Arriva nelle sale il 4 giugno “Smart Working”, il nuovo film di Svevo Moltrasio con protagonista Maccio Capatonda, ecco la nostra recensione
Arriva nelle sale italiane “Smart Working” dal 4 giugno, un film di Svevo Moltrasio che vede come protagonista Maccio Capatonda. La pellicola si inserisce con tagliente ironia in uno dei dibattiti più caldi degli ultimi anni, trasformando la quotidianità del lavoro da remoto in un incubo comico e grottesco.

Un Maccio Capatonda pacifista
Giuliano (Maccio Capatonda) adora lo smart working e, da quando ha adottato questa modalità di lavoro, si sente più produttivo che mai, convinto di riuscire a dare il meglio di sé. Nel corso del film si definisce più volte disponibile 24 ore su 24, un atteggiamento che mette in evidenza uno degli aspetti più controversi dello smart working, ovvero la difficoltà di tracciare un confine netto tra vita privata e lavoro. Una condizione che, nel caso di Giuliano, trasforma la flessibilità in una reperibilità continua, senza un vero orario di inizio o di fine della giornata lavorativa.
Gli altri suoi colleghi, invece, non producono abbastanza e non amano lavorare da remoto. Cercando di combinare un appuntamento al buio a Stefano (Svevo Moltrasio) lo invita a casa sua per lavorare insieme, da questo punto la vita di Giuliano viene completamente stravolta, il suo ambiente domestico viene preso d’assalto da tutti i suoi colleghi, ricreando l’ambiente dell’ufficio nel suo appartamento.
Con Smart Working, Svevo Moltrasio firma la sua seconda regia e sceglie di mettersi in gioco anche davanti alla macchina da presa, riuscendo a bilanciare i due ruoli con sicurezza. La regia costruisce un ritmo serrato che accompagna lo spettatore in una dimensione sempre più soffocante, restituendo la sensazione di claustrofobia generata da una quotidianità confinata tra le mura domestiche, senza rinunciare a momenti di autentica ironia.
Maccio Capatonda, invece, si allontana dalla comicità più esplicita che ha caratterizzato molti dei suoi personaggi. Come ha raccontato durante la nostra intervista, ha scelto un approccio più “passivo”, trattenuto, lasciando che siano le situazioni, gli equivoci e le persone che orbitano attorno al suo personaggio a diventare il vero motore comico della storia. Una scelta che funziona perché sposta l’attenzione dal protagonista a tutto ciò che gli accade intorno. Giuliano finisce spesso per essere il personaggio che subisce gli eventi, mentre la comicità nasce dalle situazioni sempre più assurde e dai personaggi che entrano nella sua quotidianità.
Giuliano è una persona fin troppo tranquilla e disponibile. Non riesce praticamente mai a dire di no ai colleghi e finisce spesso per assecondare richieste che chiunque altro rifiuterebbe. A metterlo maggiormente in difficoltà è Gianni (Maurizio Nichetti), che approfitta continuamente della sua disponibilità, tanto da convincerlo ad anticipargli dei soldi e perfino a sistemare un distributore di caffè e snack nella cucina di casa. Da quel momento il confine tra casa e ufficio scompare del tutto, trascinando la storia in una serie di dinamiche sempre più grottesche e al limite dell’assurdo.

Cosa aspettarsi da Smart Working
L’idea alla base di “Smart Working” nasce da un’osservazione acuta e cinica della società post-pandemica. Moltrasio non critica il lavoro da remoto in sé, ma l’estremizzazione del concetto di flessibilità, che si traduce spesso in sfruttamento e auto-sfruttamento. Portando all’eccesso il paradosso di chi “vive sul posto di lavoro” (perché il posto di lavoro coincide con la propria casa), il film diventa una satira spietata sulla perdita dei diritti personali e sulla totale incapacità moderna di tracciare un confine netto tra il dovere e la vita biologica.
Smart Working è una commedia che riesce a raccontare con ironia situazioni nelle quali è facile riconoscersi. Gran parte del merito va all’affiatamento del cast e alla prova di Maccio Capatonda, qui alle prese con un personaggio molto diverso da quelli che lo hanno reso popolare. La sua interpretazione è più misurata e lascia spazio alle situazioni e agli altri personaggi.
Accanto a lui spicca Maurizio Nichetti, presenza iconica che aggiunge ritmo alla narrazione e contribuisce a rendere ancora più efficaci le disavventure del protagonista.
Se la prima parte del film scorre con un ritmo eccellente, ponendo le basi per un’escalation comica irresistibile, la seconda metà risente talvolta della staticità della messa in scena. Ambientare quasi l’intera pellicola all’interno di un appartamento è una scelta strutturale coerente con il senso di claustrofobia voluto dal regista, ma rischia alla lunga di far girare a vuoto alcune gag, che tendono a ripetersi. Nonostante qualche lungaggine nel secondo atto, il film mantiene alta l’attenzione grazie a una scrittura dei dialoghi tagliente e a un finale coerente, amaro quanto basta.
“Smart Working” promette di far ridere, ma anche di far riflettere su quanto siamo disposti a cedere del nostro spazio vitale in nome della reperibilità assoluta.
Smart Working, nelle sale italiane dal prossimo 4 giugno con Vision Distribution
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