La nostra recensione di Coyote vs. Acme il film che non diretto da Dave Green, nelle sale italiane dal prossimo 2 Settembre 2026, distribuito da Lucky Red
Quale immagine potrebbe riassumere meglio il rapporto tra arte e commercio nel cinema hollywoodiano se non un’incudine che precipita dall’alto, mentre una minuscola figura la aspetta ignara pochi metri più sotto? È una delle gag più celebri dei Looney Tunes, ma nel caso di Coyote vs. Acme assume il valore di una metafora perfetta. Il film di Dave Green, divertente, sorprendentemente tenero e più intelligente di quanto suggerisca la sua premessa, ha rischiato di essere travolto proprio dalla macchina industriale che lo aveva prodotto.
Quasi tre anni fa Warner Bros. aveva deciso di non distribuirlo, pur essendo già completato.
La scelta rientrava in una strategia fiscale che avrebbe consentito alla major di ottenere una detrazione di circa 30 milioni di dollari, a fronte di un investimento produttivo stimato intorno ai 70 milioni. Coyote vs. Acme sembrava spacciato, vittima delle stesse logiche aziendali che il film mette ironicamente in scena.
Non è un caso la scritta iniziale “Tratto da una storia vera…”
Ecco che, grazie a Ketchup Entertainment uscirà il due settembre nelle sale cinematografiche italiane distribuito da Lucky Red.
Green, dal canto suo non si lascia sfuggire l’occasione di trasformare questa vicenda in parte dello spettacolo. Le battute sulla Warner Bros. e sulla sua presunta vicinanza alla Acme diventano così molto più divertenti proprio perché il pubblico conosce ciò che è realmente accaduto al film.
Un ibrido tra live action e animazione che funziona davvero
Se ci pensate, il cinema ha giocato più volte con l’incontro tra animazione e live action, ma lo ha fatto con modalità molto diverse nel corso degli anni. In Mary Poppins, per esempio, i personaggi animati compaiono solo per una parte del film, creando una parentesi fantastica all’interno di una storia ambientata soprattutto nel mondo reale, Come d’incanto invece porta l’idea un passo oltre, facendo arrivare un personaggio animato nella realtà e costruendo proprio su questo contrasto, lo sviluppo della storia.
In Fuga dal mondo dei sogni (Cool World), invece, Ralph Bakshi provò a spingersi ancora più in là, facendo convivere stabilmente i due universi, ottenendo però un risultato disastroso, un flop al botteghino con critiche derivate soprattutto a una storia confusa e una sceneggiatura che non riuscì a tenere insieme le tante idee messe in campo.
Ecco perché il confronto più immediato per Coyote vs. Acme resta inevitabilmente Chi ha incastrato Roger Rabbit, dove animazione e live action fanno parte dello stesso universo e possono interagire continuamente.

Will Forte e Willy, una coppia che funziona
È proprio nella dinamica tra Willy il Coyote e Kevin Avery, l’avvocato interpretato da Will Forte, che Coyote vs. Acme richiama più da vicino Chi ha incastrato Roger Rabbit e, in particolare, il rapporto tra Roger Rabbit ed Eddie Valiant. Come nel film di Robert Zemeckis, anche qui il cuore del racconto passa attraverso l’incontro tra un personaggio animato e un essere umano costretto a confrontarsi con un mondo che, almeno inizialmente, gli è completamente estraneo.
Avery è un legale poco considerato, conosciuto più per i suoi cartelloni pubblicitari che per i risultati ottenuti in aula, e accetta di difendere Willy nella causa contro Acme. Da una parte c’è un avvocato che cerca un’occasione per riscattarsi, dall’altra un Coyote che non ha mai smesso di inseguire Beep Beep, nonostante ogni tentativo si sia trasformato in un fallimento. È proprio questa condizione a creare un legame tra i due e a rendere credibile la loro improbabile alleanza.
Willy il Coyote, il più ostinato dei sognatori
Per generazioni di spettatori, Wile E. Coyote è stato l’incarnazione del fallimento perpetuo, un personaggio ossessionato da Beep Beep e continuamente vittima dei prodotti Acme che dovrebbero aiutarlo a catturarlo. In Coyote vs. Acme questa dinamica viene ribaltata:. Infatti, dopo anni di esplosioni, precipizi e trappole finite contro di lui, Willy decide di portare Acme in tribunale.
La premessa nasce dal racconto satirico Coyote v. Acme di Ian Frazier, pubblicato sul New Yorker, e diventa una commedia giudiziaria che prova anche a dare una dimensione più umana al personaggio. La sua caverna, piena dei progetti dei fallimenti passati, racconta un’esistenza interamente costruita intorno a un’ossessione dalla quale non sa più come liberarsi. Anche per questo la causa contro Acme diventa una sorta di rivalsa personale.
Uno degli aspetti più interessanti è che Willy rimane fedele alla sua natura originale, comunicando esclusivamente con gesti e gli iconici cartelli, rendendo ancora più esilarante il suo comportamento.

John Cena è il nemico perfetto
A fronte di Avery e Willy c’è Buddy Crane, l’avvocato di Acme interpretato da John Cena. Cena comprende perfettamente il tono del film e costruisce un antagonista sufficientemente spietato da funzionare come ostacolo narrativo, ma abbastanza sopra le righe da non trasformare la commedia in un vero legal drama.
Attorno a loro funzionano molto bene anche Lana Condor, Martha Kelly, che porta nel film quella particolare comicità deadpan che abbiamo incontrato in Euphoria, è impossibile non riconoscere quella capacità di pronunciare una battuta assurda con un’espressione completamente impassibile. Il suo umorismo richiama, per certi versi, anche quello di Marina Massironi nei celebri sketch dei Mimi di Bratislava.
I Looney Tunes sono ancora irresistibili
La cosa più sorprendente è forse proprio questa. I Looney Tunes esistono dagli anni Trenta e, dopo quasi un secolo, continuano a essere riconoscibili e divertenti. Coyote vs. Acme riesce a riportarli sul grande schermo senza trattarli come reperti nostalgici.
Bugs Bunny, Daffy Duck, Porky Pig e gli altri entrano nella storia senza sembrare semplici apparizioni celebrative, con ogni dettaglio che sembra pensato per ricordare allo spettatore perché questi personaggi siano diventati immortali, dai prodotti Acme alle gag fisiche, passando per quella logica completamente folle che permette a un masso gigantesco di cadere dal cielo e al personaggio coinvolto di sopravvivere abbastanza da riprovarci cinque minuti dopo.
Questa comicità classica si unisce a una sensibilità più contemporanea, facendo della causa contro Acme qualcosa di più di una semplice rivalsa personale. Dietro le disavventure di Willy emergono infatti temi come la responsabilità aziendale, la dipendenza da prodotti di cui si è imparato a fidarsi, gli abusi di potere e i tentativi di insabbiamento, mentre la storia mette in discussione anche il rapporto tra una grande azienda e chi, per anni, ne ha acquistato e utilizzato i prodotti senza mai chiedersi cosa ci fosse davvero dietro.

Il film riesce così a parlare di rapporti di forza e responsabilità senza perdere la sua natura di commedia dei Looney Tunes.
Coyote vs. Acme racconta una storia di come si affronta il fallimento e soprattutto, di perseveranza, di quanto possa essere difficile accettare di aver costruito la propria identità intorno a qualcosa che non funziona e del coraggio necessario per trovare comunque la forza di ricominciare.
Willy continua a cadere, esplodere, sbagliare e rialzarsi. È sempre stato così. La differenza è che questa volta, invece di inseguire soltanto Beep Beep, decide di inseguire qualcosa di molto più grande: la possibilità di essere ascoltato.
Perché Coyote vs. Acme è, prima di tutto, una celebrazione della perseveranza. E dopo tutto quello che ha passato, difficile immaginare un tributo più adatto a Willy il Coyote.
Willy il Coyote non si arrende mai e, a suo modo, nemmeno questo film lo ha fatto.
Beep beep.
Coyote vs Acme al cinema dal 2 Settembre con Lucky Red
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