Self-Portrait as a Coffee-PotSelf-Portrait as a Coffee-Pot

La nostra recensione dei primi due episodi di Self-Portrait as a Coffee-Pot, la serie dell’artista sudafricano William Kentridge disponibile dal 18 ottobre su MUBI

La piattaforma MUBI accoglierà sul proprio catalogo a partire da venerdì 18 ottobre ‘Self-Portrait As A Coffee-Pot‘ di William Kentridge. La serie in nove episodi mette a nudo il processo creativo dell’artista sudafricano, noto per i suoi disegni animati proiettati, oltre che per le sue sculture e produzioni di teatro e opera degli ultimi quarant’anni. Girata nel suo studio di Johannesburg durante la pandemia da COVID-19, Kentridge si ispira in parte a Charlie Chaplin, Dziga Vertov e all’arguzia innovativa del cinema delle origini.

Self-Portrait as a Coffee-Pot: Recensione

Self-Portrait as a Coffee-Pot
Self-Portrait as a Coffee-Pot

Per chi ama l’arte, per chi invece se ne intende davvero poco, la serie ‘Self-Portrait As A Coffee-Pot‘ (in esclusiva sulla piattaforma MUBI) è una rara occasione per scoprire un’artista ancora non del tutto noto alla massa, William Kentridge. Sudafricano, classe 1955, viene apprezzato a livello internazionale per i suoi disegni, film, produzioni di teatro e opera. 

L’artista mette in scena una vera e propria installazione artistica sotto forma di serie tv in nove episodi, intrattenendo una dettagliata conversazione con se stesso, chiacchierata che finirà per somigliare più ad una sorta di auto analisi. I primi due episodi sono girati all’interno del suo studio di Johannesburg e non è un caso che le riprese siano state effettuate in uno spazio chiuso, con pochissimi altri co-protagonisti e nessun rumore estero. La serie, infatti, ha battuto il suo primo ciak in pieno 2020 quando l’intera popolazione mondiale si è fermata di fronte ad un nemico di nome Coronavirus.

Gli episodi d’apertura, infatti, potrebbero essere riassunti come un vero e proprio diario della pandemia da Covid-19, con William Kentridge che affronta i disagi nati durante l’isolamento. Dagli scherzi infimi giocati dalla mente, affranta e senza alcun stimolo esterno, all’evoluzione del corpo, sempre più stanco e scandito dai segni del tempo. L’unica salvezza è la vita, rappresentata dalla nipotina dell’artista, Ida, nata durante il lockdown.

Self-Portrait as a Coffee-Pot – Recensione: I disegni sono i veri protagonisti

In ‘Self-Portrait As A Coffee-Pot‘ viene mostrato “dal vivo” e con umorismo il processo creativo dell’artista, mettendo al centro i disegni e le opere di Kentridge. Come suggerito dal titolo, il fil rouge è rappresentato proprio da una caffettiera, oggetto ridondante nel corso degli episodi. Molto presente anche il continente Africano, con le sue musiche, il suo popolo e la sua storia geografica e politica.

Il “fare” è la parola chiave di questa serie tv, con il suo protagonista che elabora ed esprime il suo estro sia su un pezzo di carta che su una parete illuminata da un faro. Un faro che vuole dare fiducia, non solo al lavoro, ma anche alla vita. “Fare” con ottimismo, con polemica e con ossequienza.

Quindi fatevi un regalo e assaporate il regalo che William Kentridge ha voluto fare non solo alla sua persona ma anche al pubblico che da anni lo segue e lo apprezza, e a quello che ancora non ha avuto il piacere di conoscerlo.

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Di Valentina Turci

Nata e cresciuta a pane e serie tv. La sua carriera nell'informazione inizia nel 2013 muovendo i primi passi nei magazine locali, per poi specializzarsi nel settore dell'intrattenimento.

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