso parte a M il figlio del secolo, si ritrovano qui in ruoli diversi ma sempre capaci di lasciare un segno. Tra questi c’è Gianluca Gobbi interprete versatile che qui costruisce un personaggio intricato nei meccanismi giudiziari dell’epoca, Francesco Russo che nella serie interpreta l’assistente di studio e Paolo Pierobon che assume una figura istituzionale di grande impatto.

A questi si affiancano attori che il pubblico ha imparato a conoscere attraverso l’universo criminale di Gomorra, come Massimiliano Rossi, Gianfranco Gallo, e soprattutto Lino Musella che portano con sé una fisicità e un’intensità già associate al racconto delle organizzazioni mafiose e qui riutilizzate per dare profondità ai personaggi che popolano il caso Tortora.

Oltre ai protagonisti, è giusto riconoscere il lavoro degli altri interpreti di Portobello che, con le loro performance, arricchiscono la serie dando spessore a figure storiche ben delineate.

Abbiamo appunto appena citato Lino Musella che ha vestito egregiamente i panni di Giovanni Pandico, il pentito la cui testimonianza diede il via all’inchiesta. A lui si aggiungono Romana Maggiora Vergano interpreta Francesca, compagna di Tortora; mentre Barbora Bobuľová è Anna Tortora, presenza fondamentale nel racconto privato e familiare.

Accanto a loro si muovono anche Alessandro Preziosi e Fausto Russo Alesi in ruoli di rilievo, contribuendo a costruire una galleria di personaggi che supera la centralità del protagonista e restituisce un affresco corale fatto di giudici, magistrati, collaboratori e amici.

Portobello: Recensione della serie che racconta una delle vicende più controverse della televisione italiana
Portobello: Recensione della serie che racconta una delle vicende più controverse della televisione italiana

Pur essendo una serie molto ben fatta con una scenografia curata e un tono misurato, la durata di sei episodi a volte si avverte come un prolungamento di una narrazione che avrebbe potuto mantenere maggiore tensione se concentrata in un arco più breve.

Ci sono momenti in cui la storia sembra ripetersi in varianti simili e l’equilibrio tra ritmo e profondità non sempre regge l’intera estensione. Una versione in due puntate di lunghezza maggiore avrebbe forse consentito di mantenere il fuoco più acceso evitando alcune ripetizioni narrative.

Nonostante questo Portobello resta un lavoro di forte spessore. Non si tratta di una semplice ricostruzione documentaristica ma di un’indagine sul modo in cui la televisione l’opinione pubblica e la giustizia possano intrecciarsi fino a modificare per sempre il destino di una persona.

La serie ci costringe a riflettere sulla fragilità delle verità percepite e sulla facilità con cui l’entusiasmo collettivo può trasformarsi in condanna. La storia di Tortora diventa quindi un monito sulla responsabilità dei mezzi di comunicazione e sulla necessità di guardare oltre le apparenze quando si giudicano le vite degli altri.

Portobello dal 20 febbraio sulla piattaforma streaming HBO Max

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Di Manuela Cristiano

Mi chiamo Manuela Cristiano e sono Laureata al Dams come sceneggiatrice Cinema e Televisione classe... Mi piace lasciare sempre un alone di mistero (dai finchè è mistero e non è altro va sempre bene). Amo il cinema e le serie Distopiche ma non amo quando la distopia diviene realtà. Ah "Sono impossibile da dimenticare ma difficile da Ricordare"

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