La nostra intervista esclusiva a Paola Piscitelli, regista e ricercatrice dietro il documentario “Waithood”, presentato in anteprima al Festival dei Popoli di Firenze
Paola Piscitelli, regista e ricercatrice dietro il documentario “Waithood”, propone nuove prospettive sulle dinamiche migratorie e sull’identità giovanile contemporanea in Italia. “Waithood” è stato presentato in anteprima il 5 novembre al Cinema Astra di Firenze, nell’ambito del prestigioso Festival dei Popoli. Piscitelli, con il suo solido background in geografia urbana e ricerca sociale, ci accompagna in un percorso che esplora connessioni inaspettate tra mondi apparentemente distanti, svelando le complessità di una generazione definita “in attesa” o “in between”.
“Waithood”: L’Intervista Esclusiva con la Regista Paola Piscitelli
Paola, benvenuta. Il tuo background nella ricerca urbana e sociale è chiaramente visibile nel tuo documentario “Waithood”. Come ha influenzato la narrazione della storia di Mauro e quali punti di forza ha apportato al film?
Paola Piscitelli: “Sono arrivata al cinema documentario dalla ricerca in urbanistica e geografia urbana. Questo background è fondamentale per il mio sguardo. Mi ha permesso di connettere luoghi come Napoli e Capo Verde, da cui proviene Mauro, costruendo una “geografia altra” di spazi translocali e diasporici. Mauro rappresenta una generazione “in between”, sospesa tra diverse condizioni. Il film fonde visivamente questi mondi, mostrando come Napoli possa richiamare Capo Verde e viceversa, attraverso elementi come i vulcani che simboleggiano entrambi i luoghi”.
Nel documentario “Waithood” mostri un momento di sospensione nella vita di Mauro, rendendolo universale. Quali nuove scoperte hai fatto durante la realizzazione e cosa speri che il pubblico colga sulle connessioni tra culture apparentemente distanti?
Paola Piscitelli: “Ho conosciuto Mauro per caso. La mia storia personale, legata al dislocamento per via di mio padre migrante, ha creato un legame. Attraverso Mauro, ho riscoperto Napoli e una generazione di giovani “italiani senza cittadinanza” che considero il futuro del paese. Ho approfondito la condizione diasporica e il concetto di “diritto all’opacità dell’altro” di Édouard Glissant. Questo significa accettare che non tutto può essere compreso, ma è il percorso di avvicinamento che conta. Sia Mauro che io siamo cambiati profondamente in questi cinque anni di progetto”.
Il progetto “Waithood” è durato cinque anni. Com’è nata la collaborazione con i produttori Antonio Borrelli e Davide Mastropaolo? E cosa ti auguri che le giovani generazioni, come i coetanei di Mauro, traggano dal documentario?
Paola Piscitelli: “L’incontro con i produttori Antonio Borrelli e Davide Mastropaolo è avvenuto in un momento in cui rientravo a Napoli. Ho espresso la mia convinzione che “fare la regista significa continuare a fare ricerca”, e su questa base si è creata fiducia. Il supporto di figure come Ludovica Fales (script editor e consultant) e Lea Dicursi al montaggio è stato cruciale, perché i montatori in film come questi sono quasi co-autori. Tutti siamo cresciuti in questo lungo percorso.
Per i giovani, spero che si sentano riconosciuti e ascoltati. Il film mira a rappresentare la loro complessa realtà in un modo che rispecchi le loro aspirazioni, incoraggiando una politica più attenta. Mi auguro che questo film “Waithood” li faccia sentire ascoltati, prima ancora che rappresentati”.
Qui l’intervista video completa
“Waithood”: Un’Analisi Profonda dell’Identità Giovanile
Questa intervista con Paola Piscitelli fornisce una panoramica completa su “Waithood”, un documentario che esplora la complessa relazione tra identità, attesa e migrazione, tracciando ponti inaspettati tra Napoli e Capo Verde. L’approccio di ricerca della regista conferisce al film un’autenticità che lo rende un’opera significativa per comprendere le sfide e le aspirazioni delle nuove generazioni migranti.
Presentato in anteprima al Festival dei Popoli di Firenze, “Waithood” offre uno spunto di riflessione sulle dinamiche sociali e culturali contemporanee. Una visione consigliata per chi è interessato al cinema documentario italiano e alle storie di attualità che definiscono il nostro tempo.
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