Il Diavolo Veste Prada 2, il ritorno che guarda al presente ma resta fermo nel passato | La RecensioneIl Diavolo Veste Prada 2, il ritorno che guarda al presente ma resta fermo nel passato | La Recensione

La nostra recensione de Il Diavolo Veste Prada 2, l’iconico Sequel con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, nelle sale italiane il 29 aprile 2026

Esce oggi 29 aprile 2026 Il Diavolo Veste Prada 2, l’iconico Sequel con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci. Noi di Bingy News abbiamo visto il film in anteprima e adesso, ad embargo scaduto, siamo pronti come sempre a darvi la nostra recensione.

Il Diavolo Veste Prada 2 La Recensione

C’è qualcosa ne Il Diavolo Veste Prada 2 che sembra una lunghissima e malinconica lettera d’amore al giornalismo, a ciò che resta di un mestiere sempre più fragile, svuotato lentamente di certezze ma ancora aggrappato a un’idea quasi romantica di sé stesso.

Sullo sfondo, la precarietà della professione giornalistica diventa uno dei temi più interessanti e, per certi versi, anche più amari, che viene raccontata nel sequel, mostrando uno spaccato veritiero di un mondo in cui gli articoli non vivono più per quello che raccontano, ma per quanto riescono a performare.

Ed è proprio mostrando queste dinamiche che il film sfiora una delle questioni più delicate.

Sì perché quello che racconta non è più una semplice realtà all’interno di una redazione di moda, ma il riflesso di un sistema editoriale che negli ultimi anni ha cambiato pelle. La qualità non è scomparsa, ma è diventata secondaria rispetto alla performance. Il pezzo giusto non è più quello scritto meglio, ma quello che funziona meglio, con titoli pensati per catturare l’attenzione e contenuti costruiti per essere condivisi più che per essere letti davvero, lasciando poco spazio all’approfondimento.

Certo, se pensiamo al tasso di analfabetismo funzionale presente nei paesi OCSE che si aggira tra 15% e il 30%, diventa più chiaro perché certi meccanismi trovino così tanto spazio.

Il Diavolo Veste Prada 2, il ritorno che guarda al presente ma resta fermo nel passato | La Recensione
Il Diavolo Veste Prada 2, il ritorno che guarda al presente ma resta fermo nel passato | La Recensione

In questo contesto, il giornalista si muove su un equilibrio sempre più instabile

Da una parte la vocazione, l’idea romantica di un mestiere fatto di ricerca, sensibilità, responsabilità; dall’altra la pressione costante dei numeri, delle metriche, delle dashboard che decidono in tempo reale cosa esiste e cosa no. Il valore di un articolo non si misura più nel suo impatto culturale o nella sua capacità di restare, ma nella sua durata in homepage, nel picco di traffico che riesce a generare, nella sua vita sui social.

Questo contesto viene rappresentato meravigliosamente ne Il Diavolo Veste Prada 2, dall’ interpretazione di Anne Hathaway che dopo vent’anni torna a vestire i panni di Andy Sachs, che da assistente di Miranda, la ritroviamo vincitrice di Award per il giornalismo e allo stesso tempo disoccupata.

La precarietà iniziale di Andy dimostra proprio come il talento e l’esperienza in questo settore non siano elementi che contano quando i fattori numerici non vengono soddisfatti

Ecco che in Il Diavolo Veste Prada 2 Andy torna a Runway, questa volta con il ruolo di Features Editor. Il suo senso della moda è cresciuto, si è fatto più consapevole, ma resta ancora qualcosa da affinare, soprattutto sotto lo sguardo esperto del direttore artistico Nigel, volto e ironia inconfondibili di Stanley Tucci.

Lo spettatore viene catapultato di nuovo in quel mondo fatto di eleganza, dove ogni dettaglio diventa una dichiarazione di stile. Vestiti strepitosi, glamour all’ennesima potenza e, accanto a New York, questa volta lo sguardo si sposta altrove. Non più gli scorci degli Champs-Élysées parigini, ma le strade di una Milano luminosa e magnetica, soprattutto quando cala la notte sulla Galleria Vittorio Emanuele II. È lì che torna a dominare la scena Meryl Streep, impeccabile, mentre riabbraccia il ruolo iconico di Miranda Priestly, ancora una volta irraggiungibile, ancora una volta assoluta.

Tuttavia, l’eleganza e lo stile non sono sufficienti a tenere in piedi un sequel

Sono passati vent’anni, ma sembra che per i personaggi storici sia trascorso molto meno. L’evoluzione è minima, quasi impercettibile. Ed è qui che il problema principale de Il Diavolo Veste Prada 2 emerge con chiarezza fin dai primi passaggi, nella debolezza di una sceneggiatura che non riesce a distinguersi né per originalità né per reale profondità narrativa.

Più che costruire un vero percorso evolutivo, Il Diavolo Veste Prada 2 si limita spesso a riprendere situazioni e dinamiche già note, aggiornandole solo in superficie senza toccarne davvero la sostanza. Il risultato è una sensazione costante di déjà vu, come se i personaggi fossero stati semplicemente rimessi al loro posto iniziale, dentro però un contesto che nel frattempo è cambiato profondamente.

Una scelta che pesa, soprattutto perché il pubblico di oggi — cresciuto con il primo film — si aspetta, e in parte pretende, uno sguardo più maturo, più stratificato e capace di andare oltre la semplice riproposizione degli equilibri iniziali.

Non si tratta solo di vedere cosa è successo dopo, ma di capire come quei personaggi abbiano reagito al tempo, ai cambiamenti del settore, alla trasformazione profonda del mondo dell’editoria e della comunicazione. Sono passati vent’anni e Miranda Priestly alla veneranda età di 75 anni è ancora in attesa di una promozione, e non è la sola.

Il Diavolo Veste Prada 2, il ritorno che guarda al presente ma resta fermo nel passato | La Recensione
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Per fortuna ci sono momenti che funzionano davvero

Il fattore nostalgia colpisce, soprattutto per chi è rimasto legato a quei personaggi e a quell’immaginario, che nel tempo è diventato quasi un riferimento culturale. Alcune scene funzionano molto bene, portando lo spettatore a divertirsi, a ridere e anche a emozionarsi, proprio perché riportano alla luce sensazioni familiari e situazioni immediatamente riconoscibili.

Ma appena si prova ad andare oltre la superficie, ecco che la sceneggiatura de Il Diavolo Veste Prada 2, mostra i suoi limiti.

La trama che come abbiamo detto non spicca certo per originalità, inciampa anche in alcuni nonsense che a nostro avviso definiamo ingiustificabili e poco credibili. Partendo dal presupposto che Miranda Priestly non sta attraversando un momento di ristrettezze economiche, non è al verde, qualcuno di voi può dirmi come sia possibile che la donna che ha reso LEGGENDARIO il colore CERULEO accetti di viaggiare in economy o di appendersi il cappotto da sola?

Sono espedienti spiccioli per servire solamente un momento di estrema comicità ma assolutamente poco credibili e quindi vuoti.

Ovviamente, quando metti in campo attori di primo livello, le performance che questi interpreti raggiungono sono sempre altissime e sensazionali, nonostante il materiale che si trovano davanti. Da lodare anche il cameo di Lady Gaga che ancora una volta riesce a brillare anche con pochissimo spazio.

Conclusioni

Il risultato è un film che non riesce a stare all’altezza delle aspettative, ma che nemmeno scivola nel disastro totale. In un anno in cui i sequel si moltiplicano spesso senza una reale necessità, questo ritorno si inserisce in una tendenza ormai evidente: quella di guardare al passato più per sicurezza che per reale ispirazione.

In un mondo dove il confine tra giornalismo e produzione di contenuti si è fatto sempre più sottile e difficile da distinguere. Le sezioni chiudono, i progetti editoriali vengono cancellati da un giorno all’altro e il valore di un professionista, finisce per coincidere quasi esclusivamente con la sua capacità di generare numeri più che idee, in un contesto in cui la precarietà non è soltanto contrattuale ma diventa anche identitaria, arrivando a mettere in discussione il senso stesso del mestiere.

In un mondo dominato da una massa sempre più ampia di influencer e creator, figure che si muovono su un piano completamente diverso e spesso privilegiato, le regole tradizionali del giornalismo sembrano non valere più per loro. Gli embarghi saltano senza troppe conseguenze, perché alla fine ciò che conta davvero è alimentare l’hype e inseguire l’algoritmo.

E cosa succede quando diventano virali?

Se riescono a spingere un titolo o un prodotto nel flusso continuo delle tendenze, allora tutto viene in qualche modo perdonato, o quantomeno messo in secondo piano, fino al paradosso di essere premiati proprio per quella stessa esposizione, magari attraverso gift che finiscono per diventare parte integrante del sistema.

Un meccanismo che finisce per accentuare ancora di più la distanza con chi prova a fare informazione seguendo altre logiche, spesso meno visibili ma decisamente più rigorose.

Il film prova a intercettare tutto questo, lasciando emergere una tensione costante tra ciò che il giornalismo era e ciò che è diventato. Un aspetto che oggi suona fin troppo reale, soprattutto alla luce di crisi editoriali recenti che hanno coinvolto testate storiche come Wired.

Noi, dal canto nostro, cerchiamo ancora di ritagliarci un piccolo spazio fatto di verità e contenuti, e soprattutto, di rispetto delle regole, provando a restare dentro un’idea di lavoro che ha ancora al centro il senso dell’informazione, come delle piccole Andy Sachs che cercano di raccontare non solo il bel tempo, ma anche il cattivo, perché la gente deve sapere quanto è dura.
E’ tutto

Il Diavolo Veste Prada 2 nelle sale italiane dal 29 aprile 2026

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Di Manuela Cristiano

Mi chiamo Manuela Cristiano e sono Laureata al Dams come sceneggiatrice Cinema e Televisione classe... Mi piace lasciare sempre un alone di mistero (dai finchè è mistero e non è altro va sempre bene). Amo il cinema e le serie Distopiche ma non amo quando la distopia diviene realtà. Ah "Sono impossibile da dimenticare ma difficile da Ricordare"

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